E-tichette a valanga

Dalle piste delle Dolomiti alle sale di pronto soccorso ecco la mappa dei chip Rfid adesivi che senza clamori stanno invadendo l'Italia

di Michela Cappellini

Dalla flora dei parchi naturali alle cantine di stagionatura del Parmigiano reggiano. Dalle sale del pronto soccorso ai pacchi postali, passando per i biglietti della metropolitana e per gli skipass. È qui che approdano ormai i chip Rfid, le etichette al silicio dotate di antenna e in grado di trasmettere via radio tutta una serie di informazioni sull'oggetto che le ospita o sulla persona che le indossa.

Il loro sviluppo è legato alle esigenze della catena di montaggio e della logistica, dopo di che si è pensato che il loro regno potesse essere gli scaffali del supermercato, dove i prodotti etichettati elettronicamente potevano agevolare il conto del carrello e il ripristino delle scorte. In questa direzione si sono mossi gli americani di Wal-Mart e di Metro, ma le loro esperienze hanno avuto scarso seguito tra i distributori minori, frustrati - secondo una ricerca degli analisti di Abi reserach - dall'incapacità di replicare lo stesso successo a costi vantaggiosi. E a questo punto che gli addetti ai lavori hanno cominciato a ragionare sul vero potenziale dei chip Rfid. che da un lato resta legato alla tracciabilità dei beni negli impianti di produzione, e dall'altro guarda con sempre più speranze al mondo dei servizi.

Da allora, e senza che ce ne accorgessimo troppo, le etichette digitali si sono insinuate nei contesti più diversi. Anche l'Italia oramai conta diverse esperienze consolidate, come dimostra la ricerca - in anteprima per "@lfa il Sole-24 Ore" - condotta dall'Osservatorio Rfid della School of management del Politecnico di Milano, di cui Umberto Bertelè è presidente. Oltre cento casi per uno studio, quello dell'Osservatorio, che viene presentato oggi e che rappresenta la prima mappa nazionale delle applicazioni della tecnologia Rfid.

Si scopre così che, sul fronte della produzione, l'utilizzo delle etichette digitali ha conquistato anche le aziende agricole, che le usano per monitorare la salute degli animali o per registrare la storia degli alimenti dal seme fino alla confezione, così come vorrebbe la nuova normativa europea sulla tracciabilità alimentare entrata in vigore a partire dal gennaio scorso. Interessanti, sempre nel segno della rintracciabilità dell'origine di un prodotto, gli esperimenti in corso per seguire la storia dei farmaci, che potrebbero agevolare tanto il ritiro di un preparato quanto la lotta ai medicinali contraffatti. Al momento, in Italia ci stanno provando aziende del calibro di Boerhinger Ingelheim e Bayer e distributori come Comifar e Unico, ma i costi dell'operazione per ora si sono rivelati troppo alti per poter passare all'implementazione.

Ma è nel mondo dei servizi che la tecnologia Rfid si sbizzarrisce: dalla tracciabilità dei pacchi postali all'identificazione dei contenitori destinati a essere riciclati. E questo, per quanto riguarda gli oggetti: perché sul fronte delle persone si fanno avanti ad esempio applicazioni dell'Rfid nelle sale del pronto soccorso, dove i chip monitorano gli spostamenti dei pazienti o le sacche di sangue destinate alle loro trasfusioni. Le etichette al silicio sono già entrate anche nei badge del personale. Ma per pedinare elettronicamente i dipendenti senza violarne la privacy é indispensabile l'approvazione delle rappresentanze sindacali.

