Parere del Comitato economico e sociale in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni:
"Aiutare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali"
(2002/C 80/15)

La Commissione europea, in data 22 marzo 2001, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale in merito alla comunicazione di cui sopra.

La Sezione "Mercato unico, produzione e consumo", incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il parere sulla base del rapporto introduttivo del Relatore Dimitriadis in data 17 dicembre 2001.

Il Comitato economico e sociale ha adottato il 16 gennaio 2002, nel corso della 387 a sessione plenaria, con 92 voti favorevoli e 3 astensioni, il seguente parere.

Osservazione generale riguardo al documento della Commissione

Con la Comunicazione "Aiutare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali" la Commissione europea intende dare il necessario impulso al Piano d’azione eEurope 2002 e accelerare la realizzazione dei programmi che aiuteranno le PMI ad accedere alle attività commerciali su Internet. Il documento vuole concentrare tutte le azioni comunitarie in materia di imprenditorialità elettronica ed esporre le intenzioni sia della Commissione, che degli Stati membri d’intensificare i loro sforzi.

1. Introduzione

1.1. Dopo la Comunicazione della Commissione dal titolo "eEurope – Una società dell’informazione per tutti" (1) del dicembre 1999 e l’elaborazione del Piano d’azione "eEurope 2002 – Una società dell’informazione per tutti" presentato e adottato in occasione del Consiglio europeo di Santa Maria de Feira (19-20 giugno 2000) (2) la Commissione ha pubblicato la Comunicazione "Aiutare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali" (3).

2. Punti principali del documento della Commissione

2.1. Il terzo obiettivo del Piano d’azione "Promuovere l’utilizzo di Internet" comprende un’azione intesa a incoraggiare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali (Go digital) in quanto queste svolgono un ruolo importante ai fini dell’attuazione dell’iniziativa eEurope.

2.2. L’obiettivo della Comunicazione è identificare le esigenze peculiari alle PMI per poter cogliere appieno i benefici del commercio elettronico, nonché presentare le iniziative Go Digital specifiche che la Commissione attuerà nel 2001.

Ulteriori azioni verranno intraprese nel 2002 e oltre.

2.3. La Comunicazione individua in particolare gli obiettivi seguenti:

  1. identificare gli ostacoli principali incontrati dalle PMI nell’intraprendere il commercio elettronico,
  2. proporre azioni specifiche volte ad aiutare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali, in particolare in base alle politiche e iniziative esistenti,
  3. garantire la coerenza e l’accessibilità tra le varie politiche e iniziative volte a sostenere le PMI che vogliono convertirsi ai sistemi digitali, a livello europeo, nazionale, regionale e locale,
  4. apprendere dall’esperienza pratica ed effettuare una valutazione comparata (benchmarking) delle varie strategie volte a favorire la conversione delle PMI ai sistemi digitali.

2.4. Le iniziative Go Digital possono contribuire alla creazione di condizioni migliori per l’ingresso delle PMI nell’era digitale, ma non possono prescindere dallo spirito imprenditoriale né sostituirsi all’impresa, cui spetta comunque la decisione finale.

2.5. Nell’ambito di tre linee d’azione, la Comunicazione propone 10 azioni specificandone l’obiettivo, le modalità d’attuazione e i relativi responsabili:

  1. valutazione comparata delle strategie nazionali e regionali a sostegno del commercio elettronico,
  2. misura dell’adozione delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) e del commercio elettronico,
  3. migliorare l’accesso all’informazione e raccogliere il feed-back a fini di sviluppo delle politiche nel settore della legislazione sul commercio elettronico,
  4. interoperabilità del commercio elettronico, – promuovere la sensibilizzazione alla conversione ai sistemi digitali,
  5. adozione del commercio elettronico,
  6. fornitura di un meccanismo di garanzia sui prestiti per le PMI,
  7. promuovere un uso migliore dei fondi strutturali
  8. sostenere iniziative trainate dall’industria relative a nuovi curricula in materia di TIC,
  9. creare un gruppo di sorveglianza delle competenze nel settore delle TIC in collaborazione con gli Stati membri.

3. Osservazioni generali

3.1 Il Comitato ritiene che si tratti di un periodo critico per lo sviluppo del commercio elettronico, visto che le aspettative mondiali e in special modo quelle americane hanno subito negli ultimi anni un ridimensionamento in alcuni casi piuttosto brusco.

