Inizia il mondo nuovo dopo l'era dei computer
L'ultima rivoluzione digitale

di
Carlo De Benedetti

Dopo una corsa di appena trent'anni, l'era dei computer è già finita. La parabola dei calcolatori elettronici si è esaurita nel breve corso di una generazione.

Era il 1971 quando la Intel annunciò la nascita del microprocessore. E solo un ventennio prima, nel Maryland, era nato Eniac, il primo elaboratore al mondo.

Occupava un salone di 9 metri per 15. L'allora presidente della Ibm, Thomas Watson, prevedeva che in tutto il globo ne sarebbero stati creati al massimo altri quattro. Sappiamo poi come è andata.

Ma la parabola dei computer ormai volge al termine, perché una nuova era è venuta alla luce. È l'era di Internet, delle grandi reti in fibra ottica, delle "autostrade dell'informazione". In una parola l'era della comunicazione.

Comunicare per l'umanità è assai più importante che "calcolare". La comunicazione è il modo con cui teniamo insieme una famiglia, sviluppiamo le nostre aziende, facciamo progredire la nazione e il mondo intero. "I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo", diceva Wittgenstein quasi un secolo fa. Allora per far giungere un messaggio al di là dell'Atlantico erano necessari mesi. Oggi quel messaggio, con un click, arriva on-time. E i limiti del nostro mondo, grazie a quel click, sono stati spostati un bel po' più in là.

Naturalmente il computer e il microchip rimangono tecnologie estremamente potenti. Così come del resto lo sono tuttora le acciaierie o le centrali nucleari. Nella vita di tutti i giorni, senza accorgercene, siamo circondati da microchip. Si stima che nel mondo questi piccoli quadratini fatti di silicio siano quasi 19 miliardi, più di tre per ogni essere umano. Ed è sempre valida la legge di Gordon Moore, che sostiene che la potenza di elaborazione dei computer si raddoppia ogni 18 mesi.

Il mensile "Fortune" ha definito proprio il microprocessore "l'invenzione del secolo". Ma in quello stesso articolo l'autore si chiedeva quale sarebbe stata la più grande invenzione del prossimo. In realtà quell'invenzione è già qui fra noi. E si chiama, appunto, fibra ottica, banda larga, "information super-highways".

Proprio in questi giorni il vicepresidente degli Stati Uniti d'America, Al Gore, è diventato un personaggio estremamente popolare anche da noi. Ma io ho imparato ad apprezzarlo soprattutto nella campagna elettorale del '95: con lo slogan delle "information super-highways" ebbe il merito di rendere immediato e comprensibile a tutti il ruolo che le grandi reti telematiche si avviavano a svolgere nell'economia e nella società, facendo intravedere la possibilità di un nuovo ciclo di sviluppo, capace di offrire nuovi servizi ai cittadini e più competitività alle imprese. Credo che neppure lui si aspettasse il successo che quell'espressione avrebbe avuto. E soprattutto i cambiamenti che sarebbero intervenuti in tutto il mondo nel giro di così poco tempo.

Erano gli anni del rapporto Bangemann che tanto ha significato per lo sviluppo della cultura delle reti in Europa. Erano gli anni della conferenza del G7 sulla "Società dell'Informazione". All'epoca parlavamo di società dell'informazione. E in parte questa è ancora una definizione corretta. Ma è una definizione che non dice tutto. Perché l'informazione di per sé è statica, immobile. Fa diventare le nostre aziende più grosse e più gerarchicamente organizzate di quanto potrebbero e dovrebbero essere. Rende in realtà le nostre economie meno flessibili.

Riflettendo su quanto scrive Gilder nel suo ultimo libro, "Telecosm", è proprio il mondo della comunicazione, invece, che ci fa uscire dalla frigidità e dalla rigidità dell'informazione statica. È il telecosmo che dissolve la topografia e porta la tecnologia in un nuovo universo elastico e senza frontiere. E il cuore del telecosmo è un laser così puro da isolare un raggio di luce in migliaia di frequenze utilizzabili.

Come per tutti i passaggi essenziali della storia dell'uomo anche alla base di questa transizione ci sono le nuove scoperte della fisica. La prima rivoluzione industriale trae origine dalle leggi sulla massa e l'energia di Isacco Newton; l'era dei computer deriva dalla teoria del quantum di Erwin Schroedinger, Werner Heisenberg e Albert Einstein; ebbene questa nuova era ha origine dalla consapevolezza che l'ampiezza di banda di trasmissione è essenzialmente infinita e non limitata come si pensava.

È la rivoluzione della banda larga: che si esprime nei telefonini Umts, nelle trasmissioni satellitari, nelle reti Adsl, ma soprattutto nella fibra ottica. Il mezzo che oggi, più di ogni altro, consente di riutilizzare e moltiplicare le frequenze: nello spessore di un capello umano, infatti, la fibra ottica può trasmettere mille volte più informazioni che tutte le tecnologie cellulari messe insieme.

La larghezza di banda utilizzata oggi dalla radio per la trasmissione satellitare di notizie è di 25 miliardi di Hertz, cioè 25 volte 10 alla nona. La capacità di un cavo a fibre ottiche è misurato in petahertz cioè 10 alla quindicesima onde al secondo.

Attraverso le autostrade planetarie in fibra ottica un'infinità di fotoni sfreccia alla velocità di 300 mila chilometri al secondo. E a cavallo dei fotoni, bit di informazione si lanciano attraverso gli oceani. Fanno viaggiare testi, parole, immagini. Superano i confini fra gli Stati, si irradiano in ogni direzione e raggiungono le città più lontane. L'ultimo tragitto per raggiungere le nostre case è spesso più accidentato. Ma senza quelle grandi dorsali intercontinentali in fibra ottica Internet non sarebbe possibile.

