Non giocate con i dati

di
Mario Cianflone

Storage, quasi un'oasi felice nel deserto dell'Information technology. Un mercato che cresce, a dispetto dei budget sempre più ridotti delle imprese, un mercato strategico perché fa battere il cuore tecnologico delle aziende: le informazioni, cioè quel patrimonio intangibile che sostiene il business di ogni società, grande piccola o media. Ed ecco che i sistemi che permettono di archiviare e recuperare i contenuti di qualsiasi natura essi siano diventano l'elemento tecnologico sul quale non si abbatte la scure dei tagli agli investimenti.

Lo sviluppo

Un recente rapporto di JPMorgan, basato su dati Idc, indica che a fronte di una riduzione complessiva dei budget per l'It aumenta invece il peso della spesa in infrastrutture software, servizi e hardware per i sottosistemi di archiviazione. La percentuale dello storage, sul totale dell'informatica per le imprese, passa da 17% del 2001 al 23% del 2002. Il trend è in crescita, complice l'aumento della quantità di dati da memorizzare. Un incremento esponenziale, sintomo e simbolo dell'era digitale.

JPMorgan ritiene che la quantità di informazioni continuerà ad aumentare in tutto il mondo a tassi molto levati: +92% ogni anno per il prossimo quinquennio. In pratica la quantità di dati raddoppia mentre i costi dell'hardware, dischi in particolare, scendono. E questo boom è guidato da numerosi fattori, tutti legati alla digitalizzazione: dalla posta elettronica alle immagini (anche via telefonino), dal video (tv digitale inclusa) all'informatizzazione della Pubblica amministrazione e delle piccole imprese.

Tutto questo concorre a spingere al rialzo il mercato storage, fermo restando che la quantità di risorse, in termini di capacità di memoria, necessarie alle aziende dipende anche dal tasso di occupazione. Idc stima che nel 2003 questo comparto in Europa aumenterà il suo valore del 6,7% fino a quota 1,7 miliardi di dollari. Per il 2004 e il 2005 sono previste crescite del 7,2% e dell'8,6% fino a oltre 21,8 miliardi di euro. Ma in questa corsa all'archivio digitale le componenti che, nel periodo 2001-2005, aumenteranno di più sono il software (+14,1%) e i servizi (+8,6%), a fronte di uno sviluppo quasi piatto del fatturato sull'hardware (sia a nastro sia disco) che dovrebbe aumentare da qui a tre anni dell'1,8 per cento.

Il software

È chiaro che la parola d'ordine è software: per gestire, governare, recuperare i dati presenti nelle reti di apparecchiatura storage. Sì, perché sono la gestione, il possesso, la disponibilità delle informazioni, anzi dei contenuti, l'elemento cruciale: gli utenti necessitano di poter accedere in modo trasparente ai propri archivi, a prescindere dalla tipologia, dalla marca, dalla struttura del network e dal luogo fisico in cui sono installati; con evidenti risparmi in termini di allocazione delle risorse e di ritorno degli investimenti.

Nuovi business

Il software - in particolare le tecnologie di virtualizzazione - permette di fondere mondi diversi: da quelli in cui i sistemi di archiviazione sono collegati localmente ai server a quelli in cui lo storage è distribuito in rete. Le applicazioni per la gestione di questi serbatoi sono quindi l'elemento cruciale che facilita l'espandibilità dello storage, fattore questo essenziale visto che la quantità di informazioni aumenta mese dopo mese, ampliando il parco di dispositivi per la registrazione dei dati. Ma non solo. Il software è la nuova frontiera dei produttori di tecnologie storage, l'elemento che permette alle Emc o alle Hp di preservare i propri guadagni spostando il business da quello dell'hardware al software e ai servizi, seguendo una trasformazione del proprio modello operativo analoga a quella seguita dai grandi produttori di computer (Ibm o Unisys per esempio) 20 anni fa.

(Ndr: ripreso da: "@lfa" de il Sole 24 Ore di Venerdí 1 Novembre 2002)