Il mito dell'applicazione killer Singole novità non bastano a rivitalizzare l'intero mercato di Maurizio Cuzari Presidente e amministratore delegato Sirmi La caccia alle killer application, applicazioni informatiche in grado di dare al settore Ict nuovo impulso, è sport che analisti di mercato e consulenti di marketing esercitano da tempo immemorabile. E ciò nonostante sia stato ampiamente documentato, da ben prima dei tempi della presunta new economy, che la killer application è come un virus mutante: si nasconde, si trasforma, si mimetizza nell'ambiente circostante, al punto tale da non essere riconosciuta come tale, come killer application per l'appunto, fin quando non lo è diventata ed è ormai ampiamente diffusa, perdendo la sua caratteristica di differenziatore, dato che immediatamente ce l'hanno tutti. Un'oggettiva analisi fa emergere chiaramente come, a distanza di tempo, la mitica new economy faccia registrare oggi più incagli finanziari che non successi; ed è tuttavia evidente che la moda è stata sostenuta anche da fenomeni esterni che hanno ampiamente contribuito alla crescita della spesa e degli investimenti in Ict. Fra questi, per ampiezza dei budget allocati per la manutenzione straordinaria dei sistemi It e per lo sviluppo di nuove specifiche applicazioni, sono stati fondamentali l'Y2k (il mitico anno 2000) e l'avvento dell'euro. Lo sforzo che l'intero sistema delle imprese e delle amministrazioni ha condotto per adeguarsi all'anno 2000 e all'euro è stato imponente, permettendo fra l'altro all'Ict italiana di superare la mediocrità che l'aveva caratterizzata per molti anni. A quattro anni dalla presa d'atto della "grande disillusione" che ha visto il settore It flettere da un mitico e probabilmente irripetibile +13,8% del 2000 a un -4,1% del 2003, possiamo tuttavia prendere atto che il sistema d'offerta è ancora ben vivo e si agita nella ricerca di nuove aree su cui concentrare le proprie competenze. Al tempo stesso il sistema della domanda appare molto più cauto nel percorrere la strada dell'innovazione, in ragione di una quantità di temi che con l'Ict non hanno molto a che vedere: riduzioni di budget, fermo orientamento a ridurre tout court spese e investimenti, processi di delocalizzazione, competizione globale, modelli di export che sembrano non funzionare più. E tuttavia, anche se non sono in vista fenomeni analoghi, per valore globale, all'anno 2000 e all'euro, sono già evidenti nell'It alcune aree applicative che conviene cavalcare, perché già a breve porrebbero fare la differenza e contribuire a un rinnovato vantaggio competitivo. La radiofrequenza. Di Rfid si parla da tempo e anche in Italia, nella grande distribuzione come nelle confezioni, sono in corso esperimenti e realizzazioni concrete. In estrema sintesi, l'Rfid prevede che una etichetta a radiofrequenza, dal costo contenuto, venga riconosciuta a distanza da un apposito lettore. L'etichetta Rfid permette quindi il conteggio delle giacenze di magazzino, il controllo della movimentazione dell'articolo, la funzione di antitaccheggio, la possibilità di gestire un intero collo avendo visibilità elettronica di cosa vi sia all'interno: non si leggerà più (solo) l'etichetta del cartone, ma le singole etichette dei singoli oggetti contenuti nello scatolone, senza doverlo aprire. Negli Usa il dipartimento della Difesa ha già comunicato che nell'arco di pochi anni gestirà relazioni commerciali solo con i fornitori che avranno adottato l'Rfid. Un'idea di applicazione nostrana: l'Rfid consente l'identificazione univoca di singoli oggetti, e potrebbe essere quindi un poderoso strumento di protezione del made in Italy e di immediata distinzione dei falsi. È evidente che il Sistema Italia potrebbe diventare un poderoso laboratorio sulla materia, trovando nell'Rfid una nuova leva di recupero di efficienza ed efficacia delle proprie imprese La tracciabilità alimentare. Un'altra area di evoluzione delle applicazioni It e quella della tracciabilità alimentare: in sintesi, un processo in base al quale già oggi si può avere sull'etichetta della confezione di filetto esposto nel banco del supermercato tutte le indicazioni in merito alla provenienza, magari anche per qualche generazione all'indietro, dell'animale di origine. Dopo le epidemie che hanno colpito numerosi