Di fronte alla nuova situazione venutasi a creare il Comitato riconosce che:

  1. sarà il commercio elettronico tra imprese (B2B – Business to Business) a creare condizioni del tutto nuove in termini di imprenditorialità e un ambiente completamente diverso per le imprese,
  2. non si sa ancora con esattezza in che direzione si muoverà il commercio elettronico tra imprese e consumatori (B2C – Business to Consumer) e quali sono esattamente le sue prospettive, dopo le esperienze maturate negli Stati Uniti, né come reagiranno i consumatori,
  3. gli imprenditori sono obbligati a seguire da vicino gli sviluppi, ad informarsi in merito all’evoluzione delle tecnologie e a modernizzare le loro aziende ricorrendo ai necessari strumenti informatici,
  4. i proprietari delle PMI dovrebbero tener conto dei tempi, superare le paure ingiustificate, abbandonare i tradizionali atteggiamenti conservatori e mobilizzare le risorse necessarie (materiali e umane) per modernizzare le loro aziende,
  5. il commercio elettronico e Internet non trovano piena applicazione in tutte le PMI, ma solo in quelle appartenenti a settori che: a) hanno un contenuto internazionale, b) sono facilmente accessibili ai consumatori per via elettronica, c) soddisfano bisogni specifici facilmente prevedibili e d) hanno o possono creare le strutture e le infrastrutture per operare in un ambiente internazionale,
  6. l’UE, a motivo dei ritardi accumulati, ha la possibilità di studiare in modo più razionale e concreto i problemi derivanti dallo sviluppo del commercio elettronico e delle nuove tecnologie e di avviare azioni strategiche appropriate.

3.2. A giudizio del Comitato, la maggioranza delle azioni Go Digital si muove nella giusta direzione, ma con tempi eccessivamente dilatati, fattore questo che non riduce le disparità già esistenti tra le PMI europee e quelle di altri paesi.

3.3. Il Comitato ritiene che la Comunicazione non tenga sufficientemente conto dell’estrema urgenza dei problemi che devono affrontare le PMI in materia di tecnologia digitale.

3.4. Il Comitato, di fronte allo sviluppo del commercio elettronico su scala mondiale, ritiene che una parte considerevole delle PMI europee dotate dei requisiti necessari non abbia ancora adottato la rete nella misura necessaria (4) e non abbia ancora capito tutte le prospettive offerte dal suo utilizzo pianificato e ragionato. Vi è pertanto il rischio evidente di un accentuarsi del divario tecnologico esistente tra le PMI europee da un lato e quelle americane e del Sud-Est asiatico dall’altro, con il possibile risultato di una loro esclusione dalla concorrenza internazionale.

3.4.1. Il Comitato riconosce che, in determinati Stati membri, i governi profondono seri sforzi atti a promuovere l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte delle PMI.

3.5. Il Comitato ritiene che la conclusione della Commissione secondo cui un’ignoranza generale del commercio elettronico apparterrebbe ormai al passato non rispecchia fedelmente lo stato dei fatti. L’esperienza dimostra che, nonostante i notevoli progressi compiuti, in un’elevata percentuale di PMI tale ignoranza esiste ancora e porta in molti casi a rifiutare l’aggiornamento. Per questo occorrono iniziative coordinate a livello nazionale ed europeo.

3.6. Secondo il Comitato le PMI mancano dell’informazione e della formazione necessarie per riconoscere e adottare le possibilità offerte dal commercio elettronico, le quali richiedono competenze che in passato il sistema d’istruzione non forniva. (5) Il Comitato riconosce peraltro che l’istruzione o la formazione permanente di persone non più giovanissime che hanno un programma di lavoro pesante e responsabilità di gestione di un’impresa costituiscono un compito particolarmente difficile.

3.7. Il Comitato è dell’avviso che la mancanza di finanziamenti sostanziosi e adeguati a livello europeo non faccia che scoraggiare l’adozione delle soluzioni offerte dal commercio elettronico; nei casi, poi, in cui tali finanziamenti esistono, mancano invece una corretta programmazione e un utilizzo razionale delle risorse.

3.8. Il Comitato ritiene che la creazione di un meccanismo volto a garantire i prestiti destinati alle PMI, siano esse individuali o di statuto societario, e a promuovere un uso migliore dei fondi strutturali costituisca un fattore del tutto determinante per spingere ad adottare le soluzioni legate al commercio elettronico.

3.9. Secondo il Comitato solo una percentuale estremamente limitata delle PMI europee si è resa conto del grande cambiamento intervenuto sui mercati internazionali in seguito alla liberalizzazione del commercio internazionale e all’eliminazione di importanti ostacoli alla libera circolazione dei servizi e dei prodotti.

3.10. Il Comitato non è d’accordo sul fatto che l’attuale quadro istituzionale, legale e, più in generale, regolamentare risponda in modo soddisfacente alle necessità delle PMI in materia di commercio elettronico a livello nazionale, europeo e internazionale. Ritiene invece necessario concludere quanto prima la concertazione internazionale per definire un quadro regolamentare accettabile su scala mondiale che fornisca la necessaria garanzia agli scambi per via elettronica.

3.11. Il Comitato conviene sul fatto che l’economia digitale crea una domanda in continuo aumento di personale specializzato nelle TIC. Tale rapido aumento ha avuto come conseguenza una penuria di specialisti nel settore che rende spesso difficile alle PMI assicurarsene i servizi, nella misura in cui essi sono più facilmente cooptati dalle grandi aziende che possono permettersi di offrire retribuzioni più elevate. Secondo il Comitato questo problema ha cominciato a produrre situazioni esplosive ed è destinato ad influenzare lo sviluppo delle tecnologie nell’UE.

