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CGUE (cause riunite C-293/12 e C-593/12) – Data retention comunicazioni elettroniche

La Corte di giustizia ha dichiarato l’illegittimità della direttiva “Frattini” (2006/24/Ce) per violazione del principio di proporzionalità nel bilanciamento tra diritto alla protezione dei dati personali ed esigenze di pubblica sicurezza.

All’attenzione della Corte erano, appunto, le disposizioni della direttiva volte a garantire la conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico, i dati relativi all’ubicazione e quelli necessari all’identificazione dell’abbonato, per fini di accertamento e repressione dei reati.

Come rileva la Corte, si tratta di dati che, pur non attingendo al contenuto della conversazione, forniscono comunque indicazioni importanti sulle comunicazioni intrattenute da ciascuno, sui loro destinatari e sulla loro frequenza. L’accesso a tali dati, da parte dell’autorità pubblica, comporta dunque – ribadisce la Corte – una forte ingerenza nella vita privata dei cittadini, ingenerando peraltro in loro l’idea di essere esposti a una “costante sorveglianza” in quanto la conservazione e il successivo utilizzo dei dati stessi avviene a insaputa dell’interessato.

Se, in linea generale, l’accesso a tali dati può giustificarsi in ragione di un obiettivo d’interesse generale quale, appunto, il contrasto a gravi forme di criminalità e, in definitiva, le esigenze di pubblica sicurezza, la direttiva avrebbe, secondo la Corte, ecceduto i limiti imposti dal principio di (stretta) proporzionalità. Limiti, questi, da valutare secondo uno scrutinio particolarmente rigoroso in ragione della rilevanza del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali, che in tal modo viene compresso.

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2017-09-18T13:15:04+00:00 8 aprile 2014|Sentenze UE|