Bancomat, basta un'occhiata
Le nuove tecnologie per il "riconoscimentovisivo" aprono delicati problemi di privacy

di
Leopoldo Fabiani

Poter prelevare contanti dal Bancomat senza doversiricordare e portare dietro codici segreti. Pagare tranquillamentesenza rischi acquisti fatti tramite Internet. Grazie alle tecnologiequesti desideri presto saranno realtà diffuse. I nuovisistemi di riconoscimento basati sui dati biometrici permetterannoai clienti di essere riconosciuti con pochi margini di erroree allo stesso tempo garantiranno un buon margine di sicurezza.Le caratteristiche su cui si può basare il riconoscimentosono: le impronte digitali, l'iride dell'occhio, la geometriadella mano, la forma del volto e la dinamica della firma. Ma leprime due sono quelle su cui si stanno concentrando maggiormentei produttori, perché offrono una possibilità moltomaggiore di identificare la persona senza errore. Usate a causadel costo elevato sinora solo per esigenze di sicurezza di grandeimportanza, queste tecnologie stanno per arrivare a un uso dimassa. La società californiana Veridicom ha messo a puntoun chip per rilevare e riconoscere le impronte digitali che dovrebbeabbattere i costi in misura notevole. Due società del NewJersey, IriScan e Sensar, hanno pronte tecnologie per lo scannerdi retina e iride, che presto saranno sperimentate da grossi gruppibancari.

Le applicazioni di mercato saranno insomma prestonumerose, ma pongono anche problemi per la privacy degli utenti.Quale uso farà di questi dati chi li possiede? Come cisi può garantire che le nostre impronte digitali non venganousate per fini diversi da quelli del riconoscimento per ritirarecontante al cash dispenser? Oppure, per fare un esempio che puòsolo sembrare teorico, come impedire che dai dati di un'iridenon si traggano notizie sulla salute di una persona da sfruttareai fini delle polizze assicurative?

In Italia l'Autorità per la Privacy guidatada Stefano Rodotà si sta già ponendo il problema."La prima cosa da verificare - spiega Claudio Manganelli,membro dell'Authority - è che il sistema di codifica siaeffettivamente a senso unico. Per ogni insieme di punti che servonoa individuare l'impronta o l'occhio in questione, attraverso unalgoritmo matematico si giunge a un codice. Ma da questo non deveessere possibile risalire alla persona". Poi occorre vigilaresulla cosiddetta "circolarità". Le banche, peresempio potrebbero essere tentate dal mettere in comune le banchedati in loro possesso. Il Garante dovrebbe quindi entrare nelmerito anche delle scelte organizzative. I clienti delle bancheche adotteranno questi sistemi dovranno dunque essere avvertitiper iscritto con annesso impegno alla riservatezza e all'uso correttodei dati.

"Anche la tecnologia potrebbe venire in aiuto- dice Manganelli - Si potrebbero adottare le Smart Card. Le carte"intelligenti" con microchip incorporato offrono ungrande vantaggio. I dati personali sarebbero in possesso solodell'utente stesso, il "lettore" ottico avrebbe sololo scopo di fare il riscontro, evitando così la creazionedelle banche dati e il pericolo della circolazione impropria deglistessi". Ma già qualche anno fa, quando si trattavadi introdurre il Bancomat, la soluzione Smart Card fu scartata.Per ragioni di sicurezza ma anche perché, tra l'altro permettevaun grosso risparmio sul numero dei collegamenti telefonici perla trasmissione dei dati (non uno ogni operazione, ma solo a finegiornata per i saldi) e all'epoca si dovette scontrare con unafortissima opposizione della Sip.

(Ndr: ripreso dall'inserto "Affari&Finanza" de laRepubblica del 5 luglio 1999)