3.12. Il Comitato è dell’avviso che il costo per la creazione di un nome forte su Internet (eBrand) sia troppo elevato (6) perché una PMI se lo possa permettere, pur avendone bisogno per affermarsi a livello internazionale.

3.13. Il Comitato considera che, benché l’attrezzatura tecnica necessaria non richieda grandi capitali, molte PMI non sono in grado o esitano a mobilizzare le risorse necessarie, anche perché non hanno finora ricevuto dai consumatori segnali tali da convincerle dell’utilità immediata di tale investimento.

3.14. Il Comitato ritiene che iniziative come la creazione di un sito web speciale in cui presentare tutte le idee connesse a Go Digital raggiungano solo un numero assai limitato di PMI e diano in molti casi l’impressione che la Commissione non coglie a tempo i segnali che denunciano la situazione attuale delle PMI europee.

3.15. Il Comitato giudica assolutamente necessario che le amministrazioni pubbliche ricorrano al commercio elettronico e alle nuove tecnologie (eGovernment) in quanto rappresentano le istanze più atte a incentivare le PMI ad adottarle a loro volta. (7) (8) (9)

3.16. Il Comitato conviene sul fatto che l’utilizzo di Internet in quanto nuovo strumento imprenditoriale vada incoraggiato particolarmente nelle aziende che hanno la possibilità di accedere al commercio elettronico.

3.17. Data l’universalità di Internet, le azioni previste devono contribuire alla creazione di sinergie.

3.18. Secondo il Comitato è necessario disporre di dati rigorosi e accurati in quantità sufficiente per valutare le azioni e al tempo stesso misurare lo sviluppo e l’assorbimento di know-how da parte delle PMI.

3.19. Per favorire soluzioni interoperabili nel campo del commercio elettronico è necessaria un’azione di standardizzazione. Il Comitato è tuttavia cosciente del fatto che tale azione sarà particolarmente difficile da realizzare a causa della molteplicità di tecnologie, software e fornitori (10).

3.20. Per il passaggio delle PMI all’era digitale, il Comitato è d’accordo sul fatto che alcuni attori come le Camere di commercio o le organizzazioni rappresentative possono e devono svolgere un ruolo importante nel processo di sensibilizzazione.

3.21. Il Comitato ritiene che il ruolo dei lavoratori sia cruciale per il passaggio delle PMI al commercio elettronico. Le PMI hanno bisogno immediato di personale con una formazione informatica tale da consentir loro di far fronte ai necessari cambiamenti. Va pertanto messo a punto, in futuro, un sistema generale di formazione permanente destinato all’insieme dei lavoratori (11).

3.22. Secondo il Comitato l’acquisizione di nuove competenze tramite la formazione permanente (11) e delle necessarie qualifiche da parte dei lavoratori costituisce la condizione imprescindibile sia per coprire i posti attualmente vacanti, sia per creare nuovi posti permanenti nel campo dell’economia digitale.

3.23. Il Comitato ritiene, al pari della Commissione, che le PMI abbiano bisogno di consulenza esterna e di assistenza legale (12).

3.23.1. Il Comitato è convinto che il commercio elettronico richieda personale direttivo con conoscenze tecnologiche di livello elevato. Il paradosso, in questo caso, è che, mentre esistono innumerevoli corsi per tecnici e programmatori informatici, non esistono invece corsi per dirigenti d’impresa. La formazione di questi ultimi si limita generalmente all’apprendimento di strumenti e metodi amministrativi, nonché di competenze in materia di comunicazione e gestione del personale, e risulta spesso saltuaria e impartita essenzialmente tramite conferenze e seminari.

3.24. Il Comitato non è d’accordo con la conclusione della Commissione secondo cui l’attuale quadro regolamentare risponde in misura soddisfacente alle esigenze del commercio elettronico a livello nazionale, e che è probabile che i problemi sorgano solo quando le PMI intraprendono attività nell’ambito del commercio elettronico a livello transfrontaliero. Il commercio elettronico è infatti per sua natura internazionale e richiede un quadro regolamentare adeguato che protegga il consumatore – particolarmente vulnerabile – ma anche l’impresa. Il Comitato condivide appieno la posizione espressa nella dichiarazione eEurope adottata in occasione della Conferenza interministeriale di Varsavia (11-12 maggio 2001) in merito alla necessità di una cooperazione internazionale riguardo al quadro regolamentare/legislativo del commercio elettronico (13).

3.25. Il Comitato ritiene che lo spirito fortemente conservatore e la mancanza della cultura necessaria che caratterizzano numerose PMI costituiscano un ostacolo molto serio, che complica e ritarda anche le azioni e gli sforzi da intraprendere con particolare urgenza.

3.26. Secondo il Comitato, spesso la responsabilità è anche delle stesse PMI, che reagiscono con molta lentezza o non reagiscono affatto ai segnali che vengono loro da questa nuova era, anche se al contrario proprio gli imprenditori dovrebbero sempre dare prova della massima vigilanza e flessibilità. Il presupposto essenziale perché una PMI possa modernizzarsi ed evolvere nell’ambito della nuova economia è quello di modificare preliminarmente la sua struttura ed organizzazione.

