Garante per la protezione
    dei dati personali


Sistema di videosorveglianza tramitewebcam in grado di consentire ai genitori il controllo a distanza dei proprifigli minori durante il periodo di permanenza in asilo nido

PROVVEDIMENTO DEL 8 MAGGIO 2013

Registro dei provvedimenti
n. 230 dell'8 maggio 2013

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATIPERSONALI

Nellariunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro Presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vice presidente, della dott.ssa Giovanna BianchiClerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti, e del dott. GiuseppeBusia, segretario generale;

Vistoil Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n.196, di seguito "Codice");

Esaminatala documentazione in atti, con particolare riferimento alle informazioniacquisite attraverso l'edizione del 28 settembre 2011 del quotidiano "LaStampa";
Viste le osservazioni formulate dal segretario generale aisensi dell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

Relatoreil dott. Antonello Soro;

PREMESSO

1. Attività di controllo svolta a mezzo webcam suiminori iscritti ad un asilo nido e protezione dei dati personali.

Attraversoun articolo pubblicato il 28 settembre 2011 sul quotidiano "LaStampa" ("L'occhio del Grande Fratello arriva dentro l'asilonido"), questa Autorità è venuta a conoscenza del fatto che l'asilo nido"I Pargoli" di Ravenna ha installato presso la propria struttura unsistema di videosorveglianza dotato di webcam, in grado di consentire aigenitori di controllare i propri figli minori durante il periodo di permanenzaal nido ("quando questi sono affidati alle maestre").

Stantile evidenti implicazioni in tema di riservatezza derivanti dall'installazionedi tale sistema, il Garante ha immediatamente inviato due richieste diinformazioni a "I Pargoli s.n.c. di Avallone Maddalena e Pedico VanessaEnza" (di seguito "società"), che gestisce il predetto asilonido, al fine di acquisire specifici ragguagli sulla vicenda e, segnatamente,per conoscere le modalità di funzionamento e le finalità del sistema, ipresupposti che ne avrebbero giustificato l'installazione, le modalitàimpiegate per rendere un'adeguata informativa agli interessati e le misure disicurezza adottate per evitare eventuali accessi non autorizzati alle immaginio, comunque, eventuali trattamenti di dati non conformi a legge.

Atali richieste di informazioni hanno fatto riscontro le note del 12 ottobre2011 e del 25 maggio 2012, con le quali la società ha sostanzialmentedichiarato che la webcam sarebbe stata installata "sia per motivi disicurezza a protezione dei beni e delle persone (), sia per venire incontroalle esigenze rappresentate dai genitori".

Inparticolare, la società ha riferito che il sistema in questione costituirebbeun valido deterrente –"ormai generalmente utilizzato in luoghipubblici e privati"- contro eventuali malintenzionati, in quantol'ubicazione al piano terreno della struttura la renderebbe "facilmenteraggiungibile e accessibile"; inoltre, la società ha altresì affermato che"la presenza di una webcam all'interno degli asili", oramai, sarebbe"una realtà in altre nazioni tipo gli Stati Uniti che da anni utilizzanolo strumento", evidenziando che "anche nella nostra Nazione"sarebbero state avanzate richieste in tal senso. Più esattamente, sitratterebbe di una soluzione attualmente utilizzata "in varie aree delmondo () per fornire un servizio sempre più richiesto da mamme e papàimpegnati sul posto di lavoro" -che così avrebbero "un preziosostrumento per partecipare alla loro crescita ed alla magia di vederli maturarementre sviluppano le loro cognizioni sociali"- e per rispondere"anche ad un'istanza legata alla sicurezza".

Sulpiano tecnologico, la società ha dichiarato che il sistema webcam sicomporrebbe di "una sola unità posta in funzione solo ed esclusivamenteall'interno dell'area didattica dei bimbi"; detta webcam sarebbe collegataalla rete informatica LAN dell'asilo e risulterebbe configurabiledall'amministrazione interna tramite computer, "previa immissione di unautenza di amministrazione e password in possesso solo ai titolari dellastruttura".

Gli"accessi generati dagli amministratori per i genitori/tutori dei minoriiscritti" sarebbero "composti da una doppia autenticazione generatatramite una coppia di combinazioni Username/Password". All'esito di taleautenticazione, si otterrebbe l'accesso ad una specifica "area riservataposta all'interno del Micro nido I PARGOLI", ove sarebbe rinvenibile illink della webcam che, a seguito dell'inserimento di una "secondacombinazione di credenziali", consentirebbe di "visualizzare ilfotogramma riprodotto dalla webcam ed aggiornato ogni 3 secondi", senzaperò permettere di registrare o di copiare i fotogrammi su altri supportidigitali.

Infine,la società ha dichiarato che ai genitori/tutori dei minori iscritti verrebbefatta sottoscrivere un'apposita informativa (di cui è stato prodotto unmodello), recante l'indicazione della presenza della webcam; inoltre, la societàha altresì sostenuto che costoro verrebbero informati "oralmente"dell'impossibilità di ammettere i minori alla struttura in caso di eventualerifiuto a sottoscrivere (circostanza, questa, che renderebbe difficile poterconsiderare il consenso eventualmente espresso dal genitore come effettivamentelibero ai sensi dell'art. 23, comma 3 del Codice).

Riguardoal possibile controllo a distanza dei lavoratori, la società ha dichiarato cheil personale sarebbe stato informato dell'esistenza della webcam e che, alriguardo, gli insegnanti avrebbero rilasciato un'apposita"liberatoria". Inoltre, la società ha altresì prodotto copia di unaccordo sindacale siglato in data 1 dicembre 2010, concernente utilizzazione diimpianti visivi presso i luoghi di lavoro al solo ed esclusivo fine di tutelareil patrimonio aziendale e la "sicurezza del pubblico".

2. I presupposti di liceità del trattamento.

L'acquisizione(anche a mezzo webcam) delle immagini relative a soggetti in età minore e laloro visione via web da parte di terzi muniti di specifiche credenziali diautenticazione costituiscono operazioni di trattamento di dati personaliriconducibili ai singoli interessati (art. 4, comma 1, lett. b) del Codice),rispetto alle quali trova applicazione la normativa contenuta nel Codice.

Sulpiano generale, si rammenta che il tema della videosorveglianza nelle scuole èstato affrontato dal "Gruppo di lavoro art. 29" che, nel riaffermarela preminenza dell'interesse generale del minore quale criterio informatoredelle scelte che lo riguardano anche sotto il profilo della tutela dei datipersonali, ha ammesso l'impiego di tali sistemi nei soli casi in cuil'installazione risulti effettivamente necessaria e proporzionata (vedi ilparere "WP 160" sulla "Protezione dei dati personali dei minori(Principi generali e caso specifico delle scuole)", adottato l'11 febbraio2009 anche in aderenza alle iniziative promosse dalla Commissione europea conComunicazione del 4 luglio 2006 - "Verso una strategia dell'Unione europeasui diritti dei minori").

Taliprincipi sono stati ribaditi dalla Commissione europea in occasione diun'interrogazione parlamentare formulata proprio in relazione alla tematicadell'installazione di sistemi di videosorveglianza presso gli asili nido(P-6536/2009).

Intale occasione, la Commissione europea ha precisato che "l'installazionