Contratti validi se la firma è digitale Un decreto assimila gli atti informaticia quelli cartacei di Firme autografe, timbri, e altri simboli della burocrazia stanno per andare in soffitta. Da sabato scorso è in vigore il regolamento di attuazione della parte della leggeBassanini che equipara i documenti informatici a quelli cartacei. Un'innovazione di grande importanza per rendere meno difficile la vita ai cittadini e per aiutarli a rompere il costante assedio cui sono sottoposti da parte della burocrazia. Basta file, spostamenti e fastidiose trafile per acquistare un'auto piuttosto che una casa, per inviare un'autocertificazione ad un ufficio pubblico oppure mandare una domanda di iscrizione ad un concorso pubblico all'ente che lo ha bandito. Lo Stato riconosce ufficialmente che tutte queste operazioni possono essere fatte senza muoversi da casa. E così sarà del tutto valido e a prova di legge comprare via computer una casa a Roma vivendo a Palermo e servendosi di un notaio fiorentino. Allo stesso modo si potranno fare acquisti "certificati" tramite lnternet dando la certezza, agli acquirenti come ai venditori, che non si tratta di una bufala. A rendere possibile questa innovazione è stata la firma digitale. "Falsificare questo tipo di firma», spiegano all'Aipa, l'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione, è 150 milioni di volte più difficile che non falsificare una firma cartacea». Forti di questa certezza i tecnici dell'Aipa e del ministero della Funzione pubblica hanno dato l'Ok all'utilizzazione della firma digitale. Il sistema garantisce, tramite una coppia di chiavi, una privata e segreta e l'altra pubblica, tutti i requisiti richiesti anche agli atti cartacei: l'inviolabilità dellacorrispondenza, la conformità del duplicato trasmesso all'originale del documento (integrità dei dati), l'autenticazione, ovvero l'effettiva provenienza del documento da colui che appare come il mittente, oltre al cosiddetto "non ripudio", ovvero la certezza che chi trasmette non può negare di aver trasmesso e chi riceve non può negare di aver ricevuto il documento in questione. Dunque, chi vuole utilizzare un sistema di firma digitale può munirsi di una coppia di chiavi asimmetriche di cifratura, (vengono create e gestite attraverso specifici programmi), una delle quali viene depositata in un registro pubblico, mentre quella privata resta segreta. Così, se si invia un documento firmato, il mittente usa la propria chiave privata per firmare e se la chiave pubblica, quella depositata, verifica la firma, solo il mittentee nessun altro può averla apposta al documento. Per cui, la verifica della firma garantisce l'integrità e l'autenticità del documento, fatto fondamentale nella stipula, ad esempio, di un contratto. Grazie alle garanzie date da questa procedura il decreto riconosce come validi "e rilevanti ad ogni effetto di legge i contratti stipulati con strumenti informatici o pervia telematica mediante l'uso della firma digitale". La pubblica amministrazione ha cinque anni di tempo per dotarsi degli strumenti tecnici necessari per rendere realizzabile questa "rivoluzione copernicana", come è stata definita. Una rivoluzione che, oltre a rendere più facile la vita dei cittadini ed evitare loro file e spostamenti, a volte difficoltosi, dovrebbe, almeno nelle previsioni far risparmiare un bel po' disoldi sia allo Stato che ai cittadini. Secondo alcuni calcoli di previsione che sono stati fatti questa semplice disposizione farà risparmiare ogni anno circa 15 mila miliardi all'amministrazionepubblica, in particolare per quanto riguarda la spesa per il trattamento e l'archiviazione dei dati e 24 mila ai privati, il tutto senza calcolare i guadagni in termini di tempo. Le ore di fila annuecui, secondo lo stesso ministero della funzione pubblica, gli italiani sono costretti potrebbero dunque presto diventare un brutto ricordo. (N.d.r.: Ripreso dal settimanale Computer Valley n. 25 de "la Repubblica" del 2 aprile 1998) |