OTM - Osservatorio TuttiMedia Il computer per leggere il racconto della vita di "Più si sa di biologia, più diventa possibile svincolarci dai suoi condizionamenti per aspirare ad essere sempre più liberi, come società e come individui". L'affermazione è di quelle che pesano, soprattutto se a pronunciarla un uomo e uno studioso del calibro di Edoardo Boncinelli, fisico biologo e genetista, tra i pochi oggi in grado di avvicinare scienza e poesia, tecnologia e filosofia teoretica. Intervenuto presso la prestigiosa sede dell'Accademia Nazionale dei Lincei, in occasione del convegno organizzato dall'Osservatorio Tuttimedia "Il computer per la vita dell'uomo", Boncinelli ha orientato la sua relazione sul delicato rapporto che sussiste tra scienza dell'informazione, teoria della conoscenza e libertà, annunciando le sfide più avvincenti che toccheranno i versanti della ricerca genetica. Boncinelli ha, infatti, toccato nel vivo delle grandi questioni relative alla scienza della vita, che stanno appassionando l'opinione pubblica mondiale, hanno toccato un terreno particolarmente fertile. Basti pensare che nel 2003 designato dall'ONU come "anno dell'acqua", ricorre il cinquantennale della straordinaria scoperta (1953) di Crick e Watson della struttura a doppia elica del DNA. Da quel momento la ricerca si è portata molto avanti, ed oggi a due anni dall'annuncio della sequenza del genoma umano, a seguito della recente analoga mappatura del topo, la "post-genomica" sta già coniando un apparato terminologico e scientifico, in cui parole come "proteoma" e "trascrittoma" serviranno a definire nuove rivoluzioni nella comprensione del vivente. Genetica, identità e differenza Nel suo ultimo libro "Io sono tu sei", pubblicazione, che ha rinnovato il successo già ottenuto dallo scienziato con "Genoma: il grande libro dell'uomo" (entrambi editi da Mondatori), Boncinelli aveva già cominciato a tracciare l'affascinante percorso della sua ricerca, che da anni oscilla tra l'affascinante mondo dell'infinitamente piccolo, costituito dalla biologia cellulare e il complesso universo dell'organismo umano, in cui caso e necessità si toccano, in un groviglio inestricabile. "L'individualità - si legge nel libro - nostra e altrui è tutto per noi, e rappresenta uno dei perni, forse il perno della nostra vita e della nostra civiltà". Occuparsi di genetica, in quest'ottica, vuol dire innanzi tutto scavare le recondite profondità dell'io, per capire il significato di individuo, identità, differenza, per scorgere, oltre l'apparenza e le impressioni di superficie, le leggi che "dettano" il cammino della vita e dell'evoluzione della specie. Si capisce dunque che Genoma rimane la parola chiave, la porta d'ingresso che contiene i segreti della nostra vita. " Come la stele di Rosetta, capito una volta per tutte il codice di lettura, si potrà sprigionare una lunga teoria di interpretazioni, che proietteranno l'uomo nei meandri più reconditi dell'identità, fino a capire la natura della differenza". In questo quadro risulta molto chiaro e allo stesso tempo arduo, il compito delle scienze informatiche: aiutare il genetista, il biologo o più in generale lo scienziato a leggere questa "grande enciclopedia", di cui agogniamo di conoscere la fine, ma di cui non riusciamo nemmeno a comprendere la trama, "troppo piccolo si presenta ancora il fronte del nostro sapere, troppo profonda la notte della nostra ignoranza". Le nuove frontiere della "bioinformatica" Se appare dunque sfumata la preoccupazione, espressa pochi mesi fa, nel precedente convegno internazionale dell'Osservatorio Tuttimedia, quando lo stesso Boncinelli si era interrogato sul destino del computer a fronte della sua possibile "morte e trasfigurazione", un messaggio non va trascurato: bisogna dare nuovo slancio alla ricerca genetica e nello stesso tempo impegnarsi ad individuare con puntualità e competenza, il campo di azione della bioinformatica, nuova disciplina trasversale, cui spetterà "inventare" modalità e tecniche di lettura del "racconto della vita". "L'apporto del computer - ha precisato lo scienziato - sarà indispensabile per ordinare e classificare i dati che la genomica continuamente ci sottopone e che raddoppiano al ritmo di ogni sei mesi. Il lavoro è immane se si considera che il genoma contiene tutte le istruzioni per costruire un essere umano, per tenerlo in vita e farlo riprodurre. Si tratterà di trovare un algoritmo o più algoritmi per identificare le tappe significative dell'evoluzione umana. Il testo riportato dai nostri cromosomi è scritto con le quattro basi chimiche che costituiscono il DNA. Un libro di sole 4 lettere, messe però in fila, fino a comporre tre miliardi di caratteri. Non ha senso dunque stamparlo (occorrerebbero 80 anni solo per leggerlo), potrà essere utile, semmai, scorrerlo al computer, per focalizzare plausibili percorsi di senso compiuto". Ma quali riferimenti è possibile trovare in un campo di lettura così particolare? "Bisogna rifarsi ad alcune parti speciali, che non sono altro che i nostri geni, capitoli di senso compiuto che hanno nel loro programma il compito di specificare le funzioni biologiche". Quello che stupisce è che allo stato attuale i ricercatori padroneggiano solo una pochissima percentuale di questi capitoli ( circa il 3/4%), mentre le regole che siamo in grado di padroneggiare possono servire a capire solo il 10% del nostro DNA. Queste piccolissime porzioni, che gli scienziati stanno faticosamente interpretando, ci dicono che esistono geni "capricciosi", definibili come vere e proprie abberazioni della natura, responsabili di gravi malformazioni e malattie. Si tratta di quei geni che gli esperti chiamano "monofattoriali", la cui "mutazione" diventa una terribile minaccia per la salute dell'individuo. Dalle "protesi" alle "neotesi" Colmare le lacune non sarà solo una questione di quantità, ma di qualità dell'informazione. "Non basta Shannon - ammonisce lo studioso - non si dovranno, infatti, misurare solo i bit per decriptare le operazioni biologiche dell'organismo, se anche i linguisti sono ormai convinti che persino la mente e il corpo, oltre che gli eventi fisici, sono fatti di comunicazione". La complessità dell'organismo non dipende tanto dal numero di geni codificati nel genoma ( dobbiamo pensare che il nostro organismo ne contiene solo il doppio rispetto ad un minuscolo vermetto) quanto dalla varietà dei diversi tipi cellulari e dalle specializzazioni acquisite nel corso dell'evoluzione. Da qui l'importanza di comporre il "trascrittoma", una mappatura particolare che esprime tipi, specialità e competenze cellulari. Ma a questo punto si apre un ulteriore fronte: quello della dialettica "senso e strumento" altro argomento caro a Boncinelli. Non sempre gli strumenti sono "protesi", cioè semplici prolungamenti dei sensi. Nel caso dell'automobile, degli occhiali, del microfono si può parlare di "protesi", ma se consideriamo ad una invenzione come quella dell'orologio come la mettiamo? Siamo di fronte a quello che il fisico - matematico Giuliano Torando di Francia definisce "neotesi", "un prodotto culturale dell'evoluzione umana, che va oltre l'orizzonte classico dei sensi". Bisogna perciò concludere che anche l'invenzione del computer si incammina verso un processo di passaggio da protesi a neotesi, da semplice amplificatore delle capacità di elaborazione e di calcolo del nostro cervello a qualcosa di più e di più potente, che lascia presagire gli orizzonti ancora sfumati, ma sempre più vicini dell'era "post - informatica". (Ndr: ripreso dal mensile Media Duemila di marzo 2003) |