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“Padre” e “madre” sulla Carta di Identità dei minori nonostante il no del Garante

Nella Gazzetta Ufficiale del 3 aprile 2019 è stato pubblicato il decreto del 31 gennaio 2019 che modifica il decreto 23 dicembre 2015, recante modalità tecniche di emissione della carta d’identità elettronica. Sulle Carte di Identità dei minorenni scomparirà la dicitura “genitori” e torneranno i riferimenti a “padre” e “madre”.

Con questo intervento normativo si concretizzano i desiderata della Lega e del suo leader Matteo Salvini che nell’estate 2018 aveva manifestato l’intento di ristabilire il concetto di famiglia imperniata sul ruolo di padre e madre: una battaglia che, lo promise, sarebbe passata anche tramite la riformulazione dei modelli per la richiesta della carta di identità elettronica per i minorenni.

Su indicazione del capo del discastero, il Ministero dell’Interno aveva prontamente avviato la richiesta dei pareri necessari su uno schema di decreto, composto di un unico articolo, volto ad apportare alcune modifiche al decreto del 23 dicembre 2015 recante “Modalità tecniche di emissione della Carta d’identità elettronica” tra cui, appunto, la sostituzione – nelle diverse disposizioni del decreto e degli allegati – della parola “genitori” con le parole “padre” e “madre”.

La proposta di riforma non fu ben accolta né dall’Anci né dai colleghi di governo del Movimento 5 Stelle. Ma il dissenso più pesante perveniva dal Garante che, con provvedimento del 31 ottobre 2018, manifestò parere negativo al Ministero degli Interni. Per l’Autorità, la riforma proposta avrebbe indebitamente penalizzato coloro che, pur non essendo “padre” o “madre”, hanno diritto/dovere di esercitare la responsabilità genitoriale:  “La disposizione, pertanto, nel sostituire in più parti del decreto del 23 dicembre 2015 e dei relativi allegati, il termine “genitori” con le parole “padre” e “madre” rischierebbe di imporre in capo ai dichiaranti, all’atto della richiesta del rilascio del documento di identità del minore, in relazione all’obbligatoria riconducibilità alle nozioni di “padre” e “madre”, il conferimento di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale, arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchiano la veridicità della situazione di fatto derivante dalla particolare composizione del nucleo familiare“.

Il parere negativo del Garante non fu ben accolto dai promotori della riforma. Nelle immediatezze, il Ministro Salvini twittava: “Madre” e padre” sulla carta d’identità, noi andiamo avanti! Non c’è “#privacy” che tenga! Dal canto suo, il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni via Facebook dichiarava: “Il Garante della privacy (ex parlamentare Pd) boccia il ripristino delle diciture padre e madre sulle carte d’ identità per i figli minorenni, vuole tenere genitore 1 e 2. Avvertitelo che privacy o non privacy a occhio si vede chi dei due è il padre e chi la madre e la nostra legge non permette adozioni gay. Basta idiozie.

L’atmosfera si surriscaldava e qualche altro strale fu lanciato verso il Garante, al punto che il 26 novembre 2018 l’Ufficio emise un comunicato stampa in cui il Presidente Soro replicava alle critiche con toni insolitamente vivaci: “Come in ogni altra ipotesi in cui gli sia richiesta l’espressione del proprio parere, anche in questo caso il Garante si è limitato a verificare la conformità dell’atto sottopostogli rispetto alla disciplina di protezione dati. Ed ancora, “Quanto agli insulti rivolti all’Autorità, essi, come noto, qualificano chi li fa e non chi li riceve”.

A stretto giro il Presidente del Garante Antonello Soro precisò ulteriormente la sua posizione in un comunicato di chiarimento sottolineando “(…) gli effetti discriminatori che necessariamente ne conseguono per il minore. Si pensi, ad esempio, ai casi nei quali egli sia affidato non al padre e alla madre biologici, ma a coloro i quali esercitino – secondo quanto previsto dall’ordinamento – la responsabilità genitoriale a seguito di trascrizione di atto di nascita formato all’estero, sentenza di adozione in casi particolari o riconoscimento di provvedimento di adozione pronunciato all’estero”. Soro, inoltre, evidenziava i possibili effetti paradossali della modifica proposta: “A rigore, il minore affidato a soggetti che non possano definirsi suo padre e/o sua madre, non potrebbe ottenere mai la carta d’identità elettronica, non avendo appunto egli alcun padre o madre legittimati, essi soli, a richiederne il rilascio. Per ottenere altrimenti il documento d’identità del minore, i soggetti che ne esercitino la responsabilità genitoriale dovrebbero essere costretti a una falsa dichiarazione, attribuendosi (con la responsabilità penale che ne consegue), identità a loro non appartenenti. E anche ove la carta fosse rilasciata, essa recherebbe delle informazioni non veritiere circa l’identità dei soggetti esercenti la potestà genitoriale del minore: cosa chiaramente incompatibile con lo scopo stesso del documento identificativo”.

Tanto non è, evidentemente, bastato a fermare i propositi della Lega Nord che può ora festeggiare la promulgazione di una norma controversa con timing che concretizza simbolicamente il “feeling” verso promotori e sostenitori dell’appena concluso Family Day di Verona.

2019-04-04T11:22:20+00:00 4 aprile 2019|Hot topics, Minori, P.A.|