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Come la profilazione psicometrica avrebbe fatto vincere le elezioni a Trump

Sembra un romanzo politico in salsa digitale. Ma non è fiction bensì lo svolgersi di eventi che hanno prodotto la più inattesa sorpresa nella storia delle elezioni americane.

La testata Motherboard Vice riprende l’inchiesta precedentemente pubblicata da due reporter svizzeri di Das Magazin.

Una storia che vede anni addietro il ricercatore polacco Michal Kosinksi di stanza al Psichometrics Center della Cambridge University sviluppare algoritmi di profilazione in base alle attività svolte dagli utenti su Facebook classificandoli per tipologia di personalità con dettaglio di predizione di razza, religione, inclinazioni, etc. Un metodo analitico elaborato a partire dal 2008 e che già nel 2012 raggiunge livelli di accuratezza tali da intimorire Kosinski stesso su possibili utilizzi a detrimento della libertà di scelta individuale.

Nel 2014 un collega universitario avvicina Kosinski chiedendo di conoscerne il funzionamento ed di acquistarne il know-how per conto di una società di cui non può svelare il nome. Il ricercatore, timoroso di un uso improprio dello strumento scientifico sviluppato, nega la propria disponibilità e, a seguito di qualche ricerca, scopre che il collega coinvolto in un gruppo di società specializzato in strategia della comunicazione politica: segnala la circostanza al rettorato che stigmatizza la condotta del collega al punto che questi lascia il lavoro si trasferisce a Singapore cambiando il proprio cognome in – incredibile ma vero – Dr. Spectre.

Nel 2015 emerge che una delle società nel cui interesse stava agendo il futuro Dr. Spectre era la Cambridge Analytica, entità che nel frattempo presta i suoi servigi di analisi e utilizzo dei Big Data a favore della compagine politica pro Brexit (che vince il referendum). Tale società sarà poi arruolata dal senatore repubblicano Cruz per le primarie presidenziali nello Iowa (puta a caso, vinte contro ogni pronostico) ed infine da Trump. Lo stratega di Trump? Steve Bannon, già membro del board di Cambridge Analytica, il quale – dopo l’insediamento a presidente del tycoon newyorkese – viene promosso a membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Il metodo utilizzato per convincere gli elettori? Sicuramente quello di Kosinski, ma impiegato su una scala molto più vasta perché – come scoprirà lo stesso ricercatore ascoltando le parole del CEO di Cambridge Analytica in un convegno – applicato ad una mole imperiosa di dati, sia pubblici che acquistati da big data seller come Acxiom and Experian.

Diversamente dalla comunicazione “tradizionale” su base demografica della Clinton, Trump ha utilizzato una comunicazione ben più mirata, innovativa ed efficace. Gli advertisement su Facebook andavano solo dove dovevano andare grazie alla previa profilazione psicometrica. I ragazzi che facevano campagna door to door sapevano prima che tipo di personalità avrebbe aperto loro la porta e avevano 170 argomenti precostituiti cui attingere per convincere l’elettore a seconda della suo profilo.

Una strategia vincente basata esclusivamente su profilazioni di dati personali all’insaputa degli interessati. Trattamenti che in Europa non potrebbero avvenire senza aver prima raccolto il consenso specifico di ciascuna delle milioni di persone profilate.

Kosinski continua i suoi studi e mette il suo algoritmo machine learning a disposizione di tutti sul suo sito chiarendo che lo scopo è quello di migliorare l’interazione delle persone col web e aborrendo ogni forma di manipolazione o controllo basato sulla profilazione della personalità. Se volete sapere cosa Facebook sa di voi, provatelo qui.

Leggete qui tutta la storia su Vice perché davvero interessante

2017-05-19T14:18:46+00:00 29 gennaio 2017|Big Data, Hot topics, Social Media|