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Sexploitation di minorenni via webcam: 171 anni di prigione ad una gang USA

Tra il 16 novembre del 2013 e il 10 marzo 2016 una banda di pedofili si è introdotta, spacciandosi per ragazzi di pari età, in alcuni forum internet che i minori americani utilizzano regolarmente. Da lì riuscivano ad attirare, una per una, le vittime in una sessione di chat privata dove avrebbero poi artatamente sviluppato il proprio ruolo per raggiungere il loro terribile scopo: ottenere materiale pornografico da interlocutrici non solo minorenni, ma – cosa ancor più grave – nella maggioranza dei casi prepuberi.

Il raggiro constava di diverse fasi pazientemente sviluppate e così sinteticamente articolate:

  • le ragazzine erano progressivamente indotte a fidarsi del “nuovo amico” virtuale (che in questa prima fase mantiene tendenzialmente un approccio improntato a timidezza e decoro);
  • dopo qualche tempo, e solo quando il livello di confidenza si è debitamente elevato, il maschietto finge di voler aprirsi ed, in seguito, di concedere la propria intimità. La fase si chiude con la riproduzione a favore della fanciulla di un live video rappresentante il supposto ragazzo intento in condotte sessualmente esplicite. La “performance”, nella realtà, non è in diretta e non immortala nemmeno il vero interlocutore; trattasi di un video già esistente sul web e utilizzato ad arte;
  • a quel punto il presunto ragazzo ha guadagnato una posizione di vantaggio psicologico tale da legittimarlo a chiedere all’amica di lasciarsi andare ad una condotta altrettanto disinibita;
  • quando la ragazzina cede, il tutto viene prontamente registrato e condiviso con la rete di depravati.

La pertinace gang di (si perdoni il poco elegante neologismo) cyber-maiali si componeva di sei persone – tra i 30 e i 50 anni d’età – sparse per diversi stati americani, accomunati dalla medesima perversione e vogliosi di organizzare un proprio sistema per attrarre giovanissime vittime nella loro rete.

La cospirazione è stata scoperta, smantellata e punita con condanne molto importanti: si va dai 20 anni di prigione ai 37 per la “mente” del sistema, per un totale di 171 anni.

Che il World Wide Web sia abitato da una moltitudine di persone che sfruttano la propria esperienza per indurre persone meno avvedute a concedere le proprie nudità in ambiti percepiti come privati è, purtroppo e ormai, un dato di fatto. Il presente caso attiene alla categoria delittuosa a-tecnicamente nota come sexploitation, vale a dire di induzione alla pornografia per fini di fruizione o rivendita del materiale acquisito con raggiro. Ma i crimini che si connotano per la presenza di un raggiro via web a sfondo sessuale sono anche altri: abbiamo già raccontato di gravi casi di sextortion (si veda qui un esempio recente) e di revenge porn, tutti episodi laddove materiale intimo e privato viene utilizzato direttamente contro la vittima a fini di ricatto o ritorsione. E abbiamo anche raccontato di quanto il dilagare del fenomeno chiami tutti gli attori della società digitale ad uno strenuo impegno a difesa dei più giovani e dei meno accorti: si va dalle capacità di far filtro del social network (leggi qui delle difficoltà di Facebook) fino alle campagne informative delle autorità (vedi qui l’Europol). Campagne di sensibilizzazione che crediamo e speriamo diventino sempre più numerose e fragorose perché la consapevolezza è la prima arma di difesa.

Tantissimi bambini sono ormai autorizzati dai propri genitori ad utilizzare Internet perché il web già da tempo si propone – anche a favore di tali fasce d’età – come strumento imprescindibile di sviluppo delle proprie conoscenze ed abilità, come luogo di gioco, come veicolo straordinario di socializzazione (perchè – a differenza dei contesti relazionali “fisici” e non mediati – è facilmente fruibile anche dai più timidi). Il problema è che nella vita reale “il signore che ti offre le caramelle” è più facile da riconoscere nonché più difficile da incontrare. Tutto il contrario di quello che accade nella rete virtuale: il candy-man può essere ovunque, non ha bisogno di molto coraggio per farsi avanti (gli basta ordire le sue trame dal pc di casa sua), ed è dotato di super-poteri perché può scegliere tra mille travestimenti, assumere le sembianze più idonee a trarre in inganno la preda (in questi casi, prediligerà quella del candido coetaneo).

In troppi, tra genitori e figli, ignorano il pericolo. I più grandi, a ben vedere, dovrebbero esserne a conoscenza ma finora hanno dimostrato di non riporvi la giusta attenzione o di non saper trasmettere ai più piccoli ciò che è veramente importante essi sappiano non appena gli è consentito accesso ad una vita digitale. Ma d’altronde, se già qualche anno addietro il 40% dei divorzi in Italia si sono basati su prove di tradimento reperite semplicemente accedendo al Whatsapp del coniuge, non si può dire che gli adulti siano prontissimi ad elargire perle di saggezza familiare sull’utilizzo delle “nuove” tecnologie …

Diventa, allora, indispensabile che lo Stato utilizzi i propri mezzi (in primis, la scuola) per arrivare direttamente ai più giovani. In questo senso, appare del tutto condivisibile il recente intervento del presidente del Garante Privacy – in riferimento all’affine tema del cyberbullismo – che ha auspicato che fin dalle scuole elementari si insegni il “danno digitale”. Su questa linea, in Italia, si stanno muovendo diversi attori (vedi, ad esempio, il Telefono Azzurro), è tuttavia imprescindibile avviare una strategia di informazione organica, coordinata e decisa da parte di un Ordinamento che, oltre a perseguire i delinquenti, è chiamato diffondere educazione, specie laddove la consapevolezza delle potenziali vittime può direttamente abbattere la probabilità che un determinato crimine sia perpetrato.

Oltre all’informazione del pubblico, ci vuole – naturalmente – la certezza di una pena severa. La buona notizia derivante da questo caso statunitense di sexploitation è che nessuna indulgenza è stata usata nei confronti di chi ha approfittato dell’ingenuità dei più indifesi. La speranza è che il nostro Paese sappia dimostrare altrettanta fermezza.

2017-09-27T12:54:59+00:00 22 settembre 2017|Hot topics, Minori, Security & Cybercrime, Social Media|