Riservatezza ad alto rischio di Norme da riesaminare per proporzionalità, ragionevolezza e forma, specie per Internet. L'impressione viene dal decreto legge che sterilizza le scelte di Governo e Parlamento effettuate con il Codice sulla privacy riguardo al traffico telefonico, che recepivano indicazioni del Garante. L'ltalia aveva il primato negativo rispetto ad Europa e Usa, della conservazione più lunga, temperato dalla possibilità di conservare per cinque anni solo i dati utili per fatturare, il che significava cancellare subito quelli del prepagato e di Internet. Il Codice, recependo una direttiva, aveva ridotto a sei mesi la conservazione "civilistica" dei dati di traffico accogliendo, però, istanze di inquirenti i quali auspicavano che, solo a fini penali, potesse conservarsi il traffico telefonico per 30 mesi, e non: una misura eccezionale che non riguardava Internet. Di recente, il Garante aveva raccolto ulteriori proposte che - adducendo i successi nei casi Biagi/D'Antona, nei quali i tabulati telefonici forniscono maggiori riscontri rispetto al passato - chiedevano di rimodulare la conservazione con più elevate garanzie. Il decreto è andato oltre e, risentendo della scadenza del 31 dicembre, ha previsto due periodi di complessivi cinque anni per la conservazione di qualunque traffico, con modalità da stabilirsi ma che, allo stato, riguardano potenzialmente anche accessi a siti web, forum e consultazioni di pagine web di tutti in Internet. Nessun Paese al mondo si è spinto a tanto, neanche Usa e Regno Unito più esposti dopo 1'11 settembre o Paesi che conoscono anch'essi terrorismo e criminalità organizzata. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo fissa, infatti, requisiti -ribaditi dalla giurisprudenza europea e dalla direttiva del 2002 - di necessità, appropriatezza e proporzionalità per le limitazioni a riservatezza, libertà e segretezza della corrispondenza. Dopo 1'11 settembre Germania, Francia, Spagna e Belgio hanno previsto un massimo di un anno di conservazione estensibile a Internet, ma non riescono a varare idonei atti attuativi per enormi difficoltà. Anche il rapporto con la Costituzione è delicato. Libertà e segretezza della corrispondenza attengono anche ai dati di traffico che individuano quando e tra chi è intercorsa una comunicazione. È legittima una differente modalità di tutela tra intercettazione dei contenuti e acquisizione investigativa dei dati "esteriori", ma occorre chiedersi quando, per la Costituzione, si determina una "limitazione" della libertà e segretezza, in una fase dello sviluppo delle comunicazioni in cui centinaia di miliardi di dati rivelerebbero il punto preciso in cui eravamo in ogni momento nel quinquennio (grazie alla localizzazione) e, tramite Internet, i nostri interessi, cosa pensiamo e l'intera vita di relazione. Per non parlare dei dubbi sulla gestione di pacchetti Sms, segreterie telefoniche in rete, posta non scaricata e altri dati che rivelano contenuti. È sbagliato impostare il dibattito sulla prevalenza tra privacy e sicurezza, che coesistono tra loro. Occorre individuare soluzioni proporzionate che non si arrendano di fronte all'ovvia utilità di alcuni dati di traffico in delicate inchieste. È la logica sottostante da valutare, soprattutto per Internet. Si rischia di pensionare l'impostazione tradizionale (secondo cui lo Stato interferisce legittimamente, quando è necessario, sui dati giá disponibili relativi alla vita privata) generalizzandone un'altra con la quale si obbligano i cittadini a lasciare per lungo tempo una "traccia" del proprio essere, "just in case", potendo essere un domani utile per punire una minoranza pur responsabile di gravi reati. In questa scia si pongono le proposte di raccogliere Dna e impronte digitali di tutti i cittadini, di non distruggere mai le immagini della crescente videosorveglianza pubblica e privata o i dati dei vari sistemi Gps. In passato si è più volte sconfitto il terrorismo senza queste misure. Non basta mettere i dati "sotto chiave" (gli archivi di cui parliamo sono stati a lungo un colabrodo) o prevedere un parere del Garante su un quadro insoddisfacente già compiuto. Chi farà controlli? Risorse? Il Parlamento si era già espresso di recente e potrà delineare un nuovo equilibrio. (Ndr: Ripreso da Il Sole 24 Ore di martedi 30 dicembre 2003) |