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Rivoluzione delle intercettazioni nella riforma del processo penale?

Addio alla trascrizione virgolettata delle intercettazioni nei provvedimenti dei giudici. Sarebbe questa, secondo le anticipazioni rese oggi da Repubblica, la novità più rilevante proposta dal Ministro della Giustizia cui il la legge 103/2017 di riforma del processo penale – entrata in vigore il 4 agosto 2017 – ha affidato delega (da esercitare entro 3 mesi) per modificare con decreto la disciplina sulla intercettazioni.

Questo significa che PM, GIP e Giudice del Riesame dovranno pubblicare negli atti solamente un elaborato dei contenuti dell’intercettazione. Un’evenienza che ingenera qualche preoccupazione:

  • negli organi di stampa che perderebbero una importante fonte di informazione non mediata;
  • negli esperti di diritto penale perché c’è il rischio che la trascrizione dell’intercettazione sia “tradotta” da un giudice secondo una percezione soggettiva differente da quella che potrebbe avere un altro giudice (magari interveniente in successive trattazioni della medesima vicenda giudiziaria); inoltre, l’assenza di virgolettato rischia di depauperare la piena comprensione del contesto (alcune coloriture linguistiche o espressioni gergali sono talvolta decisive).

Il decreto introdurrebbe altre novità:

  • una pena fino a 4 anni per chi, “al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine”, riprende o registra un colloquio privato;
  • una maggiore tutela delle conversazioni tra l’imputato e il suo difensore;
  • un limite nell’uso dei cosiddetti “captatori informatici” che permettono di utilizzare un cellulare come un registratore. Il decreto Orlando li prevedrebbe in caso di reati gravi come delitti di mafia e di terrorismo, ma li escluderebbe per i reati di corruzione.
  • le intercettazioni mediante i virus informatici dovranno infine seguire le stesse regole che regolano l’autorizzazione delle intercettazioni classiche: il magistrato dovrà motivare le ragioni di urgenza che rendono impossibile attendere il provvedimento del giudice e gli elementi raccolti non potranno “essere utilizzati per la prova di reati, anche connessi, diversi da quelli per cui è stato emesso il decreto di autorizzazione, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”.

Va detto che il Ministero ha emesso oggi stesso un comunicato stampa per precisare che non v’è nulla di definitivo. Lo riportiamo intergalmente:

Con riferimento a quanto riportato oggi a mezzo stampa relativamente al decreto legislativo in materia di intercettazioni, si precisa che, allo stato attuale, il ministero sta lavorando alla stesura del testo per dare doverosamente seguito nei termini e nei tempi prescritti alla legge delega  23 giugno 2017, n. 103 “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario” il cui contenuto terrà conto anche del confronto prezioso e del contributo significativo di esponenti della giurisdizione, dell’avvocatura, della stampa e del mondo accademico  che il ministro incontrerà, come già previsto, nei prossimi giorni.
Allo stato non esiste alcun testo ne’ definitivo ne’ ufficiale.

2017-09-15T21:02:45+00:00 8 settembre 2017|Giustizia, Hot topics, Telecomunicazioni|