4. Osservazioni particolari

4.1. LINEA D’AZIONE 1: AMBIENTE FAVOREVOLE AL COMMERCIO ELETTRONICO E ALL’IMPRENDITORIALITÀ

4.1.1. Azione 1: Valutazione comparata delle strategie nazionali e regionali a sostegno del commercio elettronico

4.1.1.1. Scopo dell’Azione 1 è quello di descrivere e valutare le politiche e gli strumenti sia nazionali sia regionali messi a punto per promuovere il commercio elettronico nelle PMI; tale scopo verrà raggiunto grazie a una valutazione comparata delle strategie messe in opera ai due livelli nel settore delle TIC e del commercio elettronico.

4.1.1.1.1. Osservazione 1: il Comitato ritiene giusta l’Azione 1, ma nutre dei dubbi quanto al calendario stabilito dalla Commissione ed esprime scetticismo riguardo alla possibilità di raggiungere l’obiettivo tramite il programma BEST 2001 essendo un fatto risaputo che molte amministrazioni pubbliche (specie a livello regionale) si distinguono per le loro modalità di funzionamento improduttive, lente e farraginose.

4.1.2. Azione 2: Misura dell’adozione delle TIC e del commercio elettronico

4.1.2.1. L’obiettivo dell’Azione 2 è quello di elaborare un quadro comparativo (scoreboard) Go Digital completo per misurare il livello di adozione delle TIC e del commercio elettronico da parte delle PMI negli Stati membri dell’UE. La sua realizzazione spetta alla DG "Imprese", che elaborerà e pubblicherà regolarmente il quadro comparativo suddetto.

4.1.2.1.1. Osservazione 1: il Comitato giudica utile l’Azione 2 in quanto si tratta di un ulteriore strumento comparativo, ma la considera, per il momento, di scarso valore pratico per le PMI.

4.1.3. Azione 3: migliorare l’accesso all’informazione e raccogliere il feedback ai fini dello sviluppo di politiche nel settore della legislazione sul commercio elettronico

4.1.3.1. L’obiettivo dell’Azione 3 è fornire alle PMI informazioni pertinenti e di facile uso, nonché una consulenza sugli aspetti legali e regolamentari del commercio elettronico.

4.1.3.1.1. Osservazione 1: secondo il Comitato, l’Azione 3, nonostante le sue buone intenzioni, non potrà contribuire in modo significativo alla promozione del commercio elettronico nelle PMI. Relativamente poche, ancora, saranno le imprese che utilizzano Internet per trasferire le loro esperienze o acquisire informazioni sul quadro regolamentare e normativo.

4.1.3.1.2. Osservazione 2: Gli obiettivi dell’Azione 3 sono corretti, ma la loro realizzazione pratica richiede delle forme di sostegno.

4.1.4. Azione 4: interoperabilità del commercio elettronico

4.1.4.1. L’obiettivo dell’Azione 4 è quello di promuovere delle soluzioni interoperabili in materia di commercio elettronico attraverso la creazione di norme e la ricerca di consenso a livello europeo; si tratta di un’azione estremamente importante che contribuirà a rendere più veloce e sicuro il ricorso al commercio elettronico (14).

4.1.4.1.1. Osservazione 1: il Comitato giudica particolarmente significativa la responsabilità della Commissione riguardo all’Azione 4.

4.1.4.1.2. Osservazione 2: secondo il Comitato tale azione si realizzerà solo in presenza di una codecisione e di un impegno sostanziale da parte delle organizzazioni industriali, nonché delle grandi industrie produttrici di tecnologia che andranno convinte dei notevoli benefici derivanti da soluzioni interoperabili e della necessità di collaborare a soluzioni di questo tipo.

4.1.4.1.3. Osservazione 3: il Comitato giudica lento e troppo poco vincolante il calendario previsto per l’azione. A suo avviso, è necessario che gli organismi europei competenti (CEN, Cenelec e ETSI) individuino al più presto gli standard necessari, che in moltissimi casi sono già noti da anni, ed avviino immediatamente un dialogo serio con l’industria.

4.1.4.1.4. Osservazione 4: secondo il Comitato qualunque soluzione interoperabile proposta a livello europeo dovrà essere presentata e discussa anche nelle istanze al di fuori dell’UE in modo da permettere di raggiungere posizioni da poter adottare a livello mondiale.

4.1.4.1.5. Osservazione 5: il Comitato ritiene che l’Azione 4 debba ricevere l’attenzione costante della Commissione.

4.2. LINEA D’AZIONE 2: ADOZIONE DEL COMMERCIO ELETTRONICO

I. Osservazione generale: la conversione al commercio elettronico da parte delle PMI rimane un passo particolarmente difficile che richiede conoscenze, capitali, ma soprattutto capacità decisionali e il superamento di pratiche consolidate. La scelta della forma e del livello di sicurezza della comunicazione tra imprese (B2B) deve restare di competenza delle dirette interessate e si dovrà tener conto delle particolari condizioni del settore e delle prassi adottate a livello internazionale. Questa autonomia di decisione dovrebbe essere garantita per consentire di scegliere gli strumenti adeguati ad uno sviluppo delle attività orientato al mercato, flessibile e sicuro.

