Ti regalo un computer in cambio della tua privacy Per aggirare le leggi si propongono agli utenti dei "patti col diavolo" di Quanto costa un PC? Adesso in internet, potete averne uno anche gratis. Non un PC qualsiasi Che ne dite di un processore a 333MHz, con 32MB di RAM e disco rigido da 4 Giga? Non vi basta? Aggiungete allora un monitor 15 pollici, un modem da 56K e l'immancabile Microsoft Windows 98. Il tutto a costo zero. Non è uno scherzo. In questi giorni, più di un milione di utenti americani sta verificando con i propri occhi l'assoluta veridicità di quest'offerta. "A me gli occhi". È questo il motto di Bill Gross, presidente e fondatore di Free-PC.com, l'azienda che sta letteralmente sommergendo la Rete americana con un'inaspettata valanga di PC gratuiti. Dov'è il trucco? Negli Usa vi sono ancora 50 milioni di abitazioni senza pc, un'intera fetta di popolazione americana che attende di essere risucchiata nel vero affare di fine millennio: Internet e il commercio elettronico. La corsa alla conquista di questo mercato è appena cominciata. Bill Gross ci prova regalando computer. Il gioco è semplice. Basta andare sul sito www.pcfree.com, riempire un modulo e, in pochi istanti, l'ordine è già inoltrato. In cambio sono richieste solo poche informazioni personali. In pratica, una fetta della vostra anima. Dovete fornire tutti i vostri dati anagrafici (inclusi quelli di chi vive con voi), informazioni sui vostri interessi, sulle vostre letture, le riviste che comprate, i gadget tecnologici della vostra casa (soprattutto quelli che ancora non possedete). Inoltre, dovete rinunciare a qualsiasi rivalsa sull'eventuale uso commerciale che sarà fatto delle informazioni che inoltrate. Come dire, un vero e proprio patto con il diavolo. Un contratto che prevede la cessione totale della vostra anima commerciale. Ma non basta. Bill Gross, vera reincarnazione tecnocratica dell'antico mito mefistofelico, vuole assicurarsi la completa sottomissione del vostro spirito di consumatori. E poiché, come noto, il furto dell'anima passa attraverso gli occhi, ecco che una serie di finestre appare sul monitor del vostro Free-PC e vi ricordano costantemente le mille opportunità della Rete. Qualunque uso facciate del vostro computer, non c'è verso di eliminarlo. Anche quando scrivete documenti con Word, o disegnate cuoricini con Paint, le finestre sono sempre attive: un flusso ininterrotto di spot commerciali, opportunamente selezionati dalla strategia di marketing degli uomini di Gross. Per quanto possa apparire folle, l'iniziativa ha già registrato un tale successo che, nel breve volgere di poche settimane, all'offerta di Free-PC si sono aggiunte un'altra serie di analoghe promozioni. Adesso c'è anche chi, come il provider Empire.net, vi offre un PC Intel 300MHz, incluso di tutti gli optional, e, in cambio, vi chiede solamente di sottoscrivere un abbonamento Internet della durata di tre anni - un patto con il diavolo a tempo determinato! Il modo migliore di controllare le informazioni che giungono ad un utente della Rete (vedi anche pubblicità), consiste nel gestire il suo punto d'accesso ad Internet, ossia il provider. Il sogno del computer gratuito non è nuovo. A dire il vero, lo stesso Pc deve la sua nascita a quel sogno. Un'idea concepita agli inizi degli anni settanta da un gruppuscolo di hacker visionari o, se preferite, di tecnoanarchici che osarono immaginare un mondo in cui l'informatica non era prerogativa esclusiva delle sole grandi multinazionali che potevano permettersi i costi sbalorditivi dei mainframes aziendali. Era il sogno di uomini come Steve Jobs, fondatore di Apple, che nel buio d'un garage metteva insieme i pezzi d'una vera rivoluzione: il Pc per tutti. Adesso, curiosamente, il sogno si avvera seguendo una prospettiva che corrisponde all'esatto capovolgimento di quelle motivazioni ideali. Ormai, il computer non è più il fine, ma solo un mezzo. A spingere in questa direzione sono gli spaventosi interessi delle grandi aziende informatiche hanno già individuato nel Pc la vera piattaforma mediatica del futuro. A quasi cinquant'anni di distanza dal lancio del motto "una TV in ogni casa", il vero imperativo commerciale nuovo millennio si trasforma in: "Perché quella casa non ha ancora un PC?' (Ndr: ripreso dal supplemento de la Repubblica "Computer" del 20 maggio 1999) |