Il Governo Usa lancia l’allarme: dalla diffusione di Internet sono escluse intere fasce della popolazione

Cybernauti casta "padrona"

La discriminazione telematica viene arginata mediante un piano di introduzione della Rete nelle scuole

di
Giuseppe Caravita


C’è anche l’altra faccia di Internet. Quella degli esclusi dalla rete, delle famiglie povere, dei gap culturali e sociali che si frappongono alle nuove opportunità rese possibili dal grande sistema di comunicazione globale.

Anche negli Usa, protagonista della diffusione telematica, questo fossato esiste e dà persino segni di allargamento. Anzi, proprio il Governo statunitense, attraverso la Ntia (la National telecommunications and information agency, l’agenzia del Dipartimento del commercio responsabile per le politiche di telecomunicazioni) ha sviluppato, da almeno tre anni, una attenta opera di sorveglianza del fenomeno, con rapporti di ricerca annuali piuttosto approfonditi. E tutti intitolati "Falling through the net". (Nel sito www.ilsole24ore.it/informatica l’ultimo rapporto).

L’ultimo di questi, reso pubblico nel giugno scorso, è piuttosto eloquente. "Basandoci su un’apposita ricerca del Census bureau (la principale agenzia statistica del Governo Usa) abbiamo stimato che, a fine 1998, la diffusione di Internet aveva raggiunto circa un terzo delle famiglie Usa – rileva un funzionario del Dipartimento del Commercio che ha collaborato allo studio – con una forte crescita sull’anno precedente.

Comune, peraltro, alla diffusione di computer (ndr: nel 40% delle famiglie americane, secondo lo studio). Nonostante questa crescita si nota però che nei gruppi sociali più poveri e nelle famiglie monogenitore la diffusione della rete in casa è nettamente inferiore. Qui il fenomeno dell’esclusione esiste, ed è piuttosto marcato".

Le cifre dello studio, peraltro, parlano chiaro: le famiglie con redditi da 75mila dollari in su (di ceto medio-alto) hanno venti volte la probabilità di avere un accesso Internet in casa e più di nove volte di avere un computer.

Così come per le famiglie di bianchi rispetto a quelle ispaniche e di neri. Questi due ultimi gruppi sociali, infatti, hanno accessi domestici alla rete molto inferiori rispetto ai bianchi e anche rispetto agli statunitensi di origine asiatica-pacifico.

Vi sono poi disparità derivanti dalla localizzazione. A parità di reddito le famiglie rurali si differenziano in negativo rispetto a quelle cittadine. E anche per gli scaglioni di reddito più bassi chi vive in città ha un probabilità all’incirca doppia di avere Internet in casa.

Ma il dato più preoccupante è dinamico: il gap, rispetto al 1994, tende ad allargarsi. Le differenze in termini di penetrazione di Internet, nota lo studio, tra bianchi, neri e ispanici si sono ampliate di sei punti percentuali. E così il divario tra chi ha livelli educativi più alti e più bassi (il 25% in più) e tra i massimi e minimi di reddito (+29%).

Un quadro non certo roseo, quello che dipinge l’Ntia. Dietro la patina dorata della "inarrestabile" diffusione di Internet sta una società americana (ma forse, tra qualche anno, anche europea) che marcia a due velocità, fino al rischio di spaccarsi in "chi ha" e "chi non ha" accesso alla rete, e alle sue opportunità.

"Quello che si nota abbastanza chiaramente è che questi gruppi svantaggiati tendono a fare uso, e piuttosto sostenuto, di accessi pubblici a Internet. Come quelli attivi nelle scuole, nelle biblioteche, nelle organizzazioni non profit, nei club culturali, nelle chiese".

E qui entra in gioco la politica sociale su Internet, che ormai conta più di cinque anni. Da quando Bill Clinton lanciò il progetto delle autostrade telematiche (o Nii, National information infrastructure) a cui connettere la maggioranza dei cittadini statunitensi.

"Dal 1996, con il varo del Telecommunications act esiste E-rate, uno speciale schema che attinge al fondo per il servizio universale a cui contribuiscono tutti i gestori telefonici e che finanzia sconti sui servizi di telecomunicazioni e di accesso a Internet da parte di scuole e altri soggetti pubblici".

L’E-rate, combinato anche con le iniziative pubblico-private di informatizzazione delle scuole lanciate dal vicepresidente Usa Al Gore (i "Net days", in cui aziende e comunità si impegnavano a portare computer e connessioni nelle aule), può vantare oggi un tasso del 90% di istituti scolastici informatizzati.

"Il problema oggi non è più qui. Tende a spostarsi su chi non può accedere dalle scuole.

La via maestra, ovviamente, è quella di incoraggiare la concorrenza di mercato e quindi prezzi sempre più bassi per i consumatori. Oggi negli Usa cominciamo a toccare la soglia dei 300 dollari per pc e anche iniziative private, come la Web-tv, che allargano l’accesso Internet anche a chi non è utente di pc, possono aiutare".

La seconda direttrice è la strada delle partnership tra pubblico e privato, sorta di "concertazione" all’americana in stile Clinton. "Qui la scorsa estate il Presidente ha compiuto uno specifico giro per le maggiori aree depresse degli Usa proprio con l’obiettivo di avviare partnership innovative per risvegliarne lo sviluppo. Tra cui iniziative per fornire servizi su Internet su misura per gruppi sociali svantaggiati oggi ai suoi margini". Per esempio i nativi americani che, nonostante il loro potente patrimonio culturale, non abitano a pieno titolo tra le altre tribù telematiche della rete.

Ma c’è un’altra freccia all’arco della non-esclusione. E si tratta di un fondo direttamente gestito dall’Ntia, chiamato Tiiap (Telecommunications and information infrastrucure assistance program) che promuove finanziamenti misti (una quota federale, altre dai fondi locali) a favore di soggetti pubblici e non-profit in relazione a progetti di sviluppo dell’accesso e la comunicazione su Internet di pubblico interesse. Nato nel 1994 insieme alla Nii il programma finora ha erogato 421 finanziamenti in 50 Stati per un totale di 135 milioni di dollari di esborsi diretti. Ma ha promosso investimenti complessivi per oltre 339 milioni di dollari.

"È uno strumento che ha funzionato davvero bene – osserva il rappresentante del Dipartimento del Commercio – dando la possibilità a tante realtà locali di avviare servizi e contenuti innovativi altrimenti impossibili. Come per esempio Filadelfia, dove 77 agenzie cooperano tra loro in rete per offire servizi sociali coordinati all’intera comunità". Oppure la Dance partners, un progetto del Ballet art del Minnesota (una delle prime cinquanta scuole di danza Usa) che utilizzerà le capacità interattive della rete per diffondere i suoi corsi anche agli anziani e disabili, comprese le aree rurali.

(Ndr: ripreso da Il Sole 24 Ore-Informatica di Venerdì 22 Ottobre 1999)