4.2.1. Azione 5 : promuovere la sensibilizzazione alla conversione ai sistemi digitali

4.2.1.1. L’obiettivo dell’Azione 5 è fornire alle PMI l’informazione necessaria sulle esigenze e gli strumenti per un uso più ampio delle TIC e del commercio elettrico. Tale azione andrà realizzata tramite una serie di eventi e manifestazioni a carattere informativo, destinati specificatamente alle PMI, da organizzare su tutto il territorio dell’UE.

4.2.1.1.1. Osservazione 1: secondo il Comitato l’Azione 5 è particolarmente importante in quanto è un fatto ormai dimostrato che tra le PMI vi è scarsa informazione e consapevolezza in materia di TIC, specie a livello regionale; le PMI non sfruttano appieno, per le ragioni più diverse (avversione per la tecnologia, ignoranza, indifferenza, ecc.), le occasioni pur numerose che sono offerte loro –sotto forma di manifestazioni, incontri o altri eventi – per informarsi.

4.2.1.1.2. Osservazione 2: la mobilizzazione, nell’ambito dell’Azione 5, delle associazioni industriali e delle Camere di commercio e dell’artigianato e delle reti di sostegno alle imprese è fondamentale per creare le condizioni necessarie a sensibilizzare le PMI in quanto tali istanze dispongono dei contatti diretti, dei canali di comunicazione e di una reale conoscenza delle condizioni locali e dei problemi specifici.

4.2.2. Azione 6: adozione del commercio elettronico

4.2.2.1. L’obiettivo dell’Azione 6 è favorire l’adozione del commercio elettronico da parte delle PMI mediante i progetti pilota previsti dal programma sulle TSI della DG "Società dell’informazione".

4.2.2.1.1. Osservazione 1: il Comitato giudica tale azione inefficace per due importanti ragioni. In primo luogo, il programma TSI, che si basa sul 5° Programma quadro di ricerca e sviluppo, avrà termine alla fine del 2002 e le risorse economiche e pratiche rimaste per la realizzazione dell’Azione 6 sono alquanto scarse. Il 6° Programma, dovrebbe diventare operativo nel 2003, ma non sono ancora note le azioni da esso previste. In secondo luogo, il programma TSI è particolarmente specializzato e si rivolge alle PMI con elevate capacità tecnologiche, che già lo utilizzano ampiamente.

4.2.3. Azione 7: fornitura di un meccanismo di garanzia su i prestiti per le PMI

4.2.3.1. L’obiettivo dell’Azione 7 è fornire alle PMI prestiti per gli investimenti in materia di TIC e verrà attuato introducendo un meccanismo di garanzia sui prestiti a favore delle PMI mediante sistemi di controgaranzie o garanzie congiunte negli Stati membri.

4.2.3.1.1. Osservazione 1: il Comitato giudica tale azione particolarmente importante, ma esprime notevoli riserve riguardo alla sua realizzazione. I meccanismi utilizzati finora non sono riusciti, alla resa dei conti, a finanziare le PMI in quanto gli Stati membri non ne hanno la capacità per ragioni burocratiche, oppure non possono o non vogliono assumere il ruolo necessario che sono chiamati a svolgere in questo ambito.

4.2.3.1.2. Osservazione 2: secondo il Comitato la Comunicazione dovrebbe assegnare agli Stati membri gran parte della responsabilità della realizzazione dell’Azione 7.

4.2.3.1.3. Osservazione 3: il Comitato auspica che gli stanziamenti disponibili trovino un utilizzo efficace nella pratica e che venga seguito da vicino lo sviluppo di questa azione, che può cambiare radicalmente la situazione nell’UE.

4.2.4. Azione 8: Promuovere un uso migliore dei fondi strutturali

4.2.4.1. L’obiettivo dell’Azione 8 è utilizzare meglio i fondi strutturali per incoraggiare l’adozione del commercio elettronico da parte delle PMI.

4.2.4.1.1. Osservazione 1: il Comitato giudica estremamente importante l’Azione 8 in quanto il FESR può, grazie a finanziamenti concreti e specifici, colmare l’ampio "divario digitale" riscontrabile nelle regioni europee, specie quelle dell’Obiettivo 1 caratterizzate da enormi squilibri rispetto alle regioni centrali dell’UE.

4.2.4.1.2. Osservazione 2: il Comitato sostiene tale azione e spera che le autorità centrali non impediranno alle regioni concretamente responsabili dell’azione di rispondere alle sfide poste dai tempi e di sostenere le PMI finanziando le misure necessarie.

4.3. LINEA D’AZIONE 3: PERSONALE QUALIFICATO NEL SETTORE DELLE TIC

I. Osservazione generale: la mancanza di specialisti delle TIC crea gravi problemi alla diffusione delle tecnologie digitali sul territorio dell’UE. Il problema non riguarda soltanto le PMI, ma l’intera economia europea e, se non si adottano al più presto misure nel campo dell’istruzione (aumentando il numero di studenti e sostenendo le scuole che insegnano queste tecnologie), a livello professionale (sostenendo e incentivando i ricercatori nel settore delle TIC a restare in Europa), tecnologico (promuovendo i centri tecnologici europei) e politico (prendendo iniziative a favore della diffusione delle necessarie conoscenze informatiche), ben presto sarà questo il problema più grave dell’UE.

