Seminario su "Videosorveglianza tra sicurezza e riservatezza"
Mercoledì 12 luglio 2000


OCCHI ELETTRONICI

Relazione di presentazione dell'ing. Claudio Manganelli,
Componente dell'Autorita' Garante

La rapida diffusione delle tecnologie della sorveglianza, negli ultimi venti anni, solleva serie preoccupazioni riguardo ad una costante erosione della privacy personale e delle libertà civili. Molti sviluppi tecnologici hanno la capacità, se mal utilizzati, di interferire con la sfera personale della riservatezza, dalla telefonia cellulare al tracciamento delle navigazioni in Internet, dal monitoraggio dell'utilizzo delle carte di pagamento alla correlazione delle informazioni relative al singolo e contenute nelle diverse banche dati pubbliche e private disseminate nel Paese. Oggi ci preoccupiamo di una tecnologia che presenta le caratteristiche fortemente invasive della moderna società umana: quella rivolta all'intercettazione acustica e visiva dei nostri movimenti, dei nostri spostamenti, dei nostri incontri quotidiani, a volte dei nostri gesti o atteggiamenti inconsapevoli ma implacabilmente colti da una telecamera ben dissimulata Le informazioni audiovisive, digitali e non, acquisite da sistemi di controllo come l'autovelox, dai dispositivi di localizzazione della telefonia mobile, dalle telecamere dei varchi Telepass autostradali o di accesso ai centri storici, da quelle adibite alla sicurezza in luoghi pubblici o di pubblico accesso come tratti autostradali, vie e piazze, stazioni e filiali bancarie, non possono essere messe a disposizione di chiunque e per qualunque fine.

Le videocamere sono ormai divenute un dispositivo standard presente in ogni sistema di sicurezza destinato a monitorare e proteggere spazi pubblici e privati: i loro costi sono caduti sensibilmente nel corso degli anni '90 e ormai è alla portata di ogni piccola attività, come dei privati, il costo d'installazione di un sistema di telecamere capaci di essere orientate a distanza in brandeggio e alzo, nonché in capacità di ingrandimento.

Gli utilizzi più comuni dei sistemi di TVCC sono genericamente classificabili in:

  • sistemi di rilevazione e controllo dei flussi di traffico,
  • sistemi di rilevazione delle infrazioni al codice della strada,
  • sistemi di vigilanza nel pubblico trasporto,
  • sistemi di controllo dei perimetri e degli spazi di stabilimenti ed edifici pubblici da sottoporre a particolare tutela,
  • aree a grande presenza di pubblico quali le stazioni, le aree aeroportuali e portuali, i grandi magazzini e centri commerciali, centri direzionali,
  • filiali bancarie, sportelli automatici, farmacie e rivendite di merci di valore,
  • parcheggi e aree pubbliche ove si sono riscontrati frequenti episodi malavitosi.

Ma se in Europa, prevalentemente, l'interesse ad installare sistemi di TVCC è mosso dal bisogno di sicurezza e prevenzione, del traffico come della criminalità, negli Stati Uniti questi strumenti sono usati sempre più negli spazi privati, anche bagni e docce, per spiare i propri dipendenti, con la scusa che i bagni sono gli spazi in cui si assumono droghe, diminuendo così l'efficienza sul lavoro. Né possiamo altresì ignorare che sta diffondendosi sempre più liberamente l'uso delle Webcams, spesso installate senza la consapevolezza dei soggetti inquadrati e l'ultima moda sembra essere la diffusione in Internet di inquadrature delle spiagge alla moda.

La miniaturizzazione sempre crescente delle videocamere, la loro capacità di operare anche in condizioni di scarsa illuminazione o giovarsi di sistemi di illuminazione ad infrarossi, rendono sempre più interessanti queste tecnologie ai fini della prevenzione del crimine e all'individuazione dei colpevoli.

Su un sito Internet che pubblicizza queste tecnologie si può leggere l'annuncio riportato di seguito.

"Tipi di sorveglianza: perimetrale o ambientale con telecamere; consenso per l'accesso tramite riconoscimento biometrico-facciale; esclusivamente con telecamere senza tessere magnetiche o codici personali" (ciò vuol dire che le telecamere contengono rilevatori a tecnologia digitale e possono quindi operare operazioni di confronto con immagini di volti preregistrati in un archivio centrale, i volti delle persone abilitate ad accedere all'area protetta); "controllo permessi per parcheggi con riconoscimento targhe;" e ancora: "telesorveglianza del traffico veicolare; di punti del territorio comunale quali piazze, monumenti, palazzi; di sovrappassi stradali, contro atti vandalici all'arredo urbano e per la prevenzione degli stessi; per accessi alle zone a traffico limitato o parcheggi con riconoscimento targhe;" e ancora (e più invasivo perché non in postazione fissa e quindi individuabile): "novita' - e' inoltre disponibile un sistema portatile leggero e compatto racchiuso in un contenitore facilmente trasportabile e a tenuta stagna, in cui sono racchiusi una telecamera con sistema di intercettazione di movimenti (Motion detector), sistema di registrazione immagini, batterie per una lunga autonomia e illuminatore notturno ad infrarossi (per vedere ma non essere visti); ideale per quel tipo di videocontrollo che non necessita di installazioni fisse,cavi o allacciamenti elettrici." Se consideriamo una simile proposta dal punto di vista della nostra sicurezza probabilmente molti di noi vorrebbero sentirsi protetti da una simile installazione, magari connessa ad una centrale di osservazione della polizia o di un istituto di vigilanza; ma se ci consideriamo comuni cittadini e magari costretti a passare sotto il campo di osservazione di questi impianti di sorveglianza, o se qualcuno riprendesse, a nostra insaputa, il nostro muoverci per la città, o addirittura inquadrasse in modo prevalente o permanente le finestre o gli interni della casa in cui viviamo o dell'ufficio dove lavoriamo, e se riprendesse, magari con l'infrarosso, i nostri momenti di intimità saremmo ancora capaci di considerare con equilibrio i lati positivi di queste tecnologie?

Sono ormai sufficientemente collaudati i sistemi di videosorveglianza basati su tecnologia digitale che consentono di tradurre le immagini rilevate in un raggiato di informazioni digitali così da poter consentire un controllo preventivo a distanza dei potenziali malintenzionati. Infatti, grazie ad una analisi delle caratteristiche biometriche (geometria del volto, dell'iride o della struttura della figura), è possibile confrontare a distanza le informazioni rilevate con quelle memorizzate in apposite banche di dati e far scattare tempestivamente i necessari allarmi.

Occorre qui ricordare che per dati personali la legge 675/96, ormai nota banalmente come legge sulla privacy, intende non solo l'immagine e la registrazione della voce, ma anche quelle informazioni che consentono di individuare con certezza la persona, quindi anche le caratteristiche biometriche quali le impronte digitali, la geometria del viso o della mano, il disegno dell'iride.

Una banca inglese, la National Building Society, ha aperto il primo sportello automatico dotato di un sistema d'identificazione dei clienti basato sul riconoscimento dell'iride. Malgrado l'accuratezza nel riconoscimento la diffusione dell'applicazione soffre di poco gradimento da parte della clientela, che teme per l'incolumità di una parte molto sensibile come gli occhi: per questo è in atto uno sviluppo tecnologico che sia in grado di leggere e individuare il tracciato dell'iride da distanze sino a tre metri. Ma occorre riflettere sui rischi connessi alla diffusione di queste tecnologie: l'abitudine a ricorrervi potrebbe generare, nei gestori che le utilizzano (cioè i titolari del trattamento secondo le definizioni della legge 675/96), il desiderio a conseguire qualche risultato in più dalle informazioni così raccolte e trattate. Se si indaga tra le ipotesi di utilizzo che la NCR, uno dei leader mondiali nel settore degli sportelli automatici, che sta sperimentando questa tecnologia per accrescere la sicurezza delle transazioni e combattere le frodi, si rileva l'intenzione di accrescere ulteriormente i plus della nuova generazione di sportelli intelligenti che collegandosi ai grandi database centrali delle banche, dovranno essere in grado d'inviare informazioni personalizzate ai clienti. Ad esempio, riconoscendo con certezza una persona che deposita abitualmente la stessa cifra e rilevando, in un certo giorno un deposito più consistente, lo sportello intelligente potrebbe proporgli forme d'investimento o assicurazioni; ancora, considerando che applicazioni di lettura e analisi dell'iride si stanno conducendo in medicina, al fine di individuare predisposizioni a determinate patologie e prevenirle, potrebbe nascere presso le imprese finanziarie o assicurative che adottano rilevatori biometrici dell'iride per riconoscere senza errore la propria clientela, il desiderio di interpretare anche i segnali di natura sensibile per risalire a stati sanitari o consentire la valutazione di predisposizioni patologiche: i dispositivi di riconoscimento biometrico non possono divenire occasione per una raccolta eccedente e non pertinente con le funzioni che si intendono assolvere con la loro installazione. Non è certo pertinente un eventuale trattamento che, partendo dalle caratteristiche biometriche possa far risalire a stati sanitari o consentire la valutazione di predisposizioni patologiche per una eventuale analisi dei rischi da erogazione del credito, sconfinando così pericolosamente nel campo del trattamento dei dati sensibili, rigorosamente governato dalla 675/96. Ciò, se attuato, equivarrebbe ad una forzosa schedatura dei cittadini. In molte nazioni che stanno conducendo progetti basati su queste tecnologie, sono nate ragionevoli preoccupazioni sui rischi alla riservatezza che ne possono derivare: innanzi tutto la preoccupazione che si stia procedendo sempre più verso una sorta di disumanizzazione dell'individuo ed una sua riduzione a sequenze di informazioni digitali; poi il timore che soluzioni tecnologiche di questo genere contribuiscano ad accrescere il potere di controllo, da parte dello Stato e dei grandi gruppi finanziari, sui singoli; infine che l'evoluzione verso una società in cui la burocrazia è assistita e pilotata dalle tecnologie piuttosto che da un governo di rappresentanti eletti dai cittadini, consentirà vie di fuga dal controllo solo alle classi più ricche e più potenti, squilibrando i rapporti sociali e rafforzando le occasioni di frodi e crimini informatici.

In Germania, Spagna e Francia esiste una normativa apposita per le installazioni nei luoghi pubblici: ad esempio in Francia i progetti di installazione debbono essere presentate ad appositi uffici, completi delle informazioni relative al numero di telecamere da installare, gli angoli di brandeggio e i valori di zoom, la tipologia di raccolta delle registrazioni e la durata di conservazione delle immagini; in funzione delle motivazioni di registrazione gli uffici competenti, a livello di prefetture, rilasceranno le autorizzazioni o suggeriranno le modifiche da apportare.

In Italia non esiste ancora una normativa in materia: ci si riconduce quindi alla legge base, cioè alla 675/96. E' necessario quindi rifarsi ai dispositivi in essa contenuti. Se si attua ex-novo un servizio siffatto è opportuno darne notifica al Garante; informare i cittadini o i potenziali interessati che dovessero entrare nel campo controllato dalle installazioni che in quel luogo si effettua videosorveglianza (ad esempio dandone notizia sui giornali cittadini o attraverso manifesti o cartelli nelle zone controllate per le installazioni in luoghi pubblici, o attraverso semplici cartelli o vetrofanie all'ingresso di uffici e ambienti privati se l'accesso è aperto al pubblico); inoltre è opportuno predisporre un accurato regolamento in caso di videoregistrazione che limiti e garantisca le modalità di registrazione, di conservazione e di riutilizzo dei nastri. Con questo regolamento si dovranno individuare con precisione le persone (pochi fiduciari) che avranno accesso ai filmati e le motivazioni di accesso, predisporre un protocollo di accesso, cartaceo o computerizzato, e le sue modalità di aggiornamento, impartire accurate disposizioni sulle modalità e meccanismi di cancellazione per un successivo riutilizzo delle cassette. Nei Paesi citati la conservazione dei nastri non deve superare un mese: è consigliabile adeguarsi a questo periodo anche se sarebbe più opportuno contrarre il tempo in funzione degli avvenimenti che interessano gli ambienti sorvegliati: ad esempio i sistemi informativi di una filiale bancaria sono ormai in grado di individuare inconvenienti contabili nell'arco di 24-48 ore, quindi la conservazione non dovrebbe superare di molto questo arco temporale; ovviamente la denuncia alle forze dell'ordine o alla magistratura di un fatto indesiderato comporta di conseguenza la necessaria conservazione dell'eventuale videoregistrazione correlata all'evento per tutto il tempo necessario alla soluzione del caso. Il rispetto delle norme di utilizzo e di conservazione deve essere verificato dall'ufficio addetto al rispetto della privacy e/o dal security manager con la stessa considerazione che si pone nella protezione del sistema informativo in quanto potrebbero scattare le sanzioni previste dalla legge 675/96, sia in caso di inadeguate misure di sicurezza che per un inopportuno o non pertinente utilizzo delle immagini videoregistrate di persone.

Il Collegio del Garante ha più volte avuto occasione di intervenire con suoi provvedimenti in casi di installazione di sistemi di telesorveglianza mediante telecamere e videoregistratori, in attesa che il Governo promulghi una legge su queste applicazioni, analizzando i casi in base alle previsioni e prescrizioni della 675/96. Proprio in questi giorni si sta conducendo un accertamento per la diffusione, su monitors visibili dal pubblico frequentatore di una marina turistica, delle immagini raccolte da un sistema di telecamere di sorveglianza.