Test genetici, sale la febbre da brevetto

Case farmaceutiche in corsa per accaparrarsi i diritti su sequenze di Dna legate alle malattie più importanti, come i tumori
Kit fa-da-te predicono, tra l'altro, le patologie vascolari

di
Marzio Bartoloni

Vuoi sapere quando e di cosa ti ammalerai? Basta un capello, un campione di saliva o il prelievo del sangue e il tuo profilo genetico non avrà più segreti. No, non è pura fantascienza, ma quanto assicurano i test genetici che un po' ovunque stanno invadendo il mercato con la promessa di prevedere i rischi di future patologie.

Mentre le cure "miracolose" annunciate dopo la mappatura del genoma sono di là da venire, il mercato dei test genetici "predittivi" si appresta a vivere un vero e proprio boom.

Caccia aperta L'affare è stato fiutato da grandi e piccole aziende farmaceutiche e biotech che negli ultimi anni hanno cominciato una corsa sfrenata al brevetto per accaparrarsi i diritti su geni e sequenze genetiche legati alle patologie più importanti: solo sul fronte oncologico – tra i settori più "appetibili" – sono stati depositati quasi 4mila brevetti. Anche se quelli relativi all'invenzione di veri e propri kit e strumenti che predicono la predisposizione ai vari tumori non sono più di un centinaio.

"Si tratta di una incredibile caccia alle royalties–spiega Fabio Di Bello, uno dei dirigenti di "Invention machine", l'azienda leader nel settore dell'informazione brevettuale che ha fornito i dati in esclusiva al Sole-24 Ore – che vede in corsa un manipolo di aziende". "Anche se – avverte ancora Di Bello – nel caso dei brevetti su geni e sequenze genetiche bisogna vedere quanti si trasformeranno in prodotti davvero commercializzabili". Discorso diverso quello dei brevetti sui kit "che, in gran parte, entrano in commercio nel giro di uno due anni".

QUATTRO TIPOLOGIE DI TEST POSSIBILI

Test preclinici o presintomatici. Possono individuare alcune malattie genetiche che non sono presenti alla nascita ma possono comparire in età avanzata

Test per la valutazione della suscettibilità genetica. Consentono l'individuazione di genotipi che non sono per sé stessi causa di malattia, ma che comportano un rischio a sviluppare una determinata patologia in seguito all'esposizione a fattori ambientali favorenti, o alla presenza di altri fattori genetici scatenanti


Test diagnostici. Sono quelli che consentono di stabilire una diagnosi o di confermare un sospetto clinico in un individuo già affetto. Possono essere effettuati durante il periodo pre-natale o durante tutto l'arco della vita post-natale

Indagini medico-legali. Attraverso l'individuazione, tecnicamente abbastanza semplice, di specifici marcatori, si può accertare la paternità o attribuire tracce biologiche a determinati individui con un grado di probabilità molto alto

Come funzionano. Ma come funzionano questi test genetici, sempre più fai da te? Uno dei più famosi è il "Brcanalysis test" (dal nome del gene coinvolto: "Brca") che promette di prevedere la predisposizione al cancro al seno o alle ovaie. Il test, commercializzato e ampiamente pubblicizzato dalla Myriad Genetics, è in grado di individuare la presenza di mutazioni genetiche che nell'80% dei casi può significare la manifestazione del tumore. Altri, però, si stanno affacciando su un mercato che cresce del 30% all'anno: è il caso dei "Genovation test" che garantiscono la possibilità di conoscere, dopo l'invio di un campione di saliva, la predisposizione a patologie come, trombosi, asma, osteoporosi o disturbi cardio-circolatori. O di accertare, con uno dei test ormai più "gettonati", la paternità.

I rischi. Le aziende produttrici stanno ricorrendo a campagne pubblicitarie sempre più aggressive, invadendo anche Internet. Per questo motivo il Gruppo europeo sull'etica nelle scienze e nelle nuove tecnologie – di cui fa parte, per l'Italia Stefano Rodotà (si veda anche il servizio a fianco) – ha lanciato, a fine febbraio, un allarme sulla commercializzazione di massa dei test genetici.

Che in molti casi – denuncia l'organismo della Commissione Ue – non offrono sufficienti garanzie nella raccolta delle informazioni genetiche inviate e possono mettere a rischio sia la salute delle persone sia la riservatezza dei dati. Chi potrebbe, infatti, impedire il commercio delle informazioni genetiche? Un'ipotesi, questa, non tanto futuribile visto che solo poco tempo fa il gigante farmaceutico Roche ha comprato i dati sul Dna del 60% degli islandesi che ne avevano autorizzato la vendita attraverso un voto del Parlamento.

