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Verein für Konsumenteninformation v Amazon EU Sarl – CGEU 2015 – Legge applicabile

Oggetto della decisione: legge applicabile all’azione inibitoria dell’utilizzo di clausole abusive nel commercio elettronico

Nella causa Verein für Konsumenteninformation v Amazon EU Sarl (causa C-191/15), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito la legge applicabile all’azione inibitoria conseguente all’utilizzo di clausole abusive contrattuali nel commercio elettronico va determinata in base al regolamento n. 864/2007 sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (Roma II).

A rivolgersi agli eurogiudici è stata la Corte Suprema austriaca alle prese con una controversia tra la società Amazon EU Sarl e l’associazione per l’informazione dei consumatori austriaca. Amazon Eu, stabilita in Lussemburgo e attiva anche in Austria con un sito internet con ildominio “amzon.de”, aveva inserito in modo sistematico nelle condizioni generali contrattuali clausole non negoziate con le quali affermava di non riconoscere clausole “difformi apposte dal cliente” e di procedere per i pagamenti vista fattura a utilizzare i calcoli probabilistici per la valutazione del rischio di inadempimento raccolti da una società tedesca.

I giudici di primo grado avevano emesso l’ingiunzione a non utilizzare queste clausole come richiesto dall’associazione per i consumatori, ma i giudici di appello avevano annullato la decisione.

Così, la Corte Suprema, prima di pronunciarsi ha chiesto chiarimenti alla Corte Ue. Stabilito che, alla luce della direttiva 93/13 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, una clausola non negoziata individualmente è abusiva se induce in errore il consumatore medio, la CGUE ha constatato come tale la clausola faccia intendere al consumatore che per regolare gli acquisti via web si applica la legge in cui ha sede il professionista/venditore senza chiarire che vanno applicate anche altre norme a tutela del consumatore e, in particolare, le disposizioni imperative della legge che risulterebbe applicabile in caso di mancata attuazione della clausola imposta dal venditore secondo quanto previsto dal regolamento n. 593/2008 2008 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I).

Tuttavia, per le azioni inibitorie, poiché l’impiego delle indicate clausole provoca una violazione dell’ordinamento giuridico e una responsabilità extracontrattuale derivante da fatto illecito, la CGUE ha stabilito la necessità di applicare il regolamento Ue n. 864/2007 (Roma II) e, in particolare, le disposizioni sulla concorrenza sleale (articolo 6) che comportano il richiamo della legge del Paese in cui sono lesi o rischiano di essere lesi i rapporti di concorrenza o gli interessi collettivi dei consumatori.

Il principio della lex loci damni determina così che, nel caso di offerte rivolte da una società di commercio elettronico direttamente a un mercato – in questo caso quello austriaco – deve essere applicata la legge del Paese in cui sono lesi gli interessi collettivi dei consumatori. Bocciato, quindi, l’utilizzo della legge dello Stato in cui ha sede la società, malgrado l’inserimento di una clausola di questo genere nelle condizioni generali. Per le questioni relative al trattamento dei dati, va applicato l’articolo 4 della direttiva 95/46 sulla “tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati”, con la conseguenza che la disciplina richiamata è quella dello Stato membro verso il quale l’impresa dirige le proprie attività se il trattamento è affidato allo stabilimento situato in detto Stato membro (art. 4).

Il regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I) e il regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 luglio 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali («Roma II»), devono essere interpretati nel senso che, fermo restando l’articolo 1, paragrafo 3, di ciascuno di tali regolamenti, la legge applicabile ad un’azione inibitoria ai sensi della direttiva 2009/22/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori, diretta contro l’impiego di clausole contrattuali asseritamente illecite da parte di un’impresa avente sede in uno Stato membro la quale stipula contratti mediante commercio elettronico con consumatori residenti in altri Stati membri e, in particolare, nello Stato del giudice adito, deve essere determinata in conformità all’articolo 6, paragrafo 1, del regolamento n. 864/2007, mentre la legge applicabile alla valutazione di una data clausola contrattuale deve essere sempre determinata in applicazione del regolamento n. 593/2008, indipendentemente dal fatto che detta valutazione sia effettuata nell’ambito di un’azione individuale o in quello di un’azione collettiva.

L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che una clausola rientrante nelle condizioni generali di vendita di un professionista, che non sia stata oggetto di negoziato individuale, secondo la quale la legge dello Stato membro in cui ha sede tale professionista disciplina il contratto stipulato mediante commercio elettronico con un consumatore, è abusiva quando induce in errore tale consumatore dandogli l’impressione che al contratto si applichi soltanto la legge di detto Stato membro, senza informarlo del fatto che egli dispone inoltre, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2, del regolamento n. 593/2008, della tutela assicuratagli dalle disposizioni imperative della legge che sarebbe applicabile in assenza di siffatta clausola, cosa che spetta al giudice nazionale verificare alla luce di tutte le circostanze rilevanti.

L’articolo 4, paragrafo 1, lettera a) della direttiva 95/46/CE deve essere interpretato nel senso che il trattamento di dati personali effettuato da un’impresa di commercio elettronico è disciplinato dal diritto dello Stato membro verso il quale detta impresa dirige le proprie attività qualora sia accertato che tale impresa procede al trattamento dei dati in esame nel contesto delle attività di uno stabilimento situato in detto Stato membro. Spetta al giudice nazionale valutare se ciò si verifichi nel caso di specie.

Vedi qui il testo della decisione

2017-05-21T19:05:25+00:00 28 luglio 2016|Sentenze UE|