Libertà di e-mail

di Piero Ottone

Non me lo sarei mai aspettato: ma mi sento disposto a tessere l'elogio di un ritrovato elettronico. Elogio condizionato, naturalmente; e che sarà preceduto da una denuncia, per dare tempo al lettore di smaltire la sorpresa.

La denuncia riguarda quelle numerose violenze alle quali ognuno di noi è esposto nel corso della giornata: le violenze inflitte dal telefono. Siamo tranquillamente seduti in poltrona a casa nostra, leggiamo un libro, guardiamo le televisione, conversiamo con un amico. A un tratto si ode uno squillo. Rispondere, non rispondere? L'obbligo di risposta non c'è. Ma intanto gli squilli insistono, e un po per le buone maniere, un po' per la curiosità rispondiamo.

La voce dall'altra parte del filo, qualche volta, chiede se disturba: domanda puramente formale. E ci troviamo impegnati in una conversazione che noi, in quel momento e con quella persona, non avevamo alcuna intenzione di fare. Non è violenza, questa? E' come se qualcuno si introducesse, di prepotenza, in casa nostra, e vi si installasse a tempo indeterminato, secondo il suo capriccio.

Vi erano nel passato linee di difesa, rappresentate dalle segretarie e dai domestici. Ora le difese diventano sempre più tenui, per ovvie ragioni. Si è diffusa invece una nuova linea di attacco: il cosiddetto telefonino, e mai un diminutivo è stato usato cosi a sproposito. Chi commette l'imprudenza di munirsene, denotando una chiara tendenza a masochismo, si espone alla violenza altrui in ogni momento della giornata, quando pranza al ristorante, quando cammina per la strada, quando è impegnato in conversazione, magari amorosa. Avrete notato l'espressione di scontorto, anzi di sgomento, che si manifesta sul volto della vittima, ogni volta che il telefonino squilla. Lo credo bene: le violenze non fanno piacere a nessuno.

Ma ecco che si delinea, sia pur timidamente, la salvezza: l'e-mail. Si chiama così? Spero di non sbagliare. In un passato recente, un amico mi ha chiesto se ero sull'e-mail, e l'ho guardato con diffidenza. Non sapevo che cosa fosse, la domanda poteva essere offensiva. Poi mi hanno spiegato la natura del congegno, e ho capito che l'e-mail, per quanto riguarda le comunicazioni nel mondo modemo, è la soluzione geniale. Consente di mandare un messaggio, e il messaggio è ricevuto nel momento stesso in cui è inviato; il che non guasta. In un Paese come il nostro, anzi, sembra un miracolo. Ma il vero miracolo è che il destinatario lo legge quando vuole; risponde quando vuole, se vuole. La violenza è scongiurata: la libertà è restituita al cittadino.

Tutto questo conferma che in natura si ristabilisce sempre, a lungo andare, l'equilibrio, e quando certe novità malaccorte lo disturbano, prima o dopo intervengono altre novità che contrastano quelle precedenti. In tempi antichi si comunicava mediante le lettere, che erano una forma civile di comunicazione, in grado di raggiungere, talvolta, un alto livello letterario. Poi è venuto il telefono a sconvolgere il mondo dei rapporti, in modo piuttosto barbarico (pensate alle sciocche, interminabili conversazioni dei vostri figli). Il telefonino rappresenta il punto estremo della barbarie. Adesso, con l'e-mail, si torna alla normalità. Oltre tutto, si ricomincerà a scrivere lettere, sia pure elettroniche, si darà vita, chi sa, a qualche splendido epistolario.

Con un dubbio finale. L'altro giorno ho parlato bene delle ferrovie. Ora parlo bene di (certa) elettronica. Starò mica invecchiando?

(N.d.r.: ripreso dal supplemento de la Repubblica "il Venerdì" del 9 aprile 1999)