La prossima frontiera dei chip Rfid? Ancora il settore dei servizi. Perchè questo mondo è pieno di spazi che le etichette elettroniche ancora devono esplorare. Così la pensano gli autori del primo studio italiano sulle applicazioni degli Rfid, condotto dall'omonimo osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

Prendiamo la locazione dei beni, per esempio: le lavanderie che mandano i capi pregiati - come i giubbotti di pelle o i tappeti persiani - a far lavare nei centri specializzati possono utilizzare le etichette Rfid per monitorare che non vadano persi, che vengano puliti correttamente e che soprattutto ritornino al mittente. A studiarli ci sono già in pista diversi produttori di macchine per il lavaggio. Anche chi affitta le biciclette, o chi dà i libri in prestito, oppure chi noleggia Dvd può essere interessato dalla tecnologia delle antennine di silicio. "Per tutte queste applicazioni - spiega Giovanni Miragliotta, condirettore dell'Osservatorio Rfid e curatore della ricerca insieme a Luigi Battezzati e ad Alessandro Perego - le etichette Rfid diventano economicamente convenienti perchè possono essere riutilizzate di continuo, cioè non vanno perse perché l'oggetto su cui sono applicate viene buttato o sostituito".

L'altra grande frontiera è quella dei servizi bancari. A cominciare dal borsellino elettronico: in Giappone, grazie all'iMode, i telefoni cellulari dotati di chip Rfid possono essere utilizzati per i micropagamenti. Ma, più in generale, le banche e gli istituti che gestiscono le carte di credito hanno già cominciato a riflettere sulle potenzialità dell'Rfid e sui suoi vantaggi rispetto alla tradizionale tessera a banda magnetica. Non foss'altro perché le carte elettroniche "contactless" (che funzionano cioè senza il contatto con il dispositivo ricevente perché appunto contengono un chip Rfid che trasmette via radio) durano a vita e le infrastrutture necessarie alla loro lettura sono meno costose dei dispositivi per strisciare la banda magnetica.

Infine, c'è tutto l'universo della sanità, dalla tracciabilità del farmaco al monitoraggio di tutto il tempo di permanenza di un paziente in ospedale. Un tema, questo, molto caro soprattutto agli Stati Uniti, dove la Sanità costa cara e le cause perse di un medico contro un paziente curato male sono milionarie. Tutto sta nel trovare il giusto mix tra dati sensibili del paziente da scrivere e quelli da tenere segreti: "Per far fronte a un'emergenza - ipotizza Miragliotta - si può pensare a inserire nel chip solo le informazioni strettamente indispensabili, come il gruppo sanguigno ad esempio. Tutte le altre possono essere contenute in un apposito data-base dell'ospedale o del sistema sanitario, a cui accedere attraverso una chiave, quella sì, registrata nel chip Rfid".


Ecco l'Italia delle etichette digitali

Oltre cento le applicazioni analizzate dal Politecnico di Milano
La frontiera è il borsellino elettronico nel cellulare per i micropagamenti

di Luigi Battezzati e Alessandro Perego

Il tema delle tecnologie Rfid e delle loro implicazioni sulle imprese, sui consumatori e sulla società in generale, è particolarmente attuale e al centro, anche nel nostro Paese, di un ampio dibattito, che, però, è rimasto a un livello eccessivamente astratto, basato spesso su idee stereotipate o su modelli esteri oramai "consunti". La ricerca presentata nelle pagine di questo giornale cerca di contribuire a questo dibattito proponendo una fotografia pragmatica e completa di quello che sta accadendo nel nostro Paese, con l'intento ultimo di fornire una base di informazioni utili per i decisori che - a diversi livelli (singola impresa, associazioni di categoria, authority, legislatore eccetera) - si devono confrontare con queste tematiche.

A questo scopo la ricerca ha studiato oltre 100 casi che ci hanno consentito di identificare i principali ambiti applicativi delle tecnologie Rfid e di classificarli, sulla base dell'effettivo stadio di sviluppo, in tre differenti categorie.

Le applicazioni tradizionali sono operative da tempo e, in alcuni ambiti, già molto diffuse. Gli esempi principali riguardano: il controllo dell'avanzamento della produzione negli stabilimenti, la biglietteria elettronica nel trasporto pubblico locale, l'identificazione degli animali di allevamento e di compagnia, il controllo degli accessi e il ticketing nelle strutture pubbliche e private (autostrade, stazioni sciistiche, piscine, spiagge. aziende eccetera).

