Home>News>Biometria, Hot topics, Security & Cybercrime, Smart Device>Riconoscimento facciale alla cassa del supermercato

Riconoscimento facciale alla cassa del supermercato

Stando a quanto appreso dal quotidiano londinese The Telegraph, il riconoscimento facciale potrebbe – nel giro di qualche mese – essere normalità nei supermercati d’oltremanica.

Una soluzione biometrica per semplificare il check-out alla cassa

Due tra le quattro principali catene della grande distribuzione britannica (non è dato sapere quali) testeranno ad inizio 2018 un sistema di riconoscimento facciale per evitare che gli addetti debbano verificare l’età del cliente che desideri acquistare prodotti riservati ai maggiorenni.

L’obiettivo è quello di eliminare una procedura che comporta ritardi e accrescimenti delle code. Solitamente la cassiera deve chiedere il documento, il cliente incomincia a frugare in tasca o nella borsa con relativa perdita di tempo (e spesso non lo trova nei primi secondi, quindi si mette a svuotare ogni vano a sua disposizione nell’ansia di averlo smarrito in un crescendo di suspance e nervosismo per lui e per i clienti alle sue spalle).

Nei supermercati moderni, la procedura risulta ancor più fastidiosa con riguardo alle casse automatiche che sono nate per eliminare la presenza di un addetto: il cliente dovrebbe eseguire in totale autonomia la fase di check-out e pagamento, ma all’atto di sottoporre allo scanner l’alcolico, la magia dell’automatismo si interrompe bruscamente: è necessario l’arrivo di un addetto per verificare l’età dell’acquirente ed autorizzare la transazione.

E’ proprio in riferimento alle casse automatiche che si sta valutando l’introduzione del riconoscimento facciale al fine di preservarne le caratteristiche di “fai da te” per cui sono nate. Ma nulla vieta che se ne estenda l’applicazione alle casse tradizionali. E, se il sistema risulta affidabile ed accettato dal pubblico, non è impensabile prevederne l’impiego laddove gli alcolici sono – oltre che venduti – somministrati (bar, enoteche, ristoranti, etc.).

Il sistema che si sta testando si basa su un app di nome Yoti di cui il cliente dovrà essere dotato e su cui avrà preliminarmente caricato un proprio documento di identità valido (ID, patente o passaporto). All’atto di pagare una spesa contenente prodotti riservati a maggiorenni (tipicamente un bene alcolico), la cassa chiederà una breve sessione di age verification che il cliente potrà soddisfare facendosi un semplice “selfie” tramite Yoti. L’app – interfacciandosi via web con i sistemi del supermercato – confermerà l’età e, quindi, la legittimazione all’acquisto.

Il binomio ID e alcool

Negli USA l’acquisto di alcolici è consentito a chi abbia compiuto 21 anni mentre il consumo è riservato agli ultra diciottenni (con qualche variazione in alcuni Stati federali). In UK sia l’acquisto che l’assunzione sono preclusi agli under 18. In entrambi i paesi i controlli sul rispetto dei limiti sono tradizionalmente stringenti.

Nei paesi anglosassoni è consolidata la procedura di esibizione e verifica del documento di identità in fase di acquisto o somministrazione di alcolici. Una regola che, talvolta, è applicata con puntiglio tale da sembrare anacronistica ai visitatori stranieri: un quarantenne calvo italiano che, alla sua prima trasferta negli USA, si senta rivolgere la fatidica domanda “Can I see your ID, please?” al momento di ordinare un cocktail in un bar di New York, potrebbe credere si tratti di uno scherzo o di un eccesso di zelo del mescitore. Non lo è, tanto che alla terza sortita nella nightlife a stelle e strisce il nostro connazionale avrà capito come funzionano le cose e brandirà con naturalezza il passaporto già in fase di avvicinamento ad un bancone.

In Italia non siamo abituati a simili verifiche, eppure le regole ci sono. La vendita e la somministrazione di alcolici ai minori di 18 anni è vietata: si va da 250 di multa fino alla sospensione della licenza. E in caso di somministrazione a favore di under 16, “scatta” il penale. La differenza rispetto al contesto anglosassone, evidentemente, sta nell’applicazione. Se ci è consentito generalizzare, l’approccio di enforcement appare meno procedurale (il barista/commesso va spesso ad occhio); e i controlli verso gli esercenti sembrano meno frequenti e stringenti. Difficile, in altre parole, che da noi un diciassettenne barbuto si veda negare una birra al pub o in un supermercato.

Ma l’alcolismo minorile è una problema anche nel nostro Paese (v. qui dati ISTAT 2016). Se è vero che riguardo il consumo quotidiano il dato sugli adolescenti è molto contenuto, quel che preoccupa è il dato riferito alle bevute occasionali in compagnia: il 17% dei ragazzi è dedito al binge drinking (“abbuffata alcolica”) ossia all’ingestione di molteplici drink in un breve lasso di tempo. Un “rito” sociale che, se mal gestito, può portare dallo stordimento fino al coma etilico.

Per questo, non è da escludere che il nostro Paese si allinei quanto prima ai modelli applicativi d’oltremanica e d’oltreoceano (in modo non dissimile a quando fatto in tema di sanzioni per la guida in stato di ebbrezza su cui da poco lo Stato ha deciso di usare mano pesante analoga a quella da decenni invalsa in USA e UK). Ed allora potremmo trovarci anche noi davanti ad una richiesta un’identificazione biometrica per comprare una bottiglia di vino nei supermarket.

La primavera dei sistemi di Facial Recognition

La vita di ciascuno di noi si sta digitalizzando ogni giorno di più. Ci si richiede di essere cittadini, consumatori e comunicatori in formato elettronico. Ed è sempre più evidente che un punto cardinale dei mille processi di cui si articola la digital society è l’identificazione certa ed univoca dello user.

A livello di progettazione ed ingegnerizzazione, i sistemi face detection sembrano aver conquistato il proscenio sia in tema di autenticazione che di ID verification, mettendo in ombra altre soluzioni, comprese quelle di natura biometrica (a partire dal digital fingerprint che improvvisamente sembra essere misura obsoleta).

Un florilegio di possibili applicazioni dei programmi di riconoscimento facciale sembra esser sbocciato negli ultimi mesi. Oggi abbiamo aggiunto un altro tassello – un’applicazione per far la spesa – ma basta anche solo visionare questa pagina di Yoti per farsi un’idea sui possibili impieghi di questi sistemi.

Le nuove frontiere recano con sé nuove opportunità ma anche nuovi rischi. Tra non molto, potrebbero essere migliaia i database che, per i motivi più disparati, detengono – con gradazioni diverse di sicurezza – i template dei nostri volti. Ne abbiamo dato conto più volte, così come abbiamo inevitabilmente ammonito circa i pericoli riconnessi alla diffusione incontrollata e alla normalizzazione di questa tecnologia (qui una serie di articoli a riguardo).

Le accelerazioni tecnologiche non si possono (e, probabilmente, non si debbono) fermare, ma urge diffondere consapevolezza nel pubblico e condividere principi di regolamentazione ad ogni latitudine.

2017-11-20T13:09:03+00:00 20 novembre 2017|Biometria, Hot topics, Security & Cybercrime, Smart Device|