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USA: sanzionato talent scouting via web incurante della privacy dei bimbi

Una società di talent scouting statunitense, per evitare la prospettata sanzione da 500.000 USD, ha concordato con la Federal Trade Commission il pagamento di una multa da 235.000 USD nonché promesso l’adeguamento immediato delle proprie privacy policy e pratiche commerciali.

La compagnia con base in Las Vegas era finita nelle mire della FTC per aver implementato in maniera scorretta un sistema di reclutamento online di giovani “volti nuovi” cui segnalare opportunità di casting cinematografici.

Alla società di scouting è stata contestata la violazione del Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA) per aver raccolto e divulgato dati personali di oltre 100.000 bambini senza ottenere il consenso dei genitori e omettendo di informare genitori e utenti del sito circa le pratiche di raccolta, utilizzo e diffusione dei dati rilasciati.

Nei fatti, la società ha dichiarato il falso nella privacy policy del proprio sito laddove affermava che essa “non raccoglie consapevolmente informazioni personali da minori di età inferiore ai 13 anni” e che i profili online di tali bambini “devono essere creati da un tutore legale”. In vero, il sito web non poneva alcuna restrizione agli utenti che indicavano di avere meno di 13 anni (l’account personale era comunque attivabile) e non ha adottato alcuna procedura per verificare se un profilo fosse stato creato da un genitore o da tutore legale.

Il sito richiedeva agli utenti, compresi i minori di 13 anni, di rilasciare dati personali come i loro nomi, indirizzi e-mail, numeri di telefono e indirizzi postali per creare un account gratuito o premium. Ed alcuni di questi dati erano resi pubblici sul sito, liberamente consultabili da chiunque.

Nomi, foto e indirizzi di bambini: una potenziale manna per pedofili, rapitori ed altri malintenzionati.

Oltre alle violazioni di privacy, alla società è stata contestata la violazione del Federal Trade Commission Act. Gli iscritti ai servizi Free venivano poi ricontattati tramite telemarketing che – spesso – li convinceva a passare ai servizi Premium, accessibili dietro pagamento di una quota mensile da quasi 40 USD. Gli operatori spiegavano ai potenziali acquirenti della versione upgrade che alcuni casting director avevano mostrato interesse per loro (o, addirittura, che li avevano espressamente scelti per i ruoli futuri in produzioni ben definite) e che solo il passaggio al pacchetto Premium avrebbe loro consentito il contatto diretto per accedere ad audizioni con le produzioni interessate.

L’indagine ha svelato l’inganno: le case cinematografiche non ne sapevano nulla e talora erano promesse dal sito audizioni per ruoli addirittura già assegnati da tempo.

2018-02-07T16:53:12+00:00 7 febbraio 2018|E-commerce, Hot topics, Minori|