Le applicazioni sperimentali, invece, fatta eccezione per pochi casi già in fase esecutiva, sono ancora in uno stadio di sperimentazione e di progetto pilota.

Esempi rilevanti sono: la logistica di magazzino e il trasporto merci, l'identificazione dei pazienti in ambito ospedaliero, la gestione degli asset (attrezzature, contenitori eccetera).

Applicazioni futuribili che sono per ora solo oggetto di analisi di fattibilità o, al più, di esperienze prototipali. Alcuni esempi in questo senso sono: la gestione dei punti vendita, la tracciabilità delle merci e le applicazioni volte a potenziare le funzionalità di prodotto.

L'Italia nello scenario internazionale. Ma come si colloca la realtà italiana all'interno dello scenario internazionale? La ricerca evidenzia una situazione in un certo senso contraddittoria, caratterizzata, da una parte, da alcune esperienze assolutamente di rilievo (come, ad esempio, quelle relative all'utilizzo di carte "contactless" Rfid nel trasporto pubblico o alcuni progetti in ambito ospedaliero volti a migliorare la qualità del "servizio" erogato ai pazienti), dall'altra, da ambiti applicativi in cui siamo più arretrati (ad esempio, la logistica di magazzino e il trasporto merci).

Il lavoro da fare. Tre sono, a nostro modo di vedere le cose, le direzioni principali verso cui occorre convogliare gli sforzi al fine di accelerare il percorso di sviluppo.

1 La diffusione della conoscenza delle tecnologie Rfid, che abbiamo spesso riscontrato superficiale e parziale, con la conseguenza che risulta difficile percepirne correttamente l'impatto sui processi aziendali e i benefici corrispondenti.

2 La concreta sperimentazione anche in assenza di un quadro ancora chiaro dei ritorni attesi, dal momento che in molti ambiti è necessario "sporcarsi le mani" per poter capire concretamente quali sono le opportunità e i vincoli della tecnologia.

3 La definizione del quadro normativo e legislativo, in quanto la tempestività e la tipologia delle evoluzioni in questo ambito sono essenziali per sbloccare la fattiva sperimentazione in alcuni importanti ambiti applicativi.

Il futuro. Quali sono allora i principali trend che è ragionevole attendersi nel prossimo futuro? In primo luogo una rapida diffusione delle applicazioni Rfid negli ambiti applicativi più tradizionali, anche grazie alla disponibilità di soluzioni tecnologiche "pacchettizzate". In molti degli ambiti applicativi sperimentali si delineeranno con più chiarezza i reali scenari applicativi, sgombrando il terreno da limitazioni in realtà superabili e da suggestioni irrealizzabili. Negli ambiti applicativi futuribili si intravedono già alcune possibili applicazioni ad altissimo potenziale innovativo (anche per il rilevante impatto che potrebbero avere sui consumatori finali), alcune delle quali già realizzate o in via di sperimentazione all'estero. Si pensi, ad esempio, alle applicazioni di pagamento elettronico con tag Rfid sul telefono cellulare oppure alle applicazioni di Customer relation-ship management nei supermercati, o ancora alle applicazioni di tracciabilità dei farmaci lungo tutta la filiera



IN OSPEDALE

Nessuno può perdersi al pronto soccorso di Varese

Geolocalizzazione del paziente. E' così che si chiama, in gergo tecnico, la sperimentazione dei chip Rfid in corso all'Ospedale di Circolo e fondazione Macchi di Varese: qui le etichette elettroniche servono ai pazienti per non perdersi nei meandri del pronto soccorso. A ognuno di loro, in pratica, al momento dell'accoglienza viene consegnato un'etichetta elettronica attiva grazie alla quale gli infermieri sanno in ogni momento dove si trova: nelle sale d'aspetto, in radiologia oppure nelle stanze delle visite. Non solo, ma anche i parenti, rimasti fuori, potranno seguire gli spostamenti del malato grazie ad appositi monitor. E persino il corredo di documentazione sanitaria che accompagna chi è in cura potrà essere recuperato con maggior rapidità in caso di urgenza, anche se passa di mano in mano a diverse equipe mediche e in diversi reparti.

