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British Airways lancia l’imbarco con riconoscimento facciale

British Airways ha recentemente comunicato di essere la prima compagnia aerea ad aver implementato, in accordo con il governo USA, un sistema di imbarco biometrico esclusivamente basato sul riconoscimento facciale del passeggeri.

Grazie a questa innovazione, i controlli ai gate della tratta Los Angeles – Londra saranno totalmente automatizzati: niente più esibizione di passaporto e carta di imbarco. Basterà guardare per qualche attimo verso l’apposita videocamera e attendere la luce verde.

I gate biometrici utilizzano telecamere ad alta definizione e consentono ai passeggeri di superare i controlli tramite l’acquisizione della mappatura delle caratteristiche facciali che – nella loro unicità – saranno immediatamente confrontate con il template derivante dalla scansione facciale precedentemente registrata nei controlli dell’Immigration.

I passeggeri non dovranno, tuttavia, lasciare a casa passaporto e boarding card perché questi documenti dovranno essere comunque esibiti nella fasi di check-in e ai controlli di sicurezza.

Secondo il vettore britannico, grazie a questa innovazione tecnologica le procedure di carico passeggeri saranno molto più rapide. E, al contempo, sarà innalzato il livello di security del volo. Per questo, la compagnia prevede di espandere rapidamente ai voli presso altri scali questa procedura esclusivamente biometrica di imbarco.

British Airways aveva già implementato nel Terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow un sistema di “self-boarding” con face scan in cui, tuttavia, è ancora un presente un passaggio che rallenta il disbrigo delle code: la sottoposizione della carta di imbarco ad un lettore automatico. Per i passeggeri del Los Angeles – Londra, invece, basterà presentarsi col solo volto scoperto e, ottenuto l’ok dal sensore, procedere verso l’aeromobile.

Finora, in ambito aeroportuale, le tecnologie di riconoscimento facciale sono state impiegate per esclusive finalità di sicurezza e prevenzione dell’anti-terrorismo: ossia, ai varchi di immigrazione o per dare un boost di intelligenza ai sistemi di videosorveglianza (permettendo a questi di riconoscere la presenza di soggetti indesiderati tramite interconnesione con i database di criminali o sospetti).

Rispetto a tali finalità di utilizzo, quello di British Airways rappresenta un step logico ulteriore: la facial recognition è presentata come strumento per migliorare i servizi e il comfort a vantaggio del viaggiatore.

Quando ci fu il lancio dell’iPhone X, sollevammo il sospetto che stessimo assistendo all’alba di un (rischioso) processo di normalizzazione del riconoscimento facciale. Esprimevamo timori sull’ipotesi che in poco tempo:

  • si sarebbe verificato una sorta sdoganamento globale di una tecnologia che presenta indubbi vantaggi, ma anche diverse insidie (di privacy, di cybersecurity, di indebita sorveglianza governativa);
  • il pubblico si sarebbe presto abituato a dover cedere la mappatura il proprio volto ad innumerevoli terze parti e senza farsi troppe domande.

Le parole usate in sede di presentazione del nuovo servizio di biometric boarding dalla Director of Brand and Customer Experience di British Airways ci fanno intuire che alcune aziende danno già per scontato che il processo di assuefazione dei consumatori sia a buon punto. E lasciano presagire che esse intendono far decisamente leva su questo fattore: “We’re using biometric technology that consumers are now familiar with and trust because it delivers a convenient, reliable and secure experience ”.

Fino a (soltanto) un anno fa, un’asserzione del genere sarebbe suonata come assurda e fuori luogo. Oggi non più. La compagnia britannica ci sta esplicitamente spiegando che noi tutti abbiamo già sviluppato un senso di familiarità e piena fiducia nel riconoscimento facciale.

I toni “normalizzanti” usati da British Airways sono simili a quelli spesi da altre aziende che stanno lanciando device o servizi basati sul riconoscimento facciale. Sembra, allora, che il processo di “assuefazione lampo” passi anche attraverso le strategie di comunicazione degli stakeholder. Un linguaggio che punta ad indurre nel pubblico il convincimento che tutti “sono già abituati” ad accedere a servizi tramite face ID.

Come paventammo a suo tempo, è bastato il lancio di iPhone X per innescare una reazione a catena irreversibile. Un attimo prima la facial recongnition era, dai più, considerata una tecnologia tanto avveneristica quanto potenzialmente pericolosa ed invasiva. Un attimo dopo (son passati pochi mesi) ci persuadono che abbiamo “familiarità e “fiducia” nel fatto che qualunque prodotto o servizio ci possa chiedere di allungare il collo verso un sensore per farci mappare il volto.

2018-09-11T13:26:29+00:00 18 gennaio 2018|Biometria, Hot topics|