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Il grande fratello sa dove saremo domani (93 volte su cento) di Giuliano Aluffi
Cio' che facciamo lascia ogni giorno tracce digitali nei database. E queste, spiega un fisico, una volta elaborate, permettono di prevedere i nostri comportamenti futuri. Con precisione impressionante.
Non si e ancora spento il clamore per la registrazione dei nostri movimenti in un file nascosto dell'iPhone, e gia' un'altra notizia lo scavalca: come ha fatto la polizia olandese a piazzare gli autovelox esattamente dove i limiti di velocita' vengono piu' violati? L'ha scoperto il quotidiano Algemeen Dagblad: la societa' TomTom ha fornito al governo olandese i dati sulla velocita' degli automobilisti raccolti dai suoi sistemi di navigazione gps, e la polizia se ne e' servita per identificare i punti «caldi». Ossia per prevedere cio' che sarebbe avvenuto. Un meccanismo applicabile a tanti altri ambiti della nostra vita, come racconta il fisico Albert-Laszlo Barabasi direttore del centro di ricerca sulle reti complesse alla North Eastern University di Boston in Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita (Einaudi, pp. 324, euro 28). «Sapere dov'e' stata una persona negli ultimi tre mesi ci consente di predire con una accuratezza del 93 per cento dove sara' domani. Questo risulta dal nostro studio su 50 mila utenti di telefonia mobile In nessun caso, comunque le previsioni sono risultate meno accurate dell'80 per cento». II nostro percorso verso l'ufficio o le nostre gite fuori porta non somigliano al moto di gas e molecole, e allora come mai tutto questo interesse da parte dei fisici? «Oggi studiamo le dinamiche sociali per ragioni pratiche: ai fisici interessano i sistemi complessi, e grazie alla diffusione di internet, dei cellulari e del gps, ora il sistema complesso per cui si ha facilmente il maggior numero di dati e quello composto dalle attivita' e dagli spostamenti delle persone» spiega Barabási. E avverte: siamo molto piu' prevedibili di quanto acrediamo. Per esempio: «Siccome non abbiamo idea di quando qualcuno ci scrivera', pensiamo che inviare email sia un'attivita' distribuita nel tempo in modo casuale. Ma non e' cosi'. Esiste uno schema: brevi periodi di attivita' intensa (i «lampi» del titolo), nei quali mandiamo molte mail, e poi lunghi intervalli senza messaggi». Senza saperlo, seguiamo una legge detta legge di potenza: «inviamo l'80 per cento dei messaggi nel 20 per cento del tempo d'uso dell'email». Lo stesso succede con la distribuzione del tempo nella corrispondenza cartacea (anche quella di geni assoluti come Einstein e Darwin: la predicibilita' non e' indice di mediocre intelligenza) e per tante altre attivita' come visitare siti web o andare alla biblioteca civica. Le applicazioni? «Innumerevoli. I dati raccolti via gps ci aiutano a prevenire ingorghi. Prevedere come ci sposteremo tramite treno o aereo ci permette di contenere le epidemie, come ha mostrato Alessandro Vespignani della Indiana University, che, grazie ai dati forniti da stazioni e aeroporti, ha predetto con precisione il numero di persone che sarebbero state colpite nel 2010 da HIN1 nelle grandi citta' americane e il mese in cui si sarebbe avuto il picco». Chi, pur apprezzando le applicazioni vantaggiose degli studi di scienziati come Barabási, trovi motivo di conforto nel constatare che rimane pur sempre un sette per cento di percentuale di errore nelle previsioni sui nostri movimenti di domani, non si illuda troppo: «Quel sette per cento che non riusciamo a cogliere corrisponde a scelte che la persona non ha mai fatto prima, come provare un ristorante sconosciuto, consigliato da amici» spiega Barabási. «Ma se, insieme alla persona, studio anche il suo gruppo di riferimento, ecco che l'imprevedibilita' scende al 3-5 per cento».
(Ndr: ripreso da Il Venerdi' di Repubblica del 13 maggio 2011) |