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Garante: no al ritorno dell’indicazione “padre” e “madre” sulla carta di identità

Tutto iniziò ad agosto, quando il Ministro degli Interni Matteo Salvini (leggi qui dal Corriere) si ripropose di ristabilire il concetto di famiglia imperniata sul ruolo di padre e madre. La sua battaglia, lo promise, sarebbe passata anche tramite la riformulazione dei modelli per la richiesta della carta di identità elettronica per i minorenni.

Sulla scorta di tale input, il Ministero dell’Interno aveva avviato la richiesta dei pareri necessari su uno schema di decreto, composto di un unico articolo, volto ad apportare alcune modifiche al decreto del 23 dicembre 2015 recante “Modalità tecniche di emissione della Carta d’identità elettronica”. Le modifiche proposte dal Viminale riguardavano la sostituzione, in più parti del decreto e degli allegati, della parola “genitori” con le parole “padre” e “madre”.

Il Vimiale otteneva a stretto giro il via libera del Ministero della Pubblica Amministrazione e del Ministero dell’Economia. Mancavano solo quelli del Garante Privacy e della Conferenza Stato-Città.

Il Garante ha, con provvedimento del 31 ottobre scorso, reso parere negativo al Ministero degli Interni. L’Autorità ha infatti rilevato particolari criticità: “la modifica in esame è suscettibile di introdurre, ex novo, profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, è presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica `padre´ o `madre´. Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l’assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l’espatrio)“.

Per il Garante, la riforma proposta potrebbe indebitamente penalizzare coloro che, pur non essendo “padre” o “madre” hanno diritto/dovere di esercitare la responsabilità genitoriale:  “La disposizione, pertanto, nel sostituire in più parti del decreto del 23 dicembre 2015 e dei relativi allegati, il termine “genitori” con le parole “padre” e “madre” rischierebbe di imporre in capo ai dichiaranti, all’atto della richiesta del rilascio del documento di identità del minore, in relazione all’obbligatoria riconducibilità alle nozioni di “padre” e “madre”, il conferimento di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale, arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchiano la veridicità della situazione di fatto derivante dalla particolare composizione del nucleo familiare“.

Il parere negativo del Garante non è stato ben accolto. Il Ministro Salvini ha twittato: ” “Madre” e padre” sulla carta d’identità, noi andiamo avanti! Non c’è “#privacy” che tenga!

Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni Fratelli via Facebook ha dichiarato: “Il Garante della privacy (ex parlamentare Pd) boccia il ripristino delle diciture padre e madre sulle carte d’ identità per i figli minorenni, vuole tenere genitore 1 e 2. Avvertitelo che privacy o non privacy a occhio si vede chi dei due è il padre e chi la madre e la nostra legge non permette adozioni gay. Basta idiozie.

Insomma, l’atmosfera si è surriscaldata e qualche altro strale deve esser stato lanciato via social media verso l’ufficio del Garante, al punto che oggi è stato pubblicato un comunicato stampa in cui il Presidente Soro replica alle critiche con toni insolitamente vivaci:

“A fronte dei rilievi, spesso anche offensivi, mossi all’Autorità in relazione al parere reso sullo schema di decreto recante modifiche alla disciplina del rilascio della carta d’identità elettronica, è necessario chiarire un aspetto essenziale.

Come in ogni altra ipotesi in cui gli sia richiesta l’espressione del proprio parere, anche in questo caso il Garante si è limitato a verificare la conformità dell’atto sottopostogli rispetto alla disciplina di protezione dati. 

Nella fattispecie, l’esclusiva indicazione dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale come “madre” e “padre”, anche nell’ipotesi in cui essi presentino – come consentito dall’ordinamento – caratteristiche soggettive diverse da quelle, non può non risultare incompatibile, in particolare, con il principio di esattezza dei dati trattati. 

Il Garante si è limitato a rilevare tale profilo di criticità e l’asimmetria tra la disciplina primaria e l’atto proposto, non spettando certamente a questa Autorità trarne le conseguenze e proporre soluzioni alternative. 

Quanto agli insulti rivolti all’Autorità, essi, come noto, qualificano chi li fa e non chi li riceve”.

Vedremo presto se, come promesso, il Ministro Salvini vorrà portare avanti la sua iniziativa ed andare così allo scontro istituzionale con il Garante.

AGGIORNAMENTO del 20/11/2018

Il Garante ha poi tenuto a chiarire ulteriormente la propria posizione con un ulteriore comunicato del 20 novembre. Clicca qui per leggere il comunicato.

 

2018-11-22T10:05:50+00:00 16 novembre 2018|Hot topics, P.A.|