OTM - Osservatorio TuttiMedia Il grande circuito della conoscenza informatica di "Dietro le grandi scoperte che hanno cambiato il corso della storia c'è sempre un uomo o una donna che hanno avuto un sogno ed hanno messo le mani nel dettaglio per trasformare la realtà". Elio Catania, Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia, intervenuto al convegno dell'OTM, ha scelto la strada, da lui stesso definita "neoclassica", per definire quella che da più parti continua ad essere definita come la rivoluzione dell'Information Society. Sarebbe stato forse più facile assumere, per un "ambasciatore delle tecnologie" (così Pier Luigi Ridolfi aveva definito lo stesso Catania nel momento introduttivo del convegno) i toni del "conquistatore", sulla base dell'indiscusso ruolo che la scienza con le sue strabilianti applicazioni ha assunto nel secolo dell'informatica. Smart phone, wi-fi, new tag, esplosione di fenomeni come gli mms, cellulari di terza generazione, la potenza si sprigiona nella piccolezza, le "infoappliances" sono entrate nell'uso quotidiano, di fronte a tutto questo nessuno discute la potenza della tecnologia. Un nuovo paradigma "Il Pc, spiega Catania, è il nostro partner quotidiano, nascosto dentro il frigorifero, l'automobile, il lettore DVD, il televisore, il comodino, l'impianto stereofonico, il riscaldamento di casa. In 30 anni il mondo è cambiato, sono state bruciate le tappe della trasformazione". Dalla pesantezza del mondo fordista alla leggerezza dei chip, dell'essere digitale, che ha nella conoscenza la fonte della ricchezza, non poteva esserci stravolgimento più profondo. "Eppure non tutto è scontato. Siamo al centro di un paradosso. L'anno che è trascorso, segnato dalla crisi dei mercati e dalla bolla speculativa, ha imposto la riflessione , ha dettato un momento di analisi più profondo, che può servire a sedare facili e superficiali entusiasmi". Per orientarsi bisogna comprendere il cambiamento del paradigma, che si è attuato nella logica bruciante della legge di Moore, che ha imposto un salto tecnologico ogni 18 mesi. "La rivoluzione del silicio - ha continuato Catania - ci fa toccare con mano il continuo abbattimento delle barriere della conoscenza. In un circuito integrato siamo in grado di inserire 200 milioni di transistor, per avere l'idea della piccolezza con cui ci misuriamo, dovremmo provare a dividere un capello 500.000 mila volte". L'informatica lavora sull'atomo, il manager offre un'altra immagine suggestiva: "proviamo a mettere in fila tante palline da ping pong dalla terra alla luna, quando si lavora il silicio bisogna entrare in questa logica". Un disco magnetico può contenere 300 libri di testo, gli oggetti sono veri e propri terminali di conoscenza (vestiti, gioielli, occhiali), questo vuol dire che la corsa della tecnologia non si arresta e continua a porre nuovi interrogativi. "Più siamo potenti tanto più ci avviciniamo alle frontiere della scienza". "Nel 1997 - ha ricordato - il presidente dell'IBM, il campione di scacchi Kasparov fu battuto da una macchina. L'evento fece notizia, per la prima volta il computer sfidava l'uomo non solo sul terreno del calcolo, ma della strategia e dell'intelligenza. Oggi con soli 100 dollari è possibile acquistare un elaboratore capace di battere il 98% dei grandi campioni. Significa che siamo vicini a simulare le capacità superiori. In un semplice portatile è contenuta più potenza di un sistema di 25 anni fa". Di fronte ad un exploit così forte quale deve essere l'atteggiamento? La visione "neoclassica" dello sviluppo della scienza Bisogna tornare alla contrapposizione tra apocalittici e integrati o piuttosto adottare un atteggiamento di vigilanza critica, che ci porti a comprendere il valore delle tecnologie nella giusta ottica. Per Catania non ci sono dubbi. "Bisogna riscoprire i valori fondamentali, difendere la classicità ed essere consapevoli di far parte di un unico grande circuito della conoscenza, che non ha confini". In questa sorta di "neo umanesimo" diventa importante rimanere con i piedi per terra di fronte agli scossoni, ma