Per la realizzazione di questo progetto avveniristico la classica dotazione dei sistemi Rfid, cioè il chip e l'antenna ricevente, non é abbastanza: è necessario infatti collocare in vari punti dell'ospedale una serie di sensori Wi-Fi, in grado di creare una rete senza fili di dispositivi per ricevere e trasmettere alla centrale le informazioni contenute nei chip Rfid. Un primo passo verso la costruzione del sistema é stato effettuato nell'aprile 2004, ma la sperimentazione vera e propria necessita di un periodo di due anni a partire dalla prima metà di quest'anno, con il coinvolgimento di almeno

200mila pazienti al fine di valutare l'effettiva efficacia dell'impianto e il miglioramento complessivo delle prestazioni mediche d'urgenza. La realizzazione dell'applicazione é curata dal Consorzio di bioingegneria e informatica medica di Pavia.


NETTEZZA URBANA

Così si velocizza la separazione dei rifiuti a Milano

Ogni camion i suoi rifiuti, e per ciascuno un solo container finale di deposito. All'Amsa di Milano, a questo serve la tecnologia Rfid: per separare i sacchi di immondizia con più rapidità. I furgoncini, dotati di etichette elettroniche, ora arrivano sulla piattaforma e il loro contenuto viene pesato in un attimo, visto che non occorre più prendere nota del tipo di rifiuti trasportato perché le generalità vengono trasmesse in automatico dai chip. Combinando poi l'Rfid con le nuove pese dinamiche, il calcolo della quantità di rifiuti raccolti avviene senza il bisogno, da parte dell'automezzo, di fermarsi sulla pesa.

Anche lo studio in corso presso la Pirelli ambiente tecnologie (del gruppo Pirelli) ha a che fare con i mezzi di trasporto dei rifiuti, ma questa volta l'obiettivo è tutto ecologico. Le etichette Rfid verrebbero cioè applicate ai mezzi della nettezza urbana affinché vengano riconosciuti in automatico dalle colonnine di erogazione del carburante: questo consentirebbe, per ciascuno autoveicolo, di dosare gli additivi della benzina in base ai dispositivi filtranti montati su ogni scarico. Con il risultato di ottenere da ciascun veicolo il minimo delle emissioni di Pm10 possibile. La società sta pensando di proporre questo tipo di soluzione anche alle aziende di trasporto pubblico: dato che il mercato di questi speciali filtri sta nascendo in questo periodo, il numero di aziende che richiederanno questa soluzione per il dosaggio degli additivi alla flotta potrebbe rivelarsi considerevole. Pirelli spera anche che, in futuro, i tag potranno essere impiegati per la regolamentazione del traffico nelle aree urbane: serviranno a riconoscere all'ingresso i veicoli "puliti", cioè dotati dell'apposito filtro.


IN MONTAGNA

Niente più code all'ingresso delle piste da sci

Niente più code agli ingressi delle piste da sci, niente più bacchette che scappano di mano nel tentativo di recuperare l'abbonamento. Accade agli impianti di risalita delle dodici vallate gestite dal Federconsorzio Dolomiti superski, dove a partire dall'ultima stagione invernale i pass degli sciatori sono stati muniti di chip Rfid. L'operazione riguarda qualcosa come 463 impianti di risalita gestiti attraverso 280 biglietterie, per un totale di oltre 4 milioni di pass venduti ogni anno che servono a oltre 150 milioni di passaggi attraverso l'intero comprensorio.

