Società segreta Internet

di Piero Ottone

Ve ne siete accorti anche voi, senza dubbio. Gruppi misteriosi di numeri e di lettere, con la prevalenza, stranamente della "w", figurano accanto alle generalità di certe persone. Qualche volta le sigle iniziatiche, poiché di questo si tratta, compaiono sui biglietti da visita, dopo il nome e cognome. C'è anche chi pronuncia una paroletta bizzarra, Internet, a scopo diversivo. Che cosa significa tutto questo? Ciascuno può interpretare il fenomeno come meglio crede. Per me tutto è chiaro. Quelle sigle indicano l'appartenenza a una società segreta, sorta in questi ultimi tempi, e dotata di grande vitalità, perché la schiera degli iniziati è in crescita.

L'evidenza che si dà alle sigle non deve trarre in inganno. Di altre associazioni segrete si sa che esistono, e magari si distribuiscono elenchi di iscritti, senza togliere nulla alla loro segretezza. Così è della massoneria: tutti sanno che c'è. Così è dei servizi segreti, di cui addirittura si pubblicano i nomi dei capi responsabili. Perfino l'adesione al Ku Klux Klan, di esecrata memoria, era nota, e sono convinto che gli addetti al Klan in realtà si incappucciassero, non per evitare di essere riconosciuti, ma per fare un po' di colore. La segretezza, in questi casi, e in tanti altri, non è nell'esistenza, bensì nell'attività dell'associazione.

Quale può essere, dunque, l'attività del nuovo raggruppamento? Quali le sue finalità? Non credo si tratti di un'azione diretta contro lo Stato. Quello italiano, ormai, è così debole che non si può sentire il bisogno di indebolirlo ancora di più: figuriamoci se vi sono persone disposte a creare un sodalizio per svolgere un'attività antistatale. E' del resto evidente, in tutta l'Europa, la tendenza a una collaborazione continentale che indebolisce, inevitabilmente, ogni singolo Stato nazionale. Gli Stati-nazione sono in declino dappertutto. Chi può aver voglia di agitarsi per impadronirsene?

Non credo neanche che la società segreta di cui parlo sia sorta per combattere questa o quella religione. Ormai si dice quel che si pensa sui temi religiosi in piena libertà. Si pubblicano vignette irrispettose sul Papa e sui cardinali. Gli argomenti sacri sono oggetto di satira. Non c'è alcun bisogno di agire segretamente per discutere, ed eventualmente per combattere, i capisaldi di una fede religiosa, quale che sia.

E allora? La spiegazione mi sembra evidente. La nuova società segreta esiste, non per combattere questo o quell'obiettivo, ma per favorire la promozione degli addetti, a scapito degli esclusi. Il suo scopo è di favorire gli iscritti, di dargli, come si suol dire, una marcia in più. In barba a ogni antico ideale di uguaglianza fra gli uomini: ecco la spiegazione della sua segretezza. L'associazione di cui parlo mira a creare in avvenire due categorie di individui, ben distinte l'una dall'altra: i privilegiati e gli esclusi. Da qui nasce il bisogno di segretezza.

Come reagire? Si può combattere il disegno subdolo dei fondatori, esponendo i loro propositi e suscitando un movimento a loro ostile. Sarebbe una battaglia interessante. Temo tuttavia che avrebbe scarse possibilità di successo, conoscendo la debolezza della natura umana. C'è un'altra via d'uscita: si può aderire, in base all'antico detto che, quando non si può battere il nemico, conviene allearsi. Nel mio caso, escludo questa seconda ipotesi. Per tante ragioni, compresa quella anagrafica, non mi preoccupo di future disparità fra gli esseri umani. Ma rispetterò le scelte altrui.

(Ndr: ripreso dal supplemento de La Repubblica "Il Venerdì" del 12 febbraio 1999)