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Eurobarometro: dopo 1 anno di GDPR, i cittadini italiani tra i meno consapevoli

L’Eurobarometro diffuso dalla Commissione europea in occasione dell’anniversario dell’entrata in forza del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) denota come i cittadini italiani sono tra i meno consapevoli dell’esistenza di una normativa che protegge i loro diritti fondamentali.

Ad un campione medio di 1.000 persone cada ognuno dei 28 Stati Membri è stato chiesto se fossero a conoscenza dell’esistenza del GDPR. La popolazione svedese è risultata la più informata (90%) seguita da quella olandese (87%), polacca (86%) e ceca (85%). L’Italia si piazza mestamente al penultimo posto con il 49% degli intervistati che afferma di sapere cosa è il Regolamento 2016/679 o, quantomeno, di averne sentito parlare. Davanti a noi c’è il Belgio staccato di 4 punti percentuali. Dietro di noi c’è solo la Francia con un desolante 44%. Nel complesso, il 67% dei cittadini UE sa che esiste il GDPR.

L’indagine rivela anche che il 57% degli europei è a conoscenza che nel proprio paese c’è un’Autorità preposta alla protezione dei loro diritti sui dati personali: il 20% in più rispetto a febbraio 2015. Solo 2 persone su 10 sanno tuttavia individuare esattamente quale sia l’Autorità del proprio paese. Per quanto concerne l’Italia, il 18% sa che la nostra Autorità nazionale è il Garante per la Protezione dei Dati Personali mentre il 43% non è consapevole dell’esistenza di un authority competente in materia.

La Commissione ha prodotto in un’apposita infografica anche alcune statistiche interessanti:

  • sono stati 144.376 le richieste o i reclami presentati alle varie Autorità di controllo;
  • le tipologie di attività oggetto di reclamo sono state soprattutto quelle del telemarketing, dell’e-mail marketing e della videosorveglianza;
  • sono 89.271 (un dato impressionante) le notifiche di data breach;
  • sono 446 le investigazioni su attività transfrontaliere avviate in riferimento ad aziende che forniscono servizi in almeno due paesi.

I risultati dell’Eurobarometro – basati su rilevazioni concluse nel marzo scorso – sono stati presentati ieri in un comunicato della Commissione in cui Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale, e Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

Il 25 maggio segna l’anniversario della nuova normativa sulla protezione dei dati, il regolamento generale sulla protezione dei dati, noto anche come GDPR. Queste norme rivoluzionarie non solo hanno adeguato l’Europa all’era digitale, ma sono anche diventate un punto di riferimento a livello internazionale.

Il loro obiettivo principale è consentire alle persone di avere un ruolo attivo e aiutarle ad ottenere un maggiore controllo sui loro dati personali. Ciò sta già avvenendo in quanto le persone iniziano a esercitare i loro nuovi diritti e più di due terzi degli europei hanno sentito parlare del regolamento.

Inoltre le imprese ora beneficiano dell’applicazione di un unico insieme di norme in tutta l’Unione. Esse hanno regolarizzato la propria situazione in termini di dati e ciò ha determinato una maggiore sicurezza dei dati e una relazione con i clienti basata sulla fiducia.

Il regolamento generale sulla protezione dei dati conferisce alle autorità gli strumenti per combattere le violazioni. In un anno, per esempio, il neocostituito comitato europeo per la protezione dei dati ha registrato oltre 400 casi transfrontalieri in Europa. Ciò conferma il vantaggio supplementare offerto da questo regolamento, poiché la protezione dei dati non si ferma ai confini nazionali.

I cittadini diventano più consapevoli e questo è un segnale molto incoraggiante. Dati recenti mostrano che quasi sei persone su dieci sanno che esiste un’autorità competente per la protezione dei dati personali nel loro paese. Si tratta di un aumento significativo rispetto al 2015, quando erano quattro persone su dieci. Le autorità competenti per la protezione dei dati personali svolgono un ruolo essenziale perché il regolamento generale sulla protezione dei dati dia risultati concreti.

Il nuovo regolamento è diventato la base normativa che plasma la nostra risposta in tanti altri settori in Europa. Dall’intelligenza artificiale allo sviluppo delle reti 5G, passando per l’integrità delle nostre elezioni, le norme severe sulla protezione dei dati contribuiscono allo sviluppo delle nostre politiche e di tecnologie che si basano sulla fiducia dei cittadini.

I principi del regolamento generale sulla protezione dei dati si stanno inoltre diffondendo oltre i confini dell’Europa. Dal Cile al Giappone, dal Brasile alla Corea del Sud, dall’Argentina al Kenya, vediamo emergere nuove leggi sulla tutela della vita privata basate su solide garanzie, diritti individuali applicabili e organismi di vigilanza indipendenti. Questa convergenza verso l’alto offre nuove opportunità per promuovere una circolazione dei dati basata sulla fiducia e sulla sicurezza.

Il regolamento generale sulla protezione dei dati ha modificato lo scenario in Europa e oltre i nostri confini. Ma la sua applicazione è un processo dinamico e non avviene da un giorno all’altro. La nostra priorità principale per i prossimi mesi è garantire un’attuazione corretta ed equa negli Stati membri. Esortiamo gli Stati membri a rispettare la lettera e lo spirito del regolamento al fine di creare un contesto prevedibile e di evitare oneri inutili per i portatori di interessi, in particolare per le piccole e medie imprese. Continueremo inoltre a collaborare strettamente con il comitato europeo per la protezione dei dati e le autorità nazionali per la protezione dei dati, nonché con le imprese e la società civile per affrontare le questioni più scottanti e agevolare l’attuazione delle nuove norme.”

2019-05-23T11:07:54+00:00 23 maggio 2019|GDPR, Hot topics|