Le nuove tessere consentono l'accesso alle piste senza dover estrarre ogni volta il cartellino dell'avvenuto pagamento. Il comprensorio ne utilizza di due tipi diversi: il primo si chiama Paper smart card ed è usa e getta, cioè viene utilizzata per abbonamenti di validità limitata. Il secondo, invece, si chiama My Dotomiti supercard, non è di carta ma di Pvc e può essere addirittura ricaricata via Web dall'intestatario della carta per più di un anno consecutivo. La sperimentazione dei chip è durata qualche anno prima di andare a regime. Fondamentale, per poterla avviare, è stato il fatto che fin dagli anni Settanta le 138 società che gestivano gli impianti del comprensorio hanno deciso di raggrupparsi in un unico consorzio.

Questo ha permesso di registrare centralmente, fin da allora tutte le singole vendite di skipass e tutti i passaggi sui diversi impianti: chi ha deciso 1a sperimentazione dei chip ha dunque trovato uno scenario già unificato dal punto di vista dei sistemi e delle procedure.

Alla fine, il risultato pare aver soddisfatto sia gli organizzatori che gli utenti: in questi mesi presso gli impianti è stata registrata una quasi totale assenza di code e rallentamenti ai varchi di accesso alle piste anche nei periodi di maggior afflusso di persone.


NEI PARCHI

E la pianta raccontò la propria storia

Dimenticatevi le audioguide dei musei, coi tasti numerici da schiacciare in corrispondenza di un quadro o di una scultura per sapere tutto su chi l'ha fatta o sul suo contesto storico. Presto non ci saranno più bottoni da pigiare, ma gli approfondimenti arriveranno direttamente ai visitatori senza bisogno di richieste e quando meno se lo aspettano. Semmai, ci sarà il problema di non sapere come evitare alcune informazioni e di doversele quindi sorbire tutte.

Dal punto di vista tecnologico, basta un palmare in mano al visitatore e una serie di chip Rfid attivi, di quelli cioè che trasmettono in automatico e a più lunga distanza, disseminati qua e la per la mostra o per il museo. E perchè no, anche per il parco. Proprio questo, infatti, stanno studiando al Parco naturale del Mont Avic, in Valle d'Aosta, che si estende per oltre 5.700 ettari. Le etichette elettroniche dovrebbero essere distribuite nelle zone più interessanti del parco e lungo i sentieri principali, in modo tale che quando il turista passa vicino a una di queste il suo palmare preso a noleggio si illumina e comincia a raccontare i tipi di flora e di fauna presenti sul luogo e le caratteristiche geologiche delle rocce e dei terreni circostanti. Nessun pericolo d'inquinamento da silicio: i chip verrebbero annegati nel terreno in modo sicuro, al riparo da atti vandalici e ben nascosti agli occhi dei visitatori, per non deturpare la bellezza del paesaggio. Anzi, potrebbero addirittura arrivare a sostituire tutti i cartelloni esplicativi, eliminando così ogni ostacolo alla vista del panorama.

Il progetto per il Mont Avic rientra nel Programma regionale di azioni innovative voluto dalla Regione autonoma per promuovere lo sviluppo del territorio attraverso l'innovazione in campo organizzativo, finanziario, ma anche tecnologico.


AL LAVORO

Il badge aziendale ha messo le antenne

Consegnare ai lavoratori una carta con chip Rfid oppure un badge a banda magnetica non cambia poi molto: chi striscia il tesserino già oggi viene monitorato per l'orario d'ingresso e per quello d'uscita. Eppure, ci sono tre motivi per cui il cambio da un tipo all'altro non avviene alla pari, come insegna l'esperienza della Merloni termosanitari (Mts), multinazionale con oltre 7mila dipendenti che si occupa di soluzioni per il riscaldamento dell'acqua e dell'ambiente.

Il primo é che sulle card Rfid è possibile registrare molti più dati che in quelle a banda magnetica: alla Merloni, per esempio, i nuovi badge abilitano anche l'accesso alla mensa. Come funziona? Il monitoraggio degli ingressi è collegato direttamente all'applicazione aziendale che conta le ore presenza e elabora a fine mese la busta paga: ed è proprio grazie a questo collegamento che l'accredito del buono pasto, può essere fatto direttamente sul badge. Il che fornisce anche l'indubbio vantaggio di non dover procedere a fine mese alla compensazione fra buoni effettivamente utilizzati e quelli concessi.

