In Italia shopping lento ma Navigare e comperare, un business dal potenziale enorme che in Italia fatica a decollare. Ma è solo questione di tempo, di poco tempo: l'esempio americano è destinato a fare strada. Con oltre 16 milioni di consumatori che comprano in rete, il commercio on line ha raggiunto negli Usa un fatturato di 18 miliardi di dollari. Di tutt'altre dimensioni il business europeo e soprattutto quello italiano, frenato dalla scarsa abitudine al mezzo d'acquisto (in Italia gli abbonamenti ad Internet sono 600 mila) e a quello di pagamento (la media Ue di diffusione della carta di credito è del 22 per cento, poco più del 10 quella italiana, il 68 per cento quella Usa). Ma anche se in Italia gli accessi alla rete sono bassi (un milione e seicento mila utenti) visto che solo il 10 per cento della popolazione ha gli strumenti informatici necessari a navigare contro la media europea del 17 e quella americana del 35, il futuro del commercio on line si presenta radioso: secondo dati del G7 infatti nel '97 hanno acquistato via Internet 200 mila italiani, cifra che entro l'anno prossimo raddoppierà e che, secondo gli esperti dell'Osservatorio Bocconi, conoscerà un autentico boom a Natale. La corsa ad "esserci" è già partita da un pezzo e lo stesso governo, attraverso la riforma Bersani sul commercio, ha come obiettivo il suo potenziamento. Il guaio è che le intenzioni sono buone, ma i risultati ancora scadenti. Fra le principali cause che bloccano il rapporto fra italiani e commercio elettronico c'è infatti l'ancora scarsissima offerta di prodotti e l'inadeguatezza delle poche case (più o meno 400) nell'offrire il servizio. "E' vero che molte aziende aprono siti su Internet, ma spesso il video viene utilizzato come semplice finestra per dare comunicazioni istituzionali sulla storia dell'impresa - spiega Andreina Mandelli, responsabile dell'Osservatorio Internet della Bocconi - Certo l'utente può sempre comperare all'estero, ma per farlo deve superare la barriera della lingua e quella del trasporto che chiede ricarichi di prezzo ancora troppo alti". I problemi della compravendita, assicurano all'Osservatorio, avranno comunque vita breve: tolto il piacere del fare shopping e del guardare le vetrine, resta una larga fetta di consumi di routine - quella alimentare per esempio - che sembra fatta apposta per viaggiare via Internet. E se per il momento in Italia il cliente medio compera soprattutto dischi, libri, software la tendenza Usa è chiarissima: nel '96 la merce più venduta risultava il prodotto informatico, nel ' 97 lo stesso segmento non compariva fra le prime cinque voci di vendita e la palma dell'acquisto on line andava all' abbigliamento. L'Italia comunque osserva e si attrezza. L'on line avanza: a maggio è entrata in rete la prima enoteca virtuale tutta italiana ("www.vinoplease.it", offre 200 etichette diverse e nel primo mese di attività ha fatturato dieci milioni). Le associazioni cominciano a darsi da fare. Confesercenti, per esempio, ha già pronti nel cassetto due progetti ad hoc: la messa in rete di pacchetti turistici e l' assistenza agli iscritti sulle forniture. "Le resistenze culturali sono ancora forti - dice il presidente Marco Venturi - ma quando i commercianti si renderanno conto della potenzialità del mezzo capiranno in fretta". (Ndr: articolo a firma lu.gri., ripreso da la Repubblica del 29 luglio 1998) |