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Un disegno di legge contro il flop del registro delle opposizioni. Basterà?

La risposta non è immediata, anzitutto perché essa dipende da una riforma normativa ancora in atto. Quel che è certo è che dall’istituzione del registro delle opposizioni con il Decreto del Presidente della Repubblica del 7 settembre 2010 n. 178 le iscrizioni si sono assestate su un decimo rispetto ai 13 milioni di utenti che risultano in possesso di un telefono fisso con numerazione presente negli elenchi telefonici.

Per non considerare, poi, che, nel complesso, le utenze telefoniche, fisse e mobili, attualmente presenti in Italia sono poco più di 117 milioni; ad oggi il doppio regime, quello dell’opt-out (l’eccezione) del registro delle opposizioni per le numerazioni presenti negli elenchi di cui all’art. 129 del D.Lgs. n. 196/2003 e quello dell’opt-in, o del consenso preventivo (la regola), non ha risolto il problema del proliferare di pratiche scorrette e pregiudizievoli di acquisizione del consenso. Tenuto conto, altresì, dell’evidente squilibrio (numerico in primis, ma anche in considerazione delle modalità con cui avviene il trattamento dei dati per le finalità in questione) tra i dati monitorati per il tramite del registro delle opposizioni e quelli (la maggior parte delle numerazioni telefoniche), invece, lasciati in balia di un mercato sempre più aggressivo e competitivo ma anche “tecnologicamente astuto”.

I lavori preparatori sembrano giunti ad un traguardo con la presentazione dello scorso 22 giugno del testo emendato da parte della Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del disegno di legge (atto del senato n. 2603 comunicato alla Presidenza il 23 novembre 2016).

Ad esso risultano annessi i testi dei disegni di legge, l’uno (atto del senato n. 2452 comunicato alla Presidenza il 28 giugno 2016) relativo alle “Norme per l’iscrizione dei numeri delle utenze telefoniche fisse e mobili nel registro pubblico delle opposizioni di cui al comma 1 dell’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n.178”; e l’altro (atto del senato n. 2545 comunicato alla Presidenza il 4 ottobre 2016) recante le “Modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali al fine di prevenire e impedire forme di telemarketing selvaggio”.

Il DDL principale consta, nella sua versione originaria, di un unico articolo votato ad estendere il diritto di opposizione degli interessati, che ne facciano richiesta (telematica o telefonica che sia, anche congiunta per più numerazioni), al trattamento delle proprie numerazioni telefoniche (fisse o mobili che siano) effettuato mediante l’impiego del telefono per fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta, ovvero per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale. Il diritto viene esercitato, secondo il DDL, mediante l’iscrizione delle numerazioni nel registro pubblico delle opposizioni di cui al D.P.R. n. 178/2010 siano o meno riportate negli elenchi di abbonati di cui all’articolo 2, comma 2, del regolamento di cui al D.P.R. n. 178/2010.

Le novità portate dal DDL vengono rielaborate dalle Commissioni parlamentari chiamate a rendere parere e così il testo dell’articolo del disegno di legge viene nel frattempo integrato e modificato rispondendo in primis all’esigenza di essere coerente con le disposizioni di legge con cui “interagisce”.

In particolare, secondo il percorso tracciato in sede consultiva:

  • dovranno essere necessariamente modificate le norme che direttamente richiamano i diritti e gli obblighi su cui è intervenuto il DDL in esame (e quelli ad esso annessi). Nel mirino, infatti, vi è l’articolo 130 del D.Lgs. n. 196/2003 che vede modificato il suo comma 3 – bis e il relativo regolamento di cui al D.P.R. n. 178/2010; e ancora
  • la nuova disciplina portata dal DDL in esame (e dai testi normativi ad esso annessi) dovrebbe estendersi, altresì, a tutti i trattamenti di dati per i fini di cui all’articolo 7, comma 4, lettera b),del D.Lgs. n. 196/2003, aventi origine dagli elenchi di abbonati a disposizione del pubblico o aventi origine dalla cessione o dalla vendita di tali dati ad altri operatori da parte di titolari di attività on-line ovvero off-line che abbiano raccolto tali dati, anche legittimamente, presso gli interessati o presso terzi. ();
  • dovranno aversi revocati tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, che autorizzano il trattamento delle numerazioni telefoniche fisse o mobili, intestate all’interessato che lo ha autorizzato, effettuato mediante operatore con l’impiego del telefono per fini di pubblicità o di vendita ovvero per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale;
  • dovrà prevedersi la scelta mirata dei contact center da parte dei titolari del trattamento per garantire che il mercato si rivolga a soggetti considerati “qualificati” anche dalle istituzioni. In tal senso si è mossa già l’ultima legge di bilancio che ha previsto l’obbligo per gli operatori del settore (call center) di iscrizione nel registro degli operatori di comunicazione (ROC) istituito presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
  • dovranno adottarsi accorgimenti ulteriori (rispetto a quelli previsti dalla disciplina vigente) per rendere riconoscibile l’interlocutore con la identificazione della linea chiamante con un codice o prefisso specifico, atto, appunto, ad identificare in modo univoco le chiamate telefoniche finalizzate al compimento di ricerche di mercato e alle attività di pubblicità, di vendita o di comunicazione commerciale. Gli operatori esercenti l’attività di call centerdovranno, quindi, provvedere ad adeguare tutte le numerazioni telefoniche utilizzate per i servizi di call center, anche delocalizzati, facendo richiesta di assegnazione delle relative numerazioni;
  • la responsabilità per le violazioni delle disposizioni della legge in fieri da parte del titolare del trattamento dovrebbe associarsi (essere solidale) a quella del terzi a cui il primo abbia nel caso affidato attività di call centerper l’effettuazione delle chiamate telefoniche. Tanto anche in linea con le previsioni in tal senso provenienti dalla Legge di bilancio 2017.

Le reazioni sono ondivaghe e vanno dal plauso senza condizioni (o quasi) dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali  (memoria del 16 novembre  ) e di Assocontact  (memoria del primo febbraio 2017), alla posizione perplessa degli operatori del mercato (TIM fra tutti). Questi ultimi rimangono concordi nell’accogliere positivamente la riforma portata dal DDL in esame (e da quelli ad esso annessi) di cui valorizzano il tentativo di premiare le esperienze e le prassi virtuose, ma al contempo guardano con disagio e perplessità la previsione dell’azzeramento dei consensi prestati dagli interessati prima dell’iscrizione al registro delle opposizioni, al di là e oltre una revoca espressa. Ne intravvedono un ostacolo eccessivo e una misura sproporzionata.  Azzerare i consensi di default per le nuove iscrizioni al registro creerebbe – secondo Assocontact ma dello stesso avviso è anche Telecom Italia- un fenomeno distorsivo della concorrenza, disorientando il mercato, e non contribuirebbe al blocco delle pratiche commerciali e informative, soprattutto quelle più subdole, come per esempio quelle cui è presupposta la cessione dei dati a soggetti terzi. Le soluzioni prospettate mettono in risalto tutte la necessità di prevedere il rispetto del consenso prestato e anche la possibilità di mantenere il suo carattere selettivo senza a priori spogliarlo dei suoi effetti nei confronti di tutti gli operatori e rispetto ad un tempo (passato) allo stato indefinito, e senza distinzione tra forme e modalità di trattamento cui il consenso è rivolto (travolgendo le iniziative commerciali portate avanti mediante sms, mms, mail etc.). La cancellazione dei consensi sembrerebbe punire tutto il mercato travolgendo anche le esperienze, poche secondo alcuni, di best practice.

A mo’ di contrappasso (DDL concorrenza permettendo) l’Autorità garante chiude la sua relazione con un bel “L’iniziativa di legge oggetto di discussione è da valutarsi positivamente perché individua un rinnovato quadro di garanzie rispetto a quello esistente che, con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento per la protezione dei dati personali (dal maggio 2018), sarà decisamente rafforzato con particolare riferimento all’impianto sanzionatorio, con ulteriori inasprimenti in caso di violazioni e di recidiva e con sanzioni fino al 4% del fatturato annuo”.

2017-08-04T10:16:06+00:00 11 luglio 2017|Hot topics, Marketing, Oblio|