"CARTA DI TREVISO - DIECI ANNI DOPO"

(Convegno del 5 ottobre 2001, a Villa Albrizzi Fianchetti — Preganziol-TV)

intervento di
Mauro Paissan
(Membro dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali)

I primi due provvedimenti da me seguiti come relatore, appena eletto all’Authority, trattavano proprio il tema minori-informazione.

Il primo riguardava il servizio giornalistico di un settimanale, pubblicato con numerose fotografie, su un gruppo di ragazze anoressiche ricoverate in un ospedale, tra le quali c’era anche una minorenne. Il servizio è stato denunciato presso di noi da un primario ospedaliero, ma devo dire che nonostante la delicatezza del tema, non abbiamo potuto fare alcun appunto ai giornalisti, anche per quanto riguarda la paziente minorenne, protetta con un nome di fantasia e non fotografata. Un buon esempio di sensibilità giornalistica.

Il secondo caso — più banale - trattava della protesta di un esponente politico di rilievo, i cui figli erano stati fotografati in una situazione assolutamente privata (all’ingresso di uno studio medico pediatrico). Le foto erano comparse su due settimanali. Al riguardo abbiamo ricordato che il personaggio pubblico ha una tutela della riservatezza ovviamente attenuata, perché taluni aspetti della sua vita privata possono aver rilievo sul suo ruolo pubblico, ma a farne le spese non possono essere terzi e, comunque, in nessun caso minori. E abbiamo disposto che le due testate non ripubblicassero più quelle foto con le facce dei bambini.

Due episodi che confermano il forte legame tra la nostra Autorità, la legge che l’ha istituita (adottando la direttiva europea al riguardo) e la tutela dei minori nell’informazione e talvolta — purtroppo — dall’informazione. C’è proprio un rapporto diretto tra privacy e Carta di Treviso.

Queste norme, nel loro complesso, non tutelano soltanto la riservatezza ma la personalità del minore nel suo complesso: la dignità e l’identità personale.

La legge sulla privacy (31 dicembre 1996, n. 675) ha riconosciuto e rafforzato il ruolo della Carta di Treviso sia dal punto di vista della legittimazione della fonte che da quello della sua applicazione pratica grazie alle pronunce del Garante.

Con questa legge ed il codice deontologico approvato sulla base di essa, la Carta di Treviso ha assunto un ruolo di maggior rilievo.

Legge sulla privacy e giornalismo

Tenuto conto dell’esigenza di bilanciare il diritto alla riservatezza con il diritto di cronaca e la libertà di manifestazione del pensiero, la legge sulla privacy del ’96 (modificata proprio nelle disposizioni relative al giornalismo nel ‘98) ha individuato regole speciali per i trattamenti realizzati in ambito giornalistico.•Mentre la norma generale prevede che per trattare dati personali occorre il consenso espresso della persona interessata, per il giornalismo tale consenso non è necessario per i dati comuni, per i dati sensibili e per quelli ricavabili dal casellario giudiziario e è possibile trattare le notizie rese note direttamente dall’interessato. Insomma, si è affermata la responsabilità del giornalista che è chiamato a valutare l’essenzialità dell’informazione in relazione all’interesse pubblico della notizia.

Tale disciplina di favore, dettata in considerazione della speciale protezione accordata dall’art. 21 della Costituzione (libertà d’informazione), trova un contemperamento ed un limite nel Codice deontologico dei giornalisti.

Questo codice, adottato dal Consiglio nazionale dell’Ordine in stretto coordinamento con il Garante per la privacy, ha cessato di essere una norma di carattere meramente deontologico nel senso comune del termine, quindi interna all’ordinamento della professione, per divenire norma generale dell’ordinamento, applicabile a tutti i soggetti che anche occasionalmente svolgono attività di manifestazione del pensiero, indipendentemente dalla loro iscrizione all’Ordine.

Disposizioni a protezione dei minori

E qui si torna al discorso sui minori.

Proprio facendo tesoro dei risultati raggiunti grazie all’elaborazione degli anni precedenti in ambito deontologico specialmente con la Carta di Treviso, il Codice detta disposizioni specifiche a tutela dei minori. Ciò, nella consapevolezza che tali soggetti sono particolarmente esposti ai rischi legati alla diffusione non controllata dei dati personali che li riguardano. Diffusione, che in molti casi può segnare profondamente il loro sviluppo, provocando danni ben più ingenti di quelli che possono essere prodotti in una persona matura.

In particolare il codice prevede che i giornalisti si astengano dal pubblicare i nomi — o altri particolari che ne consentano l’identificazione - dei minori coinvolti in fatti di cronaca. Tutela, questa, che si estende anche a fatti che non siano specificamente reati, tenuto conto della qualità della notizia e delle sue componenti.

