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Anonymous viola 30.000 PEC di avvocati in Roma, compresa la sindaca Raggi

Il movimento hacker Anonymous Italia con un post sul proprio blog ha annunciato la violazione degli account di Posta Elettronica Certificata di 30.000 avvocati iscritti all’Ordine di Roma. Tra questi anche il profilo PEC della sindaca della Capitale Virginia Raggi.

Stando al tenore del comunicato, il gruppo hacker ha effettuato la diffusione di questi dati una sorta di atto dimostrativo nella ricorrenza dell’arresto di due esponenti del movimento nel maggio 2015. L’attacco è stato annunciato – chissà se casualmente –  nel giorno in cui il Garante Privacy presentava la propria relazione annuale (in cui, peraltro, si è dato atto di come nel 2018 l’Autorità stessa abbia firmato un Protocollo di intesa con i servizi segreti per contrastare il cybercrimine).

Il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic) della polizia Postale è al lavoro in relazione alla violazione da parte di Anonymous Italia degli account. La portavoce della Polizia Postale Nunzia Ciardi ha spiegato all’Adnkronos: “Non abbiamo ancora ricevuto denunce, siamo in una fase iniziale di controllo. Anonymous ha pubblicato documenti, stiamo facendo accertamenti per vedere cosa è stato pubblicato, che tipo di documentazione è, se è vecchia o recente. Stiamo seguendo la situazione” La portavoce ha aggiunto: “Vedremo chi farà denuncia  per ora dobbiamo perimetrare e parametrare la situazione, capire cosa è successo: stiamo mettendoci in contatto con le persone coinvolte per capire cosa è stato esfiltrato“.

Come riportato da Il Sole 24 Ore, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma Antonino Galletti ha già espresso tutto il suo sdegno: L’attacco informatico subito dall’Ordine degli Avvocati di Roma rappresenta una gravissima violazione non solo della privacy degli iscritti e dell’integrità dell’Istituzione forense, ma anche una violazione penalmente rilevante di un diritto costituzionalmente garantito, quale quello dell’inviolabilità della corrispondenza. In questo momento, i tecnici della azienda di software che fornisce l’infrastruttura tecnologica all’Ordine forense romano sono al lavoro insieme ai funzionari della polizia postale per verificare l’entità del danno e chiudere la falla. Secondo le verifiche dell’azienda, le caselle di posta violate sono quelle i cui titolari non hanno cambiato la password iniziale assegnata dal fornitore. Tutti i responsabili saranno naturalmente denunciati all’autorità giudiziaria“.

2019-05-07T19:59:50+00:00 7 maggio 2019|Hot topics, P.A., Security & Cybercrime|