SICUREZZA 2.0

Articolo del Direttore generale del DIS Prefetto Giovanni De Gennaro sulla minaccia cibernetica, pubblicato sul numero di febbraio 2011 del mensile "Formiche".

La competizione globale impegna sempre pi duramente i Paesi che, come lItalia, detengono e sono intenzionati a mantenere posizioni di rilievo nel panorama delleconomia internazionale: aumentano i competitori, salgono i livelli di produttivit, il campo da gioco – cio linsieme dei mercati su cui competere -  si fa ogni giorno pi grande, le crisi  si propagano rapidamente da un mercato allaltro.

La prima e pi evidente conseguenza di questa situazione che la competizione investe ogni Stato nella sua interezza, investe cio quello che definiamo il Sistema-Paese, linsieme delle istituzioni politiche e sociali, il sistema economico e produttivo, quello finanziario, le infrastrutture strategiche. 

E quando si dice investe, non si vuole solamente dire che la competizione riguarda, sollecita, logora e mette sotto pressione tutti gli asset fondamentali di una collettivit nazionale, ma anche che li espone, li mette a rischio.

E facile capire che questultimo aspetto assume un rilievo primario per le istituzioni della Repubblica che assolvono a delicate responsabilit connesse alla ricerca di informazioni per la sicurezza; responsabilit che non si limitano pi – come avveniva prima della legge di riforma – alla sola difesa dellindipendenza dello Stato, alla salvaguardia della sua integrit territoriale e delle sue istituzioni democratiche, bens anche alla salvaguardia degli interessi economici, scientifici e culturali del nostro Paese.

Alla minaccia subdola e multiforme del terrorismo internazionale si affianca oggi, infatti, quella che mira al cuore del know how e delle capacit competitive delle nostre aziende. E sebbene questa seconda non sia cos presente allattenzione dellopinione pubblica come la prima, non per questo meno pericolosa.

Ma cՏ di pi. CՏ uno strumento  o, meglio, una gamma di strumenti che possono essere usati sia per attentare alla sicurezza dei cittadini, sia per arrecare danni irreparabili alle imprese, sia per impedire il funzionamento stesso dei pi importanti apparati organizzativi dello Stato e della societ civile.

Mi riferisco ai mezzi e alle tecniche che possono essere usati per danneggiare le infrastrutture informatiche e telematiche, oppure forzarne le difese per carpire le notizie che attraverso di esse vengono veicolate o custodite.

Se ai tempi della guerra fredda la minaccia totale era rappresentata dallarma nucleare, cio dalluso a fini di distruzione di massa dellenergia nucleare, oggi, in tempi di competizione globale, larma totale rappresentata dalluso offensivo degli strumenti dellinformatica e della telematica.

Al cybercrime – la minaccia criminale che mira ai patrimoni dei privati, al furto di identit o di informazioni, con la quale le Forze di polizia italiane si misurano ormai da lungo tempo cogliendo assai spesso significativi successi -  si sono via via affiancati il cyber-terrorismo – vale a dire luso della rete per la propaganda, il proselitismo e la preparazione degli attentati -  e lo spionaggio cibernetico, che colpisce soprattutto le imprese, per carpirne i segreti industriali. E quando questi riguardano apparecchiature militari o comunque suscettibili di uso bellico, ecco che lattacco non riguarda solo il sistema-Paese ma anche la sicurezza dello Stato. 

Si arrivati cos a disegnare gli scenari della guerra cibernetica, cio lo scontro tra Stati realizzato mediante lattacco alle infrastrutture critiche, tanto di quelle che presiedono al funzionamento dei sistemi militari, quanto di quelle  dalle quali dipende lordinato svolgimento della vita sociale ed economica.

Non credo che, dopo queste sia pur brevi considerazioni,  sia necessario aggiungere molte altre parole per spiegare perch la pi importante partita dellintelligence del terzo millennio si giocher sul difficile terreno della sicurezza cibernetica.

E l che sono chiamati a confrontarsi gli organismi di informazione per la sicurezza dei paesi pi sviluppati, ed un compito che dobbiamo affrontare guidati, innanzitutto, da una consapevolezza semplice e basilare: quanto pi alto il grado di informatizzazione di una collettivit nazionale, quanto pi diffuso luso di apparecchiature telematiche da parte dei suoi cittadini, delle sue aziende e delle sue pubbliche amministrazioni, quanto pi frequente il loro ricorso al web per acquisire, trasferire o scambiare informazioni, tanto maggiore la vulnerabilit di quel sistema  Paese.

Se ci si pone – come indispensabile – in questo ordine di idee, non difficile condividere lopinione – prospettata allinizio di questa nota – secondo la quale la sicurezza cibernetica ha gi oggi una rilevanza strategica assoluta, tenuto conto dei danni irreparabili che un attacco informatico su larga scala provocherebbe ad un Paese industrialmente avanzato.

E non un caso che la necessit di sviluppare la difesa contro gli attacchi cibernetici sia stata sottolineata dal nuovo Concetto strategico della Nato, approvato nel vertice di Lisbona il 20 novembre dello scorso anno.

Per quanto riguarda, invece, il nostro Paese, non si pu non richiamare, in conclusione, la relazione approvata il 7 luglio dello scorso anno dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sulle possibili implicazioni e minacce per la sicurezza nazionale derivanti dallo spazio cibernetico.

In quel documento si afferma, infatti, la necessit di una pianificazione strategica in materia di contrasto alla minaccia cibernetica; si tratta quindi di delineare un piano nazionale affidato ad un vertice autorevole che metta a sistema le risorse disponibili. 

In altri termini, occorre creare condizioni organizzative tali da assicurare una forte capacit di reazione immediata anche nei confronti di attacchi su larga scala, che coinvolgano una pluralit di soggetti. Il raggiungimento di questo obiettivo non pu essere affidato alla buona volont dei soggetti interessati bens – come peraltro hanno gi fatto Paesi amici – ad un impianto strategico che assicuri il coordinamento tra gli attori interessati. Una funzione ad hoc, quindi, in grado non solo di fronteggiare una grave crisi, ma anche di studiare e pianificare una difesa preventiva. E ci pu realizzarsi ridefinendo lattivit delle strutture esistenti, con una rimodulazione delle attuali competenze e responsabilit.