OTM - Osservatorio TuttiMedia
CONVEGNO IL COMPUTER E LA VITA DELL'UOMO
Roma, 22 gennaio 2003

L'uomo è sempre il fondamento di tutto

di
Vincenzo Cappelletti
Presidente della Società Italiana per la Storia della Scienza

Nel rapporto tra calcolatore e pensiero medico l'uomo è pur sempre il fondamento di tutto. La medicina ha avuto sempre con l'individuo un rapporto di grande rispetto non riducendosi mai a mera patologia. D'altra parte la scienza è sì un seguito di profondi cambiamenti ma è anche continuità, accumulazione di conoscenze e di saperi. La biomedicina è, e non può non essere, che una testimonianza della continuità della scienza, la continuazione dell'intuizione di Ippocrate di porre al centro di tutto l'individuo e il rispetto di esso.

Il compito del medico è arduo: studiare i libri, ossia la conoscenza e i saperi accumulati, e le schede diagnostiche dei propri malati avendo sempre ben presente che non esistono due malati né due malattie uguali. Nell'adempiere a questo compito c'è evidentemente necessità di colmare un baratro conoscitivo, di costruire memorie attraverso cui creare un universo di accumulazione su cui fondare e rifondare un nuovo sapere medico. Le capacità e la memoria del computer rappresentano utili strumenti di realizzazione di un "magazzino della memoria".

Tutte le innovazioni, e il calcolatore è certamente una di esse - forse la più rilevante, nel Novecento, dopo la radio - s'inseriscono in un flusso storico, che viene da lontano e procede verso lontananze solo vagamente intuibili. Il flusso nel quale l'innovazione s'inserisce la mette selettivamente in relazione con circostanze specifiche, che ne pongono in evidenza aspetti nuovi o comunque ulteriori a quelli già noti. In quanto macchina per l'accumulazione della memoria, il calcolatore si è inserito entro uno specifico flusso, che definirei "pensiero medico", in un momento in cui esso subiva un eccezionale incremento di portata e uno straordinario ampliamento di orizzonte.

Come lo percepisce l'occhio dello storico abituato alla sintesi e nello stesso tempo capace di percepire le differenze tra presente e passato, il pensiero medico coniuga nel Ventesimo secolo innovazioni radicali e un alto grado di continuità, per la quale ultima proporrei il termine di "fisiopatologia". L'unità di vita normale e vita abnorme, di sanità e malattia, viene dallo scorso secolo - ne hanno merito il tedesco Rudolph Virchow e il francese Claude Bernard -, ed è alla base di quella che con formulazione di Bernard chiamei "medicina scientifica", opposta alla "medicina osservativa" di Thomas Sydenham, il grande contemporaneo di Newton.

Se tale è l'asse della continuità, l'elaborazione analitica delle tre nozioni primitive, di fine Ottocento, rappresentate da funzione, malattia e entità cellulare ha imboccato la strada della "complessità", rappresentandone l'esempio più probativo e clamoroso.

Le pur eccezionali riserve di capacità mnemonica delle strutture nervose umane, dovendo di necessità ripartirsi tra esperienza in atto e accumulazione conoscitiva nei vari settori, non sono in grado di fronteggiare le specifiche richieste di accumulazione e riversamento inerenti all'informazione medica.

Prescindere dalle conoscenze che si sono accumulate sulla struttura molecolare della cellula, sulle correlazioni neuro-ormonali tra gli organi, sui rapporti tra individuo e ambiente è atteggiamento da relegare tra le illusioni di una prassi, non solo inadeguata al presente, ma anche nociva all'esercizio corrente della professione sanitaria.

La complessità della medicina è numerica e strutturale. Il sequenziamento del codice genetico ha avuto il merito di accettare la sfida posta dalla presenza di tre miliardi di nucleotidi in ognuna delle dieci alla diciassette cellule che si ritengono esistenti nel corpo dell'uomo. E infatti non si sarebbe giunti al sequenziamento senza l'impiego del supercalcolatore. I grandi numeri del corpo umano sono derivati non da sovrapposizione dell'omogeneo, ma da addizione del diverso. Dal novero di ciò che è diverso derivano le cause differenziate di malattia. La continuità della medicina di oggi con quella di ieri, come accennato, dipende dall'unità di fisiologia e patologia. Ma ogni unità fisiologica può esprimersi in manifestazioni patologiche. Il calcolatore diventa in tal modo la prima esigenza strumentale presso il medico che intenda esercitare la propria attività con adeguatezza dei mezzi conoscitivi ai fini curativi. Ci troviamo in tal modo a dover costruire le memorie che abiteranno in questo calcolatore ubiquitario, il suo "software", a disposizione del medico quando egli ripercorre le schede con le osservazioni cliniche compiute sui pazienti.

Intanto si è consolidato un più modesto uso del calcolatore per la seriazione dei dati forniti dalle macchine, sempre più numerose e sofisticate, che registrano la funzionalità dei diversi organi.

L'incontro di calcolatore e medicina utile e necessario non toglie ma aggiunge adeguatezza conoscitiva alla prassi medica che vigila sul primario valore individuale, sociale ed economico della salute.

(Ndr: ripreso dal mensile Media Duemila di marzo 2003)