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Dati in cambio di offerte personalizzate, ma la privacy?

dott.ssa Silvia Borghi – Consulente Privacy.it

Pubblicato in data 03-04-2017

In questi ultimi 20 anni sono molto cambiati gli strumenti e le procedure di marketing utilizzate dalle aziende per aumentare il numero di clientela: inizialmente, soprattutto da parte di aziende che disponevano di importanti capitali, si preferiva puntare su campagne pubblicitarie attraverso cartellonistica o spot pubblicitari in TV e radio rivolti alla massa. Vigeva un criterio basato sulla quantità a scapito della qualità: più consumatori venivano coinvolti più si riusciva a convertirne, sapendo che con la stessa facilità con cui si erano coinvolti così si potevano anche perdere. L’azienda, che usava un approccio basato sul mercato aggregato, si concentrava su un solo prodotto o servizio che potesse soddisfare un solo bisogno del maggior numero di clienti possibili.

Oggi che la pubblicità e le attività promozionali passano attraverso Internet, le aziende utilizzano mezzi e strumenti volti alla creazione di un marketing relazionale che cerchi di conoscere il più possibile il potenziale cliente per attirarlo e trasformarlo in un cliente fidelizzato.

Il marketer moderno deve essere in grado di attirare l’interesse dell’utente attraverso contenuti personalizzati.

Come creare questi contenuti personalizzati? Attraverso la raccolta sempre maggiore di dati personali dell’utente.

La filosofia del marketing moderno risiede proprio in uno scambio di valori: al conferimento di dati aggiuntivi l’azienda offre contenuti integrativi sempre più rispondenti alle esigenze dell’utente. In questo modo l’azienda potrà creare un legame così personalizzato e stretto con l’utente che difficilmente un’azienda concorrente potrà spezzare.

Nell’era del Big Data dove la ricchezza di un’azienda si misura nella quantità di dati trattati per ciascun utente è fondamentale adottare fin dall’inizio un’esplicita politica sulla privacy dell’utente perché se non si è in grado di garantire tutela alla dignità e riservatezza dell’utente non ci si può aspettare che quest’ultimo fornisca volentieri i propri dati all’azienda e che soprattutto acquisisca o mantenga fiducia per l’operatore commerciale.

L’utente che vede la propria privacy violata, o che semplicemente ha la sensazione di non avere il controllo sui propri dati, difficilmente diverrà fidelizzato perché non sarà disposto a partecipare a dialoghi interattivi con l’azienda.

Una conferma a questi dati emerge da una recente ricerca svolta da Accenture su oltre 24.000 giovani consumatori di tutto il mondo che ha evidenziato come tra le cinque più efficaci strategie per mantenere fidelizzato un cliente ci sia l’attenzione e la tutela dei suoi dati personali. Infatti, a fronte di una richiesta di personalizzazione, l’81% degli intervistati apprezza marchi poco “insistenti” che sappiano lasciarli in pace e rispettare i loro tempi e l’85% rimane fedele a chi tutela e protegge la riservatezza dei dati personali.

Stupisce, invece, come questa corsa alla raccolta del dato dell’utente si stia svolgendo senza un ugual cura alla riservatezza del dato: sui propri siti diverse aziende spingono l’utente a registrarsi per acquistare prodotti, per ottenere informazioni personalizzate, per ricevere preventivi ecc…., ma il tutto accompagnato da informative poco chiare o incomplete, mancanza di consensi specifici, caselle di consensi già flaggati e/o richiesta di dati eccedenti rispetto alla finalità della raccolta.

Un’azienda, quindi, che intenda creare e mantenere con gli utenti un rapporto basato sulla fiducia e voglia differenziarsi per serietà e trasparenza, non potrà esimersi dall’impostare una politica privacy robusta e vicina all’utente.

E allora perché non pubblicizzare come punto di forza, nella home page o nella pagina di presentazione del proprio business, l’impegno per la privacy che si è preso l’azienda illustrando le misure adottate a tutela dell’utente?

Perché non fornire, già a monte, quelle garanzie contro gli abusi dell’informazione che preoccupano sempre più gli utenti della digital economy?

Questo, per chi scrive, potrà essere, oltre alla risposta ad un obbligo legale, il miglior biglietto da visita per un’azienda che voglia creare profitti attraverso operazioni di marketing relazionale.

2017-05-24T12:54:23+00:00 3 aprile 2017|Approfondimenti|