II. Osservazione generale: in base al "Benchmarking Report following up the Strategies for Jobs in the Information Society", la richiesta di personale specializzato nelle TIC in Europa è destinata ad aumentare dagli attuali 10 milioni a 13 milioni di posti nel 2003; di conseguenza il divario in termini di personale specializzato passerà da 1,2 milioni a 1,7 milioni di posti di lavoro equivalenti (15).

III. Osservazione generale: il Comitato ritiene che la mancanza di personale specializzato nelle TIC rappresenti per le PMI un problema estremamente grave in quanto le priva, con particolare riferimento a quelle ubicate nelle regioni periferiche o al di fuori dei centri urbani, del sostegno necessario negli sforzi che compiono per accedere al commercio elettronico. Tale mancanza, inoltre, provoca spesso un forte aumento dei prezzi dei servizi di tali esperti, che diventano così proibitivi per le PMI.

IV. Osservazione generale: il Comitato sostiene con forza tutte le azioni volte ad integrare le nuove tecnologie tra le materie d’insegnamento e in particolare l’iniziativa "eLearning–Pensare all’istruzione di domani" (16), e invita gli Stati membri e la Commissione ad utilizzare ogni possibilità ed ogni mezzo a loro disposizione per sviluppare l’insegnamento dell’informatica. Uno strumento che potrebbe rivelarsi efficace è collegare questo tipo d’insegnamento a tutte le politiche comunitarie e incentivarlo tramite tali politiche. Gli Stati membri e la Commissione devono promuovere misure aventi i seguenti fini:

i) fornitura – in quantità sufficiente – di hardware e software a tutti i livelli d’istruzione,

ii) disponibilità di personale specializzato e in particolare di formatori,

iii) inventario completo delle capacità e delle competenze del personale insegnante in materia di nuove tecnologie,

iv) sviluppo di un software adatto alla società europea,

v) riduzione dei costi delle comunicazioni. V. Osservazione generale: la formazione permanente deve costituire il cardine delle politiche europee in materia di istruzione in modo da garantire una formazione costante e aggiornata, in grado di tenere il passo con i progressi tecnologici (17).

VI. Osservazione generale: è dimostrato come nel settore delle TIC siano soprattutto le PMI a incontrare delle difficoltà per pianificare il loro fabbisogno di personale qualificato e per prendere i relativi provvedimenti. Il Fondo sociale europeo finanzia già attualmente i servizi di consulenza alle imprese in materia di fabbisogno di personale qualificato. Il ricorso a questo strumento a livello nazionale meriterebbe rinnovata attenzione.

4.3.1. Azione 9: sostenere le iniziative trainate dall’industria relative a nuovi curricula in materia di TIC

4.3.1.1. L’obiettivo dell’Azione 9 è sostenere iniziative congiunte tra l’industria e l’istruzione intese a definire le nuove esigenze che derivano in campo economico dall’uso delle nuove tecnologie e dalla globalizzazione dei mercati.

4.3.1.1.1. Osservazione 1: il Comitato giudica l’Azione 9 essenziale ai fini del riorientamento che è necessario imprimere alle conoscenze impartite a livello di istruzione superiore per renderle utili, concrete e consone alle esigenze di specializzazione dell’era digitale.

4.3.1.1.2. Osservazione 2: il Comitato constata che il mondo accademico europeo non reagisce con prontezza sufficiente alle sfide poste dai tempi e alle esigenze del mercato e chiede un approfondimento e un ampliamento della cooperazione tra il settore privato e gli istituti d’istruzione.

4.3.2. Azione 10: creare un gruppo di sorveglianza delle competenze nel settore delle TIC in collaborazione con gli Stati membri

4.3.2.1. L’obiettivo dell’Azione 10 è istituire un gruppo di lavoro che sorvegli la domanda, da parte del mercato, di personale qualificato nel settore dell’economia digitale, nonché il livello di formazione offerta ai lavoratori del settore pubblico e privato.

4.3.2.1.1. Osservazione 1: il Comitato ritiene che le esigenze del mercato siano ormai arrivate a un punto di rottura e che l’unica cosa che questo gruppo di lavoro potrà fare sarà quella di constatare la gravità della situazione per gli anni a venire. Un’azione utile che per contro tale gruppo di lavoro potrà fare sarà quella di seguire da vicino l’evoluzione dei mercati e di trasmettere le informazioni in suo possesso alle amministrazioni pubbliche e agli istituti d’istruzione.

4.3.3. Azione 11: varare un programma di formazione per le PMI

4.3.3.1. Osservazione 1: il Comitato esprime particolare interesse per l’Azione 11 e per il ruolo che può svolgere l’inserimento nelle PMI di studenti in funzione di tirocinanti (per imparare sul posto di lavoro il concreto funzionamento di un’impresa) e anche di formatori (che mettono a disposizione le loro conoscenze in materia di informatica, commercio elettronico e nuove tecnologie).

