Privacy, caccia vietata ai dati sul Web Professor Rodotà, dopo questi primi quattro anni di legge sulla privacy e di attività del Garante, il risultato è che gli italiani hanno scoperto dimprovviso la riservatezza? La penetrazione della cultura della privacy allinterno della società italiana è sbalorditiva. Al di sopra delle aspettative. Grazie anche al lavoro svolto: pur tra mille difficoltà, è stato un lavoro di qualità. La bassa percentuale delle impugnative dei ricorsi al Garante è un segnale in questo senso. Il credito internazionale guadagnato dallAutorità è un altro indicatore. La nuova Authority potrà dunque vivere di rendita? Assolutamente no. Dovrà anzi attrezzarsi per far fronte a un prevedibile incremento della domanda di privacy, domanda che deve trovare corrispondenza nei comportamenti dei privati e della pubblica amministrazione. Una "fase due" del Garante ci deve in qualche modo essere. Anche perché rimane il problema di sacche di evasione molto ampie. A iniziare dalla pubblica amministrazione... Gli uffici hanno problemi soprattutto nella gestione dei dati sensibili. Tanto che di recente abbiamo dovuto scrivere al presidente del Consiglio Amato, sollecitando un intervento. Le inadempienze degli uffici pubblici sono il termometro di uninsofferenza verso la privacy e verso il vostro operato? Sì, uninsofferenza con cui ci scontriamo spesso. E se qualche volta manca la consapevolezza della legge, in altre circostanze cè proprio la volontà di sottrarsi al parere del Garante, perché si vogliono evitare problemi. È chiaro che in questi casi gli amministratori pubblici arrivano a pensare: "io del Garante me ne infischio". E voi li inducete a ricredersi con le sanzioni. Le prime sono però arrivate solo da poco. Per diverso tempo avete continuato a operare come se tutto fosse regolare, mentre le inadempienze erano (e sono) sotto gli occhi di tutti. Quella di posporre lattività ispettiva e, di conseguenza, sanzionatoria, è stata una scelta. Una scelta che oggi lo posso dire ha pagato. Se avessimo cominciato fin da subito a fare le verifiche, si sarebbe innescata una logica conflittuale, che non avrebbe favorito gli atteggiamenti di collaborazione e di progressivo adeguamento, che invece ci sono stati. Non bisogna dimenticare che quattro anni fa la penetrazione della legge sulla privacy era bassissima. E poi, anche il mondo imprenditoriale aveva necessità di metabolizzare una novità che richiedeva costi molto pesanti. Quali sono i settori maggiormente inadempienti? Non sono in grado di dirlo, perché la campionatura è ancora inadeguata. Abbiamo, però, riscontrato che nel settore della raccolta di informazioni a fini commerciali ci sono molti problemi, tali da comportare veri e propri reati. Cè inoltre stata la questione delle banche. Avevano inviato informative e richieste di consenso che avete considerato irregolari. Poi, però, più nulla è successo per chi non aveva risposto ai primi inviti. È vero, il problema è rimasto. Potevamo pensare a un intervento esemplare: andare in una banca e sanzionare le inadempienze. Labbiamo evitato per i motivi che ho detto. Inoltre, nel caso delle banche esistono una serie di comportamenti dei clienti per esempio, quando si usa il bancomat che in qualche modo autorizzano il trattamento dei dati. È vero, la legge sulla privacy non contempla consensi impliciti e al momento siamo perciò in un limbo. Per questo ribadisco lesistenza del problema, che va risolto. Noi suggeriremo al Governo, nel momento in cui il Parlamento voterà la nuova delega, di inserire una norma ad hoc per il pregresso bancario. Avete sempre operato con un Governo di centro-sinistra. Se doveste venire confermati e il Polo dovesse vincere le elezioni, cambierà qualcosa? No. Non abbiamo fatto sconti a nessuno e, se dovessimo venire riconfermati, non li faremo. Il peso oggettivo assunto dal Garante farà sì che anche nel futuro Governo, qualunque sia, esista consapevolezza istituzionale del nostro ruolo. Almeno me lo auguro. Ma i rapporti personali che lei ha con gli attuali uomini di Governo non sono gli stessi che ha con i rappresentati del Polo. Riconosco che agli inizi, appena nominato Garante, questo mi ha facilitato le cose, perché cera la necessità degli strumenti "per vivere" e avevo accesso diretto agli uomini di Governo con cui ho lavorato per 15 anni. Ma quella fase è archiviata. Ora abbiamo le nostre strutture, la nostra autonomia organizzativa e finanziaria. Avere rapporti personali con diversi ministri mi ha anzi creato alcuni problemi. Mi sono, infatti, sentito dire: "ma come, proprio tu mi dai un parere contrario". Il prossimo Governo si troverà a esercitare la delega che, forse, già lattuale Parlamento potrebbe rinnovare per la terza volta. Sarà loccasione per mettere in chiaro il rapporto tra privacy e Internet. Per esempio, i cookies, cioè i messaggi indesiderati che appaiono sul computer di chi naviga in Rete, sono legittimi? No. I cosiddetti trattamenti invisibili sono assolutamente illegittimi. Esiste in questo senso una delibera dei Garanti europei. Cè poi larticolo 10 del decreto 171/98 sulla privacy nel settore delle telecomunicazioni, che riguarda le chiamate indesiderate. Per noi è applicabile anche alla posta elettronica. Le Authority di altri Paesi lo limitano al fax e alla telefonata. Sarà un punto che verrà chiarito in sede di revisione della direttiva, ma al riguardo non esistono dubbi: anche le e-mail indesiderate sono illegittime. Per ottenere giustizia il cittadino può rivolgersi a voi? Certamente. Se so che esistono in Rete dati personali che mi riguardano e sono consapevole di non aver dato alcun consenso al loro trattamento, posso senzaltro chiedere a chi li gestisce di sapere come sono stati acquisiti. Se sono stati catturati a mia insaputa, si tratta di un comportamento illegittimo. In questi quattro anni avete anche controllato archivi fino ad allora considerati tabù, come quelli dei servizi segreti. È tutto in regola? Finora non abbiamo riscontrato anomalie. Se dovessero verificarsi, interverremo. (Nd: ripreso da Il Sole24-ore di lunedì 26 Febbraio 2001) |