La protezione non riguarda solamente i dati direttamente riferibili al minore (il nome), ma anche quelli che lo rendono in qualunque modo identificabile. Su questo punto è da segnalare l’esercizio di ipocrisia che talvolta fanno certi giornalisti: sigla o nome di fantasia, e poi tutta una serie di particolari che, soprattutto in città medie o piccole, porta facilmente all’identificazione dell’interessato.

Il codice riconosce poi una protezione che supera quella legata alla sola commissione di reati, ed impone al giornalista di valutare, tenuto conto di tutti gli elementi della notizia nonché del contesto e delle modalità di diffusione, le possibili lesioni che possono derivare alla personalità del minore ed al suo armonico sviluppo.

Inoltre il Codice - sempre facendo tesoro degli insegnamenti della Carta di Treviso - impone di considerare il diritto del minore alla riservatezza come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca.•Tale regola generale può essere derogata solamente nel caso in cui la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, quando esistano alcune condizioni.

Ne ricordo tre:

1) devono sussistere motivi di rilevante interesse pubblico per la diffusione dei dati del minore; e non può essere contrabbandato per interesse pubblico l’audience o l’appeal di una notizia, magari per il suo carattere pruriginoso;

2) l’interesse del minore deve avere un’evidenza oggettiva e il giornalista assume in proprio la responsabilità di valutare tale interesse;

3) la pubblicazione delle notizie deve avvenire "secondo i principi ed i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso".

Tale ultimo richiamo fa assurgere la Carta a parametro generale di liceità dei trattamenti realizzati sui dati dei minori in ambito giornalistico.

L’opera del Garante

Il Garante ha dapprima operato perché si arrivasse al quadro normativo che si è descritto, con la valorizzazione dei risultati raggiunti in ambito deontologico ed in particolare dei traguardi di tutela e di civiltà racchiusi nella Carta di Treviso.

Successivamente ha lavorato per l’individuazione dei diversi bilanciamenti volta a volta necessari per dare applicazione alla Carta ed ai suoi principi, facendoli crescere in relazione al progressivo maturare della società.

I provvedimenti in questi anni sono stati parecchi, talvolta di sostegno e talaltra di critica nei confronti dell’operato dei giornalisti. Cito qua qualcuno tra i casi più indicativi, non prima però di segnalare che spesso i valori cui noi teniamo sono più facilmente travolti nelle pagine delle cronache locali dei quotidiani.

1) Viene rapita una ragazzina. Uno dei rapitori, arrestato, racconta che nei confronti della rapita sono state commesse molestie sessuali durante la prigionia. Notizia pubblicata dai maggiori quotidiani con dovizia di particolari e con grande evidenza. Pubblicazione vietata da tutte le norme di cui stiamo parlando e perfino dalla legge sulla violenza sessuale.

2) Un quindicenne si suicida con modalità particolarmente drammatiche. La famiglia si attiva per non far rivelare alcuni particolari. Sul giornale locale compare invece tutto, compresi i nomi degli amici del suicida, l’indirizzo di casa, la scuola, la classe e quant’altro.

3) Il Garante è stato chiamato ad esaminare vari ricorsi di genitori che accusano il coniuge di aver portato in tv o sui giornali foto e notizie di un figlio conteso.

Magari quello stesso genitore denunciante aveva appena fatto la stessa cosa su una rete o una testata concorrente. Qui noi non possiamo intervenire perché si tratta di dati resi noti direttamente dagli interessati, ma mi chiedo e vi chiedo se i giornalisti fanno bene a consentire questo uso dei minori per regolare i conti tra genitori in lite. Direi che in questi casi c’è una responsabilità diretta dei•conduttori e dei giornalisti nei confronti dei minori (come Baudo con Buzzanca contro Laura Antonelli). Non ci si può nascondere dietro il fatto che sono i genitori a divulgare certe notizie.

4) Un caso successo qui vicino. Una sedicenne prostituta albanese si ritira dalla professione. Il giornale cittadino racconta tutto, comprese le violenze sessuali compiute sulla ragazza e i tentativi di violenza contro sua sorella di 10 anni rimasta in Albania. Un articolo che costituisce una concreta minaccia contro una ragazza che tenta un’emancipazione e contro una bambina senza tutela.

5) Potrei continuare con altre vicende. Per ultimo voglio ricordare il pronunciamento del Garante contro la pubblicazione indiscriminata di elenchi e dati di pedofili. A parte ogni altra considerazione in termini di civiltà giuridica, il rischio è quello di determinare danni agli stessi minori vittime delle violenze, resi indirettamente identificabili dalla pubblicazione di notizie sui loro violentatori.

La materia, come si è visto, è delicata e talvolta controversa.

L’attenzione e la sensibilità dei giornalisti, come della pubblica opinione, è altalenante. Ogniqualvolta si allenta la tensione, si rischiano comportamenti poco rispettosi e al limite del cinismo.