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Pubblicità mirata su siti per bambini, Oath accetta sanzione da 5 milioni di USD

Oath Inc. è una sussidiaria di Verizon Communications. Oltre a svolgere la funzione di “società madre” dei portali America On Line (AOL), Tumblr e Yahoo!, la società è deputata a gestire la nuova piattaforma pubblicitaria di gruppo. Il marchio è nato a seguito del recente processo di acquisizione di Yahoo! da parte di Verizon e in Oath sono confluiti oltre 50 brand editoriali e tecnologici che prima facevano capo a AOL e Yahoo! stessa.

Le ad tech di Oath – che nel 2017 ha aperto anche una divisione italiana – sono in grado di raggiungere 1.2 miliardi di consumatori digitali nel mondo, circa un terzo del totale degli utenti online. E per il 2020 ci si propone di arrivare a 2 miliardi.

In questo afflato espansivo, la compagnia dovrà tuttavia stare attenta ad avere maggior riguardo verso gli utenti più piccoli, che sono facilmente influenzabili e che meritano riparo dai bombardamenti e dalle pratiche più invasive del digital advertising. Un messaggio giunto forte e chiaro dall’ufficio del General Attorney di New York.

Oath dovrà pagare 4.95 milioni di dollari rispondendo di fatto per AOL che aveva messo a disposizione degli inserzionisti piattaforme di targeted advertising all’interno di siti web dedicati a minori di 13 anni. Un’attività palesemente contraria alla normativa USA che tutela i bambini dal pericoli online, il Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA) del 1998.

Le pubblicità mirate erano presenti in decine di siti, forse non molto famosi al di qua dell’Atlantico, ma molto popolari negli USA e nel resto del mondo: un esempio su tutti, Roblox che si proclama “the world’s largest social platform for play” e che vanta qualcosa come 70 milioni di utenti.

La somma di quasi 5 milioni di USD costituisce un record per la violazione del COPPA ed è la risultante di un settlement agreement raggiunto con il procuratore generale di NY che aveva accusato la compagnia di profilare gli accessi e le navigazioni degli infanti (tracciando dati personali, cookie e dati di geolocalizzazione) al fine di far apparire sui loro siti preferiti annunci pubblicitari mirati. Una accusa simile a quella formulata quest’anno da alcune associazioni a carico di Youtube che hanno chiesto alla Federal Trade Commission di indagare riguardo le attività di tracking and targeting sui bimbi che frequentano la piattaforma.

L’accordo con l’Attorney General di NY Barbara D. Underwood prevede, ovviamente, che Oath adotti quanto prima misure per eliminare qualsiasi forma di indebito tracciamento dei bambini.

Non è ancora chiaro se tra gli utenti oggetto di pubblicità mirata vi siano stati anche giovanissimi europei. In caso vi fossero, e se tale pratica fosse proseguita oltre il 25 maggio 2018, Oath potrebbe dover fronteggiare altre pesanti sanzioni dalle Autorità continentali (fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente). L’art.8 del GDPR prevede che:

  • Per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione ai minori, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Ove il minore abbia un’età inferiore ai 16 anni, tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale.
  • Gli Stati membri possono stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni.
  • Il titolare del trattamento si adopera in ogni modo ragionevole per verificare in tali casi che il consenso sia prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore, in considerazione delle tecnologie disponibili.

L’Italia – con l’art. 2-quinquies nel D.Lgs. 196/2003 emendato dal D.Lgs.101/2018 – ha stabilito essere di 14 anni l’età minima per esprimere autonomamente e validamente il consenso al trattamento dei propri dati personali in relazione all’offerta diretta di servizi della società dell’informazione.

2018-12-06T01:22:15+00:00 6 dicembre 2018|Hot topics, Marketing, Minori, Social Media|