Le tecnologie push cercano in rete ciò che serve all'utente e lo recapitano sul suo computer di Quando si è iniziato a parlare di Netcasting technologies all'interno delle aziende gli uomini del marketing si sono subito entusiasmati. Le possibilità offerte da queste tecnologie che portano il prodotto giusto al cliente giusto nel momento giusto rappresentano, almeno teoricamente, la chiave di volta per qualsiasi successo commerciale. Per molti è la vera svolta che il marketing aspettava da Internet: trasformare le belle vetrine dei siti e dei mall virtuali in qualcosa di propositivo capace di dare risposte precise e immediate alle specifiche esigenze dei clienti. Non a caso le Netcasting technologies sembrano accreditarsi come le protagoniste del ricambio generazionale che dovrebbe cambiare il volto del commercio elettronico. Il tutto grazie a un semplice mutamento di prospettiva: non deve più essere la Rete che chiede agli utenti di navigare per cercare ciò che serve, ma sono le Netcasting technology che cercano nell'immenso mondo di Internet ciò che serve all'utente e lo rendono disponibile sul suo desk. «Le potenzialità sono enormi - precisa subito Massimo Pezzini, research director middleware technology di Gartner Group Italia -. Le Netcasting technologies sono destinate a influenzare i prossimi sviluppi del commercio elettronico, ma soprattutto dovrebbero aprire nuovi orizzonti nell'ambito del delivery delle informazioni, dei servizi o di prodotti molto particolari come a esempio il software». Il primo pensiero va al giornale su misura che arriva direttamente sul nostro video con tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, raccolte dalle innumerevoli fonti disponibili attraverso la Rete, sulla base delle nostre specifiche indicazioni. Ed è solo il primo di una lunghissima seri di esempi che vanno dal mondo professionale a quello ludico, sia a livello d'impresa, che di singolo utente. «Siamo comunque ancora lontani - avverte Pezzini -. Per il momento è in atto una sorta di duello tra Microsoft e Netscape che cercano di imporre i loro rispettivi standard in fatto di Netcasting. In entrambi i casi i prodotti più recenti resi disponibili vengono promossi sul mercato come soluzioni pronte anche per il "push", ma non è esattamente così. Si tratta più realisticamente di soluzioni che consentono un delivery predefinito molto efficiente e selettivo, ma non ancora il vero push». «Siamo in una fase caratterizzata da una grande sete di standard - continua Pezzini -. La realtà attuale è costituita da delle soluzioni software che corrono tra i vari siti della Rete, effettuano comparazioni, verificano le modifiche (che corrispondono alle novità) e poi le scaricano sul desk dell'utente. Si tratta di un lavoro pesante, che comporta dei download massicci e che moltiplica il rischio di colli di bottiglia sulla rete e di superlavoro per i server. Una strada per alleggerire questo volume di lavoro viene da un ulteriore passo in avanti nell'intelligenza del Netcasting che anziché scaricare tutta la nuova pagina in cui sono state riscontrate novità scarica solo le novità. È una soluzione quasi banale, ma per funzionare richiede degli standard comuni che siano adottati da tutti. E qui si arriva al punto: la tecnologia è pronta, ma l'incompatibilità tra gli standard dei maggiori fornitori ne frena la diffusione». Di certo, senza andare a scomodare l'enorme mercato potenziale del commercio elettronico, vi sono aree di mercato che presentano potenzialità di decollo sorprendenti. «Si provi a pensare alla distribuzione del software presso le grandi organizzazioni - osserva ancora Pezzini -: il Netcasting permette di pianificare automaticamente gli aggiornamenti software del parco installato attraverso un fornitore che utilizza sistemi di push. Significa che le grandi organizzazioni possono disporre di un aggiornamento rapido, soprattutto ora che si va verso applicazioni basate su componenti o su applet che richiedono una elevata continuità di aggiornamento». Si intuisce comunque che ancora una volta è il mercato business to business a trascinare lo sviluppo dell'innovazione. Le aziende si stanno dimostrando più preparate a cogliere i vantaggi di queste nuove tecnologie, mentre per il grande mondo degli utenti ci sono ancora molte barriere da superare. «A esempio - spiega Pezzini - i temi di grande attualità della privacy personale sono da tempo sul tappeto e sono ben lontani dall'aver trovato una soluzione che tranquillizzi il grande mondo degli utenti finali. E poi i pagamenti: grandi passi in avanti sono stati fatti, le tecnologie hanno raggiunto affidabilità elevate e offrono ampie garanzie, ma ancora una volta c'è un problema di standard. Tante soluzioni, benché valide e sicure, disorientano i consumatori che preferiscono misurarsi con pochi tipi di pagamento che valgono per tutti. Il caso delle microtransazioni è poi tutto da definire». Tutti questi dubbi hanno poi una matrice comune che non dipende più dalle tecnologie bensì dalla loro organizzazione. Il problema di fondo nella vendita di informazioni e di servizi via Internet non è tanto nella sicurezza dei pagamenti o nelle strade di delivery bensì nella formula con cui si costruisce il business di vendita. Cioè come si invitano gli utenti a consumare questi beni. Un suggerimento potrebbe arrivare dal mondo della telefonia dove ha fatto fortuna il cosiddetto modello a consumo. «Più un utente prende informazioni - spiega - e più paga. Esattamente come nel caso dei numerosi servizi telefonici che sollecitano l'utente a utilizzare sempre più il telefono e alla fine più uno lo usa, più paga». Una formula, questa, che ha dimostrato di funzionare e che semplifica il rapporto fornitore-utente favorendo l'articolazione dell'offerta da una parte e i consumi dall'altra. Ma è solo una ipotesi e vista la rapidità con cui cambiano le tecnologie e i modelli di business sui vari mercati di Internet non ci sarà da stupirsi se tra poco tempo sarà il commercio elettronico a fornire a sua volta alla telefonia una nuova formula per misurare e favorire i consumi. (Ndr: ripreso dall'inserto Informatica e Telecomunicazioni de "il Sole 24 Ore" del 4 ottobre 1997) |