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Le banche non devono addebitare ai clienti i costi per l'applicazione della legge sulla privacy (per esempio, l'invio dei moduli dell'informativa o per la richiesta del consenso al trattamento dei dati personali). Lo ha chiarito ieri il Garante, che ha anche colto l'occasione per fare alcune precisazioni circa le spese che il rispetto della nuova normativa comporta. Spese che, secondo alcuni giornali, sono quantificabili in 3.500 miliardi di lire. Si tratta, ha risposto il Garante, di una presentazione «perlomeno fantasiosa» dei fatti. Anche a non voler prendere in considerazione il principio che ogni legge di tutela di diritti fondamentali comporta dei costi (nessuno, ha sottolineato l'Authority, metterebbe in discussione leggi come quella sulla sicurezza sul lavoro sulla base del solo costo dei caschi per gli operai), rimane il fatto che le spese per applicare la privacy risultano minori di quelle sostenute in Inghilterra, dove la normativa sulla riservatezza è in vigore da anni. Per esempio, le notificazioni (25mila lire di diritti di segreteria per le comunicazioni su carta e 15mila per quelle su floppy disk), in Inghilterra costano l00mila lire e in Belgio 50mila. A questo bisogna aggiungere che i modelli per la notificazione sono distribuiti gratuitamente e che l'adempimento, dopo i vari esoneri, riguarda solo il 30% dei soggetti.
Si tratta in ogni caso, di costi che tutti gli uffici
pubblici e le imprese dei Paesi dove esiste da tempo una normativa
sulla privacy, hanno sopportato. «Costi assolutamente giustificati
- ha commentato l'Autorità - dall'importanza degli interessi
da proteggere (libertà, eguaglianza, non discriminazione
dei cittadini)». (Ndr: ripreso da il Sole 24 ore del 7/2/98) |