Secondo alcune stime, il mercato mondiale dei sistemi per le reti ottiche cresce al ritmo del 50% all'anno. E nel 2002 arriverà a valere circa 36 mila miliardi di lire. Era il 1986, quando al Bell Labs inventavano l'amplificatore ottico che ha aperto la strada alla rivoluzione della fibra. Sono passati solo quindici anni: sembra un secolo.

Riducendo la necessità di ricorrere ai ripetitori di segnale, l'amplificatore ottico ha reso più economico l'uso della fibra. Poi nel '95 è stata la volta del laser. Grazie ad esso si è scoperto che si potevano trasmettere lungo la fibra più frequenze luminose. Si cominciò con quattro colori, ognuno dei quali trasportava 120 mila telefonate. Oggi i colori sono diventati 128. E c'è chi dice di essere arrivato a 1.022: centoventidue milioni di telefonate attraverso un unico cavo.

Nella storia dell'umanità, dunque, si profila una nuova abbondanza. E sono proprio le nuove abbondanze che segnano, nel succedersi dei secoli, i passaggi epocali.

Come ricorda Gilder, molti in passato hanno pensato che l'economia fosse essenzialmente un esercizio a somma zero e che la scarsità avesse sempre il sopravvento sull'abbondanza. Si pensi alla concezione di popolazione del pastore Malthus e a quella dei mezzi di produzione in Marx. Loro, come molti altri economisti, si sono concentrati sul concetto di scarsità. Non perché fossero degli inguaribili pessimisti, ma perché la scarsità è un fenomeno misurabile e ha un termine finale che è lo zero. L'abbondanza, invece, è di per sé incalcolabile e non ha un termine. Tende a produrre un prezzo zero. Insomma, sfugge alle analisi economiche.

Le abbondanze, però, sono le forze trainanti in ogni fase di crescita economica. Le nazioni, le aziende, gli individui che sfruttano l'abbondanza "libera", cioè la capacità di ridurre i prezzi, acquistano quote di mercato nei confronti dei loro concorrenti e dei loro rivali. Ed è così che si definisce un'epoca: che sia l'era del vapore, o del petrolio, o dell'informazione.

Nella società agricola c'era sovrabbondanza di terra e di manodopera. Nell'era industriale in sovrabbondanza sono stati gli horsepower: la potenza, la forza. Dal 1660 a oggi negli Usa il costo dell'energia equipollente a un chilowattora è sceso da 1000 dollari a 5 cents e continua a scendere del 2% all'anno.

Poi è stata la volta del microchip. Nel giro di 30 anni il transistor contenuto in un chip di memoria è passato da 7 dollari a qualche milionesimo di centesimo. Il prezzo di un bit è sceso del 68% all'anno. Un solo MIPS (Millions of Instructions Per Second) di computing power che nel 1960 si vendeva per alcuni milioni di dollari, oggi si vende per meno di 1 dollaro.

È anche in queste cifre che si racchiude l'era del microchip. Ma il mondo sta per riorientarsi, perché le abbondanze dell'era del computer diventeranno sempre più scarse e care. Mentre una nuova sovrabbondanza, come dicevo, è già qui fra noi: è la larghezza di banda che avanza, è proprio il caso di dirlo, alla velocità della luce.

Avanza negli Stati Uniti, in Svezia, a Singapore. Avanza in tutto il globo. Certo, il pianeta non è ancora un villaggio globale e digitalizzato, ma lo diventerà. E lo diventerà prima di quanto possiamo immaginare. Perché la rivoluzione mondiale del fotone non conosce confini. E perché i suoi tempi non sono lunghi come quelli della rivoluzione industriale: il progresso della tecnologia, infatti, ha accelerato il passo e interagisce con il processo di globalizzazione dei mercati, a sua volta sospinto dall'accresciuta mobilità delle merci, delle persone, dei capitali, delle informazioni.

La rivoluzione della banda larga avanza con i ritmi di una progressione geometrica perché si propaga attraverso un sistema a rete: man mano che il numero degli utenti della rete cresce, aumenta in modo più che proporzionale l'impatto sul sistema socio-economico.

Con la disponibilità di banda che raddoppia ogni 3 o 4 mesi, sta emergendo davvero una nuova economia. Questa non è la svolta di un settore economico o di una tecnologia. È la svolta di un modello di società. Altre invenzioni in passato hanno avuto un impatto rivoluzionario sul modo di vivere: la ferrovia, il motore a scoppio, l'elettricità, l'aereo. Ma le nuove tecnologie della comunicazione sono più rivoluzionarie di ogni altra tecnologia. Bit di conoscenza, a cavallo dei fotoni, penetrano in ogni settore della nostra vita, nelle nostre aziende, nelle amministrazioni, nelle scuole dei nostri figli, nella nostra vita quotidiana. Trasformano ogni tipo di attività, il modo di lavorare, di insegnare, di apprendere, di divertirsi. Lanciano a noi tutti la sfida di un mondo nuovo.

Il telegrafo, la Tv o l'aereo non hanno che reso più evidente il concetto di distanza. Le reti a fibra ottica l'annullano. Quando ognuno potrà trasmettere qualsiasi quantità di informazione, qualsiasi immagine, qualsiasi esperienza a chiunque altro in qualsiasi posto, in qualunque momento, istantaneamente, senza barriere di permessi e a costo zero, la risultante trasformazione sarà una trasfigurazione. Per l'uomo sarà una nuova cornucopia. E per la sua storia sarà come se un potente fascio di luce fosse giunto a liberare un novello Prometeo.

(Ndr: ripreso da la Repubblica del 21 novembre 2000)