soprattutto alle promesse della new economy, riaffermando la centralità del sapere e dell'etica nella dimensione individuale e collettiva, nella consapevolezza che strumenti come Internet e il computer consentono ad ognuno, prima di tutto di interagire in modo diverso e di confrontarsi. "La nuova frontiera della bioinformatica non è altro che l'espressione di una profonda e antica esigenza: studiare l'uomo. Il fatto che ci si affidi alla progettazione di macchine straordinarie come "Blue Gene", il super computer IBM, la cui gestione richiederà nuove architetture, nuovi sistemi operativi e avanzatissimi software applicativi, testimonia lo stretto rapporto che oggi intercorre tra filosofia, scienza, medicina e informatica". La connettività invisibile I calcolatori che oggi abbiamo a disposizione danno la possibilità di effettuare 12 miliardi di operazioni al secondo, una potenza fino ad ieri inimmaginabile che ci ha permesso di cominciare a leggere il "genoma", di iniziare a comprendere la struttura cellulare dell'uomo e degli altri esseri viventi. Un grande computer può mettere insieme 16.000 elaboratori grandi come un campo di calcio. Il livello successivo sarà caratterizzato dall'accumulazione di una potenza mille volte superiore. Si fa strada il concetto di Rete, che non è una semplice infrastruttura, ma un modo di organizzare, elaborare e distribuire la conoscenza. Tempo, spazio, massa, la "trinity" di Chris Meyer, espressa nella celebre opera "Blur", ha preso il sopravvento ridefinendo non solo i confini della ricerca, ma anche quelli del business. Il computer e Internet hanno trasformato il business attraverso un processo, che ha investito i prodotti, i metodi, i mezzi di trasporto, in una progressiva ridefinizione dei mercati e dell'organizzazione aziendale. Una rivoluzione così profonda ha inevitabilmente abbattuto la distanza tra old e new economy, mentre il processo di globalizzazione ha finito con l'abbattere le barriere di trasferimento dell'innovazione tecnologica. Si tratta di un aspetto particolarmente delicato, che potrebbe aprire, nell'analisi di Catania, un percorso di sviluppo e di rilancio per molte economie, ritenute più deboli. "Si può essere eccellenti nell'acquisire e nell'utilizzare tecnologie, non bisogna necessariamente primeggiare nel produrle". Chiaro il riferimento al sistema Italia, che sembra aver perso alcuni punti di indiscussa eccellenza, ma che può ritrovare nell'economia della conoscenza un terreno di confronto e di affermazione molto interessante nei prossimi anni. La sfida vera si combatte dunque sul terreno della formazione. "Quanto abbiamo investito sul fattore umano? - Si chiede Catania. Ci siamo sforzati di preparare non tanto e non solo dei programmatori, magari bravi, ma piuttosto degli ingegneri - umanisti, capaci di condividere conoscenza, gestire informazioni, superare le barriere della incomunicabilità? ". Promuovere la cultura dell'innovazione diventa un imperativo categorico, mentre ci accorgiamo di avere bisogno di nuovi concetti, di nuove idee, di nuovi linguaggi per definire quella che Edward Burnman ha definito, nel suo ultimo lavoro "Internet nuovo Leviatano": "la rivoluzione della connettività invisibile". "Imparare il nuovo - precisa - vuol dire diventare esperto di interazione, di ascolto. La prospettiva, nella dimensione del nuovo paradigma, deve portare ad un giusto bilanciamento di connettività e conoscenza". In quest'ottica strumenti come l' e-learning, devono essere pensati come motori di diffusione di una nuova cultura. Quando si citano nazioni emergenti come India, Spagna, Romania, Costarica, Malesia, Corea, si fa riferimento a nazioni che stanno cercando di colmare il gap, il divide attraverso la messa in pratica di una logica cooperativa. "In tutto questo - ha concluso Catania - la scuola deve fare la sua parte, perché dietro la spinta e l'interesse che anima ogni ricercatore, le applicazioni delle tecnologie possano trovare, il giusto campo di applicazione e sviluppo nel rispetto dell'uomo. (Ndr: ripreso dal mensile Media Duemila di marzo 2003) |