Le ricerche di genetica molecolare negli isolati genetici: scopi, strumenti e prospettive

Luciano Terrenato
Università Tor Vergata, Roma

Tre sono i settori di ricerca genetica che negli ultimi anni hanno registrato giganteschi progressi che sono rilevanti ai fini della delucidazione della componente genetica delle malattie comuni, quelle malattie che non hanno un origine esclusivamente genetica e per le quali quindi lo schema classico della analisi familiare non è efficace. Sono anche dette multifattoriali per indicare la loro dipendenza parziale da molti geni diversi, da molti fattori ambientali e dalle interazioni tra i due. Le potenzialità della ricerca in questo settore sono state notevolmente accresciute da un lato con la scoperta di migliaia di siti variabili nel genoma umano il che rende facilmente identificabile un tratto di DNA che sia condiviso tra più individui, dall'altro con il completamento della sequenza del genoma che rende identificabile un gene che sia stato precedentemente localizzato con precisione. Ma questi risultati sarebbero difficilmente utilizzabili se contemporaneamente i progressi della bioinformatica non avessero reso possibile il trattamento veloce di quantità gigantesche di informazioni. Diviene così possibile rispondere ad una domanda fondamentale: due individui che presentano la stessa malattia hanno anche in comune un tratto di DNA? E se lo hanno, è in quel tratto presente una sequenza che potrebbe rappresentare il gene coinvolto? Trattandosi di effetti genetici che non sono monofattoriali come per le malattie mendeliane classiche, questa operazione per mostrare qualche efficacia deve lavorare su numeri enormi ed inoltre viene facilitata se la probabilità di parentela tra due individui appartenenti ad una comunità è aumentata dall'isolamento genetico della comunità stessa.

Questo tipo di ricerche hanno quindi come loro materiale ideale popolazioni umane sufficientemente ampie e sufficientemente isolate. Sono fortemente facilitate dalla esistenza di registri demografici che consentano di stabilire parentele anche oltre le dieci generazioni, nonché da servizi sanitari che registrino da decenni lo stato di salute a livello individuale. L'Islanda con la sua popolazione totale di 250.000 individui è risultata perfetta, ma anche per altre popolazioni le ricerche sono già iniziate o sono comunque programmate: una coorte di 100.000 gravidanze in Danimarca, in Inghilterra 500.000 volontari, almeno due isolati della Sardegna e gruppi vari di Svezia, Estonia, Cina, Singapore e Tonga. La potenza della bioinformatica attuale è in grado di connettere utilmente i tre registri fondamentali di queste ricerche: quello demografico con la descrizione dei rapporti di parentela, quello clinico con la registrazione di tutti gli eventi morbosi, ed infine quello genetico con l'esame di tutti i marcatori necessari.

Le questioni legali sono risultate subito essere assai complesse, principalmente su due fronti: quello della riservatezza e quello della proprietà delle informazioni raccolte nei registri, soprattutto nel momento più critico, che è quello dell'esame congiunto dei tre registri. Il legislatore quindi può trovarsi al crocevia di interessi multipli e non sempre conciliabili: quelli della comunità in generale, che dovrebbe rappresentare gli interessi comuni e che spesso è, al minimo, molto scettica; quelli della comunità dei malati e dei loro parenti tutti protesi verso possibili prevenzioni e terapie; quelli della comunità scientifica prevalentemente interessata all'ottenimento di risultati prestigiosi che favoriscano l'ulteriore finanziamento. Vi sono poi gli interessi dell'industria, che è pronta a partecipare al finanziamento, se è prevedibile una buona remunerazione del capitale investito, in termini di nuovi farmaci brevettabili o kit diagnostici. Il legislatore vorrebbe quindi massimizzare il consenso generale ottenendo ricerca buona che porti a terapie efficaci senza che la spesa sanitaria cresca a livelli insostenibili (cosa assai difficile perché al diminuire dei costi tecnici, salgono vertiginosamente i costi degli operatori sanitari, anche molto specializzati, che sono comunque indispensabili) ed ottenere anche che l'industria partecipi generosamente, il tutto salvaguardando il diritto individuale alla riservatezza nonché il diritto alla proprietà dei propri dati ed ancora di più dei propri campioni biologici. Una quadratura del cerchio che non si presenta facile da risolvere.