allevamenti di bestiame in Europa e nel Sud-Est asiatico, e in ottemperanza alla volontà di garantire al cittadino la massima trasparenza, sono in corso numerosi progetti sulla tracciabilità alimentare. Sul tema si muoveranno budget non indifferenti: tutte le industrie alimentari fanno proprio il processo di tracciabilità e ne adottano le applicazioni, pena il non rimanere sul mercato, per legge come per scelta dei consumatori. Il tema della tracciabilità alimentare non va interpretato quindi solo come un obbligo, ma come base di un modello di competizione all'insegna della trasparenza. Basilea 2. Anche il tema Basilea 2 è da tempo nell'agenda delle banche come delle società di software specializzate. In breve: i nuovi accordi di Basilea prevedono che le banche debbano accantonare a fondo di rischio una quota significativa dell'investito, qualora non vi sia una adeguata misurazione e rappresentazione del rischio. Un primo, naturale impatto della normativa verso il sistema It è lo sviluppo di applicazioni per l'allineamento a Basilea 2: ma francamente, non si ha l'impressione che ciò comporterà budget di spesa spropositati, e le banche con tranquillo passo progressivo si stanno adeguando alla bisogna. Soprattutto questi budget saranno probabilmente intercettati da poche aziende specializzate, che prima e meglio di altre sapranno dominare la materia con prodotti di base che diverranno successivamente oggetto di personalizzazione Non si intende con ciò sostenere che il processo di adeguamento del sistema bancario a Basilea 2 non sarà costoso e impegnativo, ma è da ipotizzare che i budget non saranno tali da poter lenire le pene di pletore di grandi, medie e piccole società It che negli ultimi anni hanno visto decrementare del 30% il valore delle tariffe professionali e ridurre fra il 20 e il 30% le risorse impiegate in sviluppo e manutenzione di applicazioni. E ci vorrà tempo prima che l'onda lunga di Basilea 2 coinvolga le imprese, che solo nel tempo e senza violente accelerazioni adotteranno a loro volta strumenti adeguati a rappresentare alle banche la propria situazione competitiva oltre che i propri conti. Protezione dei dati. Una terza area di presumibili investimenti in It deriva dal dovere adeguare le imprese ai dettami della normativa sulla protezione dei dati, che insieme all'obbligo di compilare il Documento programmatico sulla sicurezza richiede l'adozione di misure rigorose in merito alla gestione dei sistemi di archiviazione e gestione dell'informazione. In realtà, le imprese che già in precedenza gestivano dati personali e sensibili, vedono irrigidirsi le procedure, ma non vengono a trovarsi impreparate; così come quelle che nel corso degli ultimi anni hanno metabolizzato l'importanza di adottare misure di sicurezza delle infrastrutture Ict hanno già spesso adottato misure avanzate di sicurezza. Questione di aggiornamento. Dunque per molti la scadenza di fine anno non corrisponde all'obbligo di dotarsi di nuovi sistemi e di nuovo software, ma solo di dettagliare con metodologia rigorosa quanto già realizzato, e sovente già descritto dalle procedure dei manuali di certificazione. E per le imprese e le istituzioni che non siano ancora a norma, gli investimenti correlati alla 196/03 sono ampiamente previsti nell'ambito degli incrementi stimati per i budget per la sicurezza. Ciò non toglie che, già a partire dalla fine di quest'anno, il mercato italiano ricomincerà a far registrare una timida ripresa negli investimenti in software e servizi professionali. E questo non per via di presunte killer application, ma in ragione del riprendere coscienza imprenditori e manager, amministratori e professionisti, che senza un poderoso processo di innovazione tecnologica basata sull'Ict le singole attività e professioni come l'intero sistema continueranno a perdere di competitività. Si riprenderà quindi a investire, pur rimanendo tutti in trepidante attesa di una razionalizzazione dei molti, troppi programmi di presunto sostegno all'innovazione, e di processo di "rottamazione delle applicazioni" invece che delle tecnologie. Perché di applicazioni, di software, di soluzioni innovative è fatta la "vera" Ict necessaria a far recuperare competitività al Sistema Italia. (Ndr: ripreso da "@lfa" supplemento del Sole-24 Ore del 20 ottobre 2004) |