Le assicurazioni I rischi sulla diffusione delle informazioni genetiche arrivano, soprattutto, dal mondo delle assicurazioni e da quello del lavoro. Da un recente monitoraggio sulle normative europee risulta che solo Francia, Belgio e Danimarca hanno previsto per legge il divieto di utilizzo dei test genetici nella stipula delle assicurazioni. Gli altri Paesi hanno scelto o la via di una moratoria (Finlandia e Germania) oppure l'impiego limitato a determinate soglie di valore delle assicurazioni (Inghilterra, Olanda e Svezia). E l'Italia? Nel 2000 il Comitato nazionale di bioetica ha approvato un documento che autorizza l'impiego dei test genetici, ma con molta cautela e guardandosi dal rischio di un loro utilizzo a scopi discriminatori. E già nel 1998 il Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie aveva approvato delle linee guide "che dovevano servire – spiega il presidente dell'organismo di Palazzo Chigi, Leonardo Santi – come spunto per una normativa di cui siamo ancora in attesa".

"Business d'oro ma rischi elevati"
(Intervista a Stefano Rodotà)

"Quello dei test genetici è un settore dove le possibilità di profitto sono immense: sia per chi possiede i brevetti sia per chi commercializza i test, magari su Internet. Ma è un business che può avere effetti devastanti". Stefano Rodotà, presidente del Garante della privacy, non usa mezzi termini, per lanciare l'allarme sui rischi di una "banalizzazione commerciale" di una tecnica "innovativa e importante, ma da utilizzare con la dovuta cautela".

Cautela invocata dallo stesso Rodotà, insieme ai colleghi europei, anche come membro del Gruppo europeo sull'etica nella scienze e nelle nuove tecnologie che in una recente dichiarazione ha segnalato i rischi della commercializzazione su Internet dei test fai-da-te.

Che può "trasformare uno strumento eminentemente diagnostico in una merce alla stregua di ogni altra, creando una domanda che può avere conseguenze potenzialmente laceranti nella società.

"Un allarme, questo, a cui vorremmo rispondere - anticipa Rodotà al Sole-24 Ore - proponendo, durante il semestre di presidenza italiana Ue, la messa a punto di una convenzione internazionale che regoli questi aspetti".

Ma quali sono i rischi principali a cui si espongono i cittadini?

Le informazioni genetiche sono talmente delicate da produrre tali conseguenze, psicologiche, sociali e relazionali, da rendere assolutamente necessario l'aiuto di una consulenza genetica che spieghi il valore predittivo dei test e un sostegno psichiatrico che aiuti ad accettarne il responso. L'aspetto probabilistico di questi test spesso non è affatto compreso da chi vi si sottopone. Anzi, accade spesso che chi li commercializza non informi adeguatamente l'acquirente. E questo è molto grave.

Il pericolo riguarda anche il destino dei dati raccolti dalle aziende?

Questo è forse l'aspetto più delicato e quello con gli effetti più inquietanti. Spesso non ci sono sufficienti garanzie che i dati genetici siano stati raccolti rispettando le norme sul consenso. E soprattutto non ci sono assicurazioni su come verranno trattate queste informazioni.

Si riferisce a una loro possibile commercializzazione?

Sì. Bisogna tener conto anche di questa possibilità. Anche se per l'Italia questo pericolo non c'è, visto che abbiamo delle normative più stringenti per il trattamento dei dati genetici. Il Dlgs 135/1999 prevede la possibilità di trattare i dati solo su autorizzazione del Garante della privacy, sentito il ministro della Salute con parere del Consiglio superiore della Sanità

Quindi, è possibile, almeno in teoria, concedere l'autorizzazione?

No. perché l'Italia ha firmato la Convenzione di Oviedo sulla biomedicina che proibisce i test predittivi salvo che per fini medici o di ricerca e con l'osservanza di una precisa informazione al paziente.

Il problema, allora, è quando si acquistano al di fuori dell'Italia e magari su Internet?

Si questo è il nodo da affrontare. Per questo bisogna lavorare a una convenzione internazionale.

(Ndr: Ripreso da Norme e Tributi de "Il Sole 24 Ore" di lunedi 31 marzo 2003)