La seconda differenza è che la manutenzione delle carte Rfid è meno costosa di quelle tradizionali, che si smagnetizzano con più facilità e che per esempio sono meno adatte ad ambienti sporchi o polverosi come possono essere quelli di certi impianti produttivi. Ma quella che più salta all'occhio è la terza differenza: con i chip Rfid i lavoratori possono essere monitorati anche a distanza perché non occorre più strisciare il badge per rivelare all'azienda dove siamo, basta passare in prossimità di una delle tante antenne riceventi. Con tutta una serie di implicazioni per la privacy di non poco conto. Perché se alla Merloni assicurano che i dipendenti sono stati informati della cosa e sono soddisfatti dei risultati, l'ex Garante per la Privacy Stefano Rodotà ha sempre parlato chiaro: niente di tutto questo può essere fatto senza la conoscenza e l'approvazione delle rappresentanze aziendali dei lavoratori, pena le cospicue sanzioni comminate, prima ancora che dal codice sulla protezione dei dati personali, dallo Statuto dei lavoratori.


MANIFATTURA

Il chip va nel frigorifero ormai da dieci anni

Quelli dell'Rfid alla catena di montaggio è una delle applicazioni più tradizionali della tracciabilità elettronica, che nel comparto industriale si è diffusa proprio a partire dall'esigenza di seguire gli oggetti in tutte le fasi della loro produzione. Non sorprende dunque che nei suoi stabilimenti europei la Whirlpool abbia cominciato i primi esperimenti da oltre una decina di anni. E proprio la sua esperienza permette di capire che anche gli Rfid, una tecnologia che sembra agli albori e rara da incontrare, in realtà hanno ormai una storia. -

Tra i siti produttivi oggetto di esperimento c'è anche il suo centro italiano di Cassinetta di Biandronno (in provincia di Varese), dove i primi trasponder made in Philips furono adottati per la gestione dei pallet dei frigoriferi. Già un anno e mezzo fa, però, questo stesso sistema è stato considerato obsoleto: troppo poco lo spazio di memoria disponibile sulle targhette elettroniche. Così, l'azienda ha provveduto ad acquistare chip di nuova generazione, grazie ai quali è possibile registrare un numero più elevato di informazioni sul prodotto.

Due anni fa, poi, Whirlpool ha messo a punto un progetto pilota anche in un'altra delle sue fabbriche italiane, con l'obbiettivo di testare l'impiego degli Rfid nella gestione del magazzino.


ALLEVAMENTO

Monitoraggio continuo della salute degli animali

Di etichette a radiofrequenza per i suoi 1.400 bovini da latte di razza Frisona l'azienda agricola Sangiacomo e Franchi, in provincia di Brescia, non solo le usa già, ma di due tipi diversi.

Il primo è un chip passivo (si attiva cioè soltanto in presenza dell'apposita antenna): viene agganciato al collare della mucca e serve per identificarla all'ingresso della sala di mungitura e automatizzare le operazioni di pesatura del latte. Nel caso degli animali, oltre che al collare l'etichetta può essere posizionata sotto pelle, alla base della coda o addirittura nello stomaco.

L'etichetta Rfid attiva (quella cioè in grado di trasmette in ogni momento i dati, invece, è molto più avveniristica: il chip raccoglie in tempo reale il numero di movimenti compiuti dalla mucca quindi il sistema computerizzato centrale li elabora e determina se l'animale è malato oppure se è in calore. Tutta tecnologia, questa, che consente una buona dose di riduzione dei costi, assicurano alla Sangiacomo e Franchi.

Al Consorzio qualità della carne bovina della Coldiretti di Milano, invece, i chip Rfid sono ancora allo studio. E sotto la lente dei soci ci sono più progetti. Anzitutto - quello più semplice - per l'identificazione digitale degli animali, abbinando chip e numero di passaporto. Poi c'è lo studio della curva di crescita dei bovini, per la quale potrebbe essere automatizzata la raccolta delle pesature.

Fra i piani, ce n'è anche uno che ha a che fare con la fase finale della catena della produzione della carne quella della vendita: insieme alla Coldiretti, infatti, il consorzio sta studiando la possibilità di un'integrazione dei suoi sistemi con quelli dei punti vendita, in modo tale da favorire quella rintracciabilità degli alimenti imposta dalla normativa europea sulla sicurezza entrata in vigore nel gennaio scorso.


ALIMENTARI

La stagionatura del Parmigiano passo dopo passo

Nel Mantovano i tecnologici chip Rfid hanno violato il tempio della tradizione del made in Italy alimentare: le cantine di stagionatura del Parmigiano reggiano e del Grana padano. Accade al consorzio Latterie sociali mantovane Virgilio, che raccoglie 96 aziende e che ogni anno trasforma oltre un milione di tonnellate di latte in formaggio. Un processo, questo, che dura diversi mesi: le forme acquistate dai soci devono essere prima trattate con la salamoia, poi devono stazionare nella camera calda e infine possono essere stagionate, per un minimo di almeno nove mesi. Durante quest'ultimo periodo le forme vengono più volte spazzolate: capita così che il numero distintivo impresso su una placca di caseina si consumi e diventi illeggibile, procurando non poche grane al processo di tracciabilità delle forme.

È a questo punto che entra in gioco il chip Rfid: affogato nella vecchia placca di caseina - questo per ragioni igieniche, cioè per evitare il contatto fra il formaggio e il rame della targhetta elettronica - consente di seguire la forma lungo tutto il suo processo di lavorazione. I microchip scelti da Virgilio sono riscrivibili, in modo tale che al suo interno possano essere aggiunte nuove informazioni lungo il percorso. Alla Virgilio la versione definitiva del sistema dovrebbe essere operativa verso giugno, dopo che l'esito delle due sperimentazioni condotte all'interno del consorzio - una nel 2003 e l'altra nel 2004 - si è rivelato positivo. Talmente positivo che i soci stanno già pensando di portare l'Rfid dai formaggi ai prosciutti, inserendo all'interno di ciascuno una targhetta con tutte le informazioni sulla vita del maiale originario.


POSTE

Lettere-civetta per soddisfare gli utenti

Se nella cassetta della posta un giorno trovate una busta con dentro un chip non stupitevi più tanto: si chiamano lettere civetta, il processore in questione è un Rfid e vengono distribuite a caso in modo da permettere all'International post corporation di monitorare la qualità dei servizi di posta internazionale gestiti dai suoi associati. Questi stessi dati vengono anche utilizzati per il calcolo della remunerazione delle spese, che nel caso degli invii internazionali va ripartito fra le varie poste nazionali.

In realtà, questa non è stata che una delle prime applicazioni dell'etichetta elettronica al mondo dei servizi postali.

Da allora di strada i chip ne hanno fatta, tanto che le stesse Poste Italiane hanno cominciato a usarli per la tracciabilità dei sacchi di posta prioritaria e hanno finito con l'allargare il sistema anche ai contenitori di posta ordinaria. In entrambi i casi, per ciascun sacco il vecchio cartellino con i dati sulla destinazione e sul tipo di prodotto viene abbinato a una busta trasparente dotata di etichetta Rfid. Quindi, grazie ad apposite postazioni poste in punti chiave del processo di trasporto della corrispondenza, il sacco può essere tracciato lungo tutti i processi a valle: non solo, quindi, all'ingresso e all'uscita degli stabilimenti, ma anche lungo tutte le aree della lavorazione delle cassette postali.

Oltre alla tracciatura per il controllo di processo e per la misura della qualità, il sistema viene anche utilizzato per la gestione dei "vuoti", elemento critico poiché i flussi di corrispondenza sono estremamente sbilanciati tra Nord (regioni prevalentemente mittenti) e Sud (regioni prevalentemente riceventi).

(Ndr ripreso dall'inserto @lfa de la Repubblica del 14 aprile 2005)