I vizi dei potenti di Quando entrai nel giornalismo il trucco era questo: parlare di faccende scandalose condannandole con finto sdegno o fingendo di nasconderle dietro allusioni. Non si scriveva che uno trovato in un campo seminudo e con il cranio spaccato era un omosessuale ucciso da un balordo, ma che il delitto "rientrava negli ambienti delle amicizie particolari". E mai naturalmente che si trattasse di un impiegato Fiat o di qualche pubblico e rispettabile ufficio. Ma vedo che le cose non sono poi molto cambiate neppure in tempo di privacy, l'ultima delle ipocrisie spacciate per difesa dei diritti civili. Un esempio eccelso di questa ipocrisia la si è avuta con il caso milanese della "brasiliana d'oro", una prostituta dalle tariffe astronomiche e pare dalle prestazioni rimarchevo1i, come ha attestato l'imprenditore, naturalmente non nominato, che le versò tre assegni per complessivi ottanta milioni. Il giornale pubblicava invece a caratteri cubitali che fra i clienti della brasiliana c'erano dei giocatori di calcio famosi a cominciare dal fenomeno Ronaldo, ma in un commento annesso si diceva che giustizia e informazione possono usare purtroppo due pesi e due misure, tener segreto i nomi dei viziosi ma renderli noti se sono persone che "rivestono una particolare rilevanza sociale e pubblica". Curioso commento da cui si doveva dedurre che il giornale aveva violato la privacy ma su licenza di una legge per cui le norme evidentemente sono materia di varie e contraddittorie interpretazioni. Di recente, infatti, il custode della privacy Rodotà si era lamentato di una interpretazione opposta di un giornale che aveva pubblicato il nome di una prostituta albanese ma non quello del suo altolocato cliente. Un gran pasticcio per confessare che fra le "persone importanti" con qualche vizietto vanno pubblicizzati come peccatori non i potenti ma i loro cortigiani e menestrelli. La nostra cronaca è piena di scandali in cui sono stati messi alla gogna cortigiani e menestrelli, attori come Walter Chiari o come il presentatore Enzo Tortora o il cantante Califano con cui la giustizia può fare la faccia feroce, ma quasi mai ministri, deputati o industriali che vengono coperti come nel caso milanese, dietro pseudonimi come Alfa e Omega. Ma in fatto di ipocrisia c'è di peggio: forse è meglio questa ipocrisia nostrana di tipo clericale che il moralismo feroce e interessato in voga negli Stati Uniti, dove ogni relazione sessuale può essere trasformata in ricatto e ogni privacy può essere violata se si riesce a farne un affare. Uno degli aspetti più disgustosi della società in cui viviamo è di avere equiparato l'onore al denaro, il buon nome alle querele in cui l'indignato e offeso si ritiene pienamente ripagato e riabilitato solo dietro il versamento di un congruo numero di milioni. La difesa dei diritti civili in una società in cui l'unico valore è il denaro e le professioni più potenti sono quelle del potere politico o avvocatizio ottiene l'effetto, non si sa se previsto o casuale, di rendere sempre più impuniti i potenti e i furbi e sempre più indifesi i deboli e gli ingenui. (Ndr: ripreso dal supplemento de la Repubblica "Il Venerdì" del 6 agosto 1999) |