4.3.3.2. Osservazione 2: il Comitato sottolinea che l’impiego di studenti non deve in nessun caso mettere in pericolo la posizione dei lavoratori all’interno di un’impresa (tramite licenziamento, declassamento, trasferimento, modifica della posizione salariale, ecc., dei dipendenti).

4.3.3.3. Osservazione 3: il Comitato invita la Commissione a preparare accuratamente l’Azione in modo da garantire che l’impiego di studenti nelle PMI rappresenti uno strumento di reale utilità pratica e per evitare gli effetti collaterali derivanti da errori intenzionali o involontari che indurrebbero le PMI a rinunciare all’adozione delle nuove tecnologie.

4.3.3.4. Osservazione 4: per l’Azione in oggetto è necessario rifarsi alle migliori pratiche già individuate nel corso di esperienze analoghe condotte negli Stati membri.

5. Raccomandazioni

5.1. Il Comitato propone che a) la Comunicazione in esame costituisca il punto di partenza di nuove iniziative concrete Go Digital da parte della Commissione e degli Stati membri, b) i tempi di attuazione vengano accelerati in linea con le mutate esigenze e sviluppi, c) siano previste azioni destinate a tutte le PMI, e in particolare a quelle delle regioni periferiche che si trovano ad operare in un ambiente evidentemente meno favorevole e d) li Stati membri diano la massima priorità alle azioni Go Digital conformemente alle esigenze individuate localmente.

5.2. Azione 3

5.2.1. Il Comitato propone la creazione di un efficace meccanismo di sostegno a favore delle PMI in grado di fornir loro dei servizi di consulenza esterna e assistenza legale onde consentire agli imprenditori di soddisfare i nuovi requisiti più elevati imposti dall’economia digitale.

5.2.2. Propone inoltre di definire senza indugio il quadro istituzionale, legale e, in termini generali, regolamentare nel cui ambito sviluppare le iniziative in materia di commercio elettronico con le soluzioni di portata internazionale che proprio il carattere transfrontaliero del commercio elettronico rende indispensabili.

5.2.3. Per quanto riguarda l’Azione 3, il Comitato propone infine di creare una rete che offra informazioni di contenuto giuridico e regolamentare tramite gli Euro Info Centres, dove questi esistono, o altri organi selezionati (Camere di commercio, associazioni e organizzazioni rappresentative, ecc.) incaricati di centralizzare e diffondere il materiale necessario e di creare per le PMI un servizio di sostegno specializzato in commercio elettronico.

5.3. Azione 5

5.3.1. In vista delle esigenze particolari e delle specificità delle PMI, il Comitato propone di rendere l’informazione e la formazione loro destinate più specifiche e mirate tramite un’ampia gamma di strategie concrete atte a colmare le lacune fondamentali delle PMI e ad aiutarle a muovere i primi difficili passi nel campo del commercio elettronico.

5.3.2. Secondo il Comitato l’informazione destinata alle PMI deve modificare i propri obiettivi e la propria filosofia in quanto finora non ha dato i risultati sperati. Dal momento che le PMI si fondano essenzialmente sullo sforzo personale dei loro proprietari e di un personale non molto numeroso, occorre persuadere assai concretamente i proprietari dei reali vantaggi pratici del commercio elettronico (18). Solo delle misure ispirate al massimo pragmatismo possono avvicinare le PMI ad Internet e convincere i proprietari delle imprese a compiere lo sforzo di formare i loro dipendenti.

5.3.3. Il Comitato ha proposto a più riprese di istituire un sistema europeo di diffusione dell’innovazione dai centri di ricerca alle imprese, con particolare riferimento a quelle che si trovano in posizione svantaggiata quando si tratta di assimilare e utilizzare le nuove tecnologie.

5.4. Azione 7

5.4.1. Il Comitato propone di aumentare i finanziamenti e, al tempo stesso, di incentivare gli investimenti nel campo delle nuove tecnologie e del commercio elettronico. E` fondamentale inoltre fornire un sostegno specifico alle PMI che si dedicano allo sviluppo di prodotti innovativi o tecnologici, nonché di servizi a carattere innovativo (produzione di computer, software, software per Internet, creazione di sistemi d’informazione, ecc.).

5.4.2. Invita inoltre il Consiglio e la Commissione a prevedere incentivi specifici per il settore bancario affinché questo promuova concretamente lo sviluppo del commercio elettronico nelle PMI mediante il finanziamento immediato e diretto degli strumenti appositi.

5.5. Azione 9

5.5.1. Il Comitato propone di indirizzare un maggior numero di giovani, tramite il sistema d’istruzione, verso i settori dell’economia digitale dove maggiore è la richiesta. Propone inoltre che le università e gli istituti d’istruzione stringano legami più saldi con il settore produttivo privato.

5.6. Azione 11

5.6.1. Per garantire che l’impiego di studenti nelle imprese produca risultati ottimali, l’azione andrà realizzata con la massima attenzione e nel rispetto di criteri stabiliti in anticipo.

5.6.2. Per garantire la riuscita del piano d’azione il Comitato chiede che tutte le azioni ricevano un sostegno politico. Sulla scia delle decisioni adottate a Lisbona, si dovrà mettere periodicamente all’ordine del giorno dei Consigli europei il problema dello sviluppo e della diffusione delle tecnologie nell’UE affinché questo tema di importanza vitale per l’economia europea venga controllato e seguito al massimo livello politico.

5.7. Secondo il Comitato, occorre adoperarsi al massimo perché le PMI che hanno le capacità e prospettive appropriate comprendano la necessità di essere presenti sulla scena sia europea che internazionale tramite il ricorso alle nuove tecnologie.

5.8. Il Comitato appoggia le azioni Go Digital a favore delle PMI descritte in "eEurope 2003" (19), con particolare riferimento

alle azioni B2B nei paesi candidati all’adesione (20), le cui PMI incontrano problemi di accesso al commercio elettronico ancor più gravi (21).

5.9. Propone la creazione di una rete paneuropea strutturata d’informazione, di cui facciano parte gli Euro Info Centres, gli Innovation Relay Centres, le organizzazioni rappresentative e le Camere di commercio.

5.10. Il Comitato invita la Commissione a coordinare l’utilizzo immediato e obbligatorio delle nuove tecnologie in tutte le amministrazioni pubbliche tramite soluzioni uniformi e standardizzate sull’intero territorio europeo in modo da ridurre le lungaggini burocratiche, assistere le PMI e consentire un funzionamento più rapido e produttivo delle strutture statali.

Bruxelles, 16 gennaio 2002.

Il Presidente
del Comitato economico e sociale

Göke FRERICHS


NOTE

(1) COM(1999) 687 def.
(2) COM(2000) 330 def.
(3) Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni "Aiutare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali", COM(2001) 136 def.
(4) Cfr. tabella allegata alla relazione sullo stato di avanzamento "eEurope: una società dell’informazione per tutti", COM(2000) 130.
(5) Per un’analisi più dettagliata della formazione di massa in materia di tecnologie della società dell’informazione, cfr. Parere in GU C 117 del 26.4.2000 (punto 5).
(6) Una ricerca condotta da Interbrand mostra che nel caso di AOL, che ha un valore pari a 4,329 milioni di dollari, le spese per il marketing sono di 807 milioni di dollari, pari al 16,9 % delle entrate, mentre per Yahoo corrispondono al 35,6 % e per Amazon al 25,9 %.
(7) Cfr. Parere in merito a "L’informazione del settore pubblico: una risorsa fondamentale per l’Europa –Libro verde sull’informazione del settore pubblico nella società dell’informazione" e Parere in merito alla "Proposta di decisione del Consiglio che adotta un programma comunitario pluriennale inteso ad incentivare lo sviluppo e l’utilizzo dei contenuti digitali europei nelle reti globali e a promuovere la diversità linguistica nella società dell’informazione".
(8) Su eGovernment, cfr. anche Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "eEurope 2002 – Impatto e priorità" in occasione del Consiglio di Stoccolma, 23-24 marzo 2001, COM(2001) 140 def.
(9) Cfr. dati statistici su http://europa.eu.int/information — society/ eeurope/news — library/pdf — files/impact — it.pdf, pag. 11.
(10) http://europa.eu.int/information — society/eEurope/news — library/documents/netsec/netsec — en.doc.
(11) Cfr. Memorandum sulla formazione permanente, SEC(2000) 1832.
(12) Cfr. Parere in merito alla "Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a taluni aspetti giuridici del commercio elettronico nel mercato interno", GU C 169 del 16.6.1999.
(13) http://europa.eu.int/information — society/international/candidate — countries/doc/eEurope — june2001.pdf, pag. 19.
(14) http://europa.eu.int/information — society/eeurope/news — library/documents/netsec/netsec — it.doc.
(15) Benchmarking Report following up the "Strategies for Jobs in the Information Society", Documento di lavoro interno della Commissione, Bruxelles, 7.2.2001, SEC(2001) 222.
(16) Commissione europea, 25.5.2000, COM(2000) 318.
(17) Cfr. "Memorandum sulla formazione permanente", SEC(2000) 1832.
(18) In Grecia, ad esempio, nell’ambito di un programma analogo, il Ministero dello sviluppo ha ricevuto fino ad oggi dalle PMI, nell’arco del 2001, circa 9 000 richieste di fornitura dell’attrezzatura necessaria (computer, modem, stampanti, abbonamento a un provider Internet) e circa 2 500 richieste di copertura dei costi derivanti dalla creazione di una pagina web dedicata all’impresa richiedente.
(19) http://europa.eu.int/information — society/international/candidate — countries/doc/eEurope — june2001.pdf.
(20) http://europea.eu.int/information — society/internationa/candidate — countries/cc — links/index — it.htm.
(21) http://europa.en.int/information — society/international/candidate — countries/doc/eEurope — june2001.pdf (pagg. 1-2).