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Ikea a processo in Francia per spionaggio di dipendenti e clienti

La filiale francese di Ikea e 15 persone, tra cui ex dirigenti e funzionari di polizia, saranno processati con l’accusa di spionaggio di dipendenti e clienti.

Il caso ebbe avvio nel 2012 quando la procura di Versailles, informata dai sindacati, incomincio ad indagare sulla subsidiary francese del colosso svedese – leader mondiale della vendita mobili e suppellettili per la casa – nel sospetto che pagasse per avere accesso illegale ai file della polizia transalpina.

Otto anni di indagini e quattro giudici istruttori dopo, il processo contro l’azienda e quindici persone si è aperto lunedì 22 marzo a Versailles, giurisdizione competente per la sede di Ikea France è che si trova a Yvelines. I capi di imputazione sono “raccolta di dati personali in file con mezzi fraudolenti”, “distorsione della finalità del trattamento dei dati personali”, “divulgazione illegale di dati personali”, “violazione del segreto professionale”. Una sequela di reati riassunta all’epoca in una parola: violazione di privacy tramite spionaggio.

L’azienda è accusata di aver pagato la polizia al fine di ottenere informazioni sui lavoratori sindacalizzati e sui clienti con i quali era coinvolta in controversie guadagnando l’accesso a notizie dei registri del tribunale e della polizia nonché ad informazioni bancarie. Le informazioni sono state presumibilmente prese dal sistema di archivi della polizia francese (lo STIC) contenenti dati personali e giudiziari di milioni di criminali, vittime e persino testimoni.

Tra le varie accuse, Ikea Francia avrebbe usato dati non autorizzati per cercare di incastrare un dipendente che aveva chiesto sussidi di disoccupazione ma guidava una Porsche e avrebbe indagato sulla fedina penale di un altro dipendente per determinare come questi fosse in grado di possedere una BMW.

L’ex capo del dipartimento di risk management di Ikea Francia, anch’esso tra gli imputati, ha rivelato ai giudici francesi che fino a 630.000 euro all’anno erano destinati a tali indagini e che la sua funzione era responsabile della gestione di questa attività.

Diversi funzionari di polizia sono tra le 15 persone accusate, insieme a due ex CEO ed un ex CFO di Ikea Francia. Jean-Louis Baillot – in carica come CEO dal 1996 alla fine del 2009 – esigeva, secondo quanto riportato da Le Monde, controlli sistematici per verificare che le persone assunte, o in procinto di esserlo, non avessero pendenze con la giustizia. Baillot ha negato di aver lui stesso preteso tali controlli a tappeto facendo capire che si limitava a seguire istruzioni arrivate dal global headquarter. Se fosse vero, il management del gruppo Ikea potrebbe presto finire sul banco degli imputati.

Ikea nega tutto, ma il fatto che già otto anni or sono avesse licenziato i presunti responsabili di Ikea Francia e avesse poi adottato corporate policy molto in tema di etica, lascia credere che non fosse all’oscuro di tutto.

Se condannati, i due ex-CEO rischiano pene fino a 10 anni di prigione e multe di 750.000 euro mentre Ikea Francia rischia una pena massima di 3,75 milioni di euro. Il processo durerà fino al 2 aprile. L’azienda dovrà anche affrontare le cause civili intentate dai sindacati e da 74 dipendenti.

Nei mesi scorsi, un’altra azienda svedese leader mondiale del retail B2C era finita nelle maglie della giustizia per colpa dello spionaggio sui dipendenti operato da una filiale. Il 1 ottobre 2020 la Commissione per la protezione dei dati e la libertà di informazione di Amburgo (HmbBfDI) ha inflitto una sanzione da 35 milioni di euro alla subsidiary tedesca di H&M – colosso del fashion retail di basso costo con migliaia di punti vendita sparsi per il mondo – colpevole di aver lungamente spiato i dipendenti di un centro servizi di Norimberga dando luogo ad una schedatura colma di informazioni strettamente personali. Era la multa più alta mai inflitta per violazione della privacy dei lavoratori. Vedremo presto come se la caverà Ikea.

2021-03-22T19:58:51+00:00 22 marzo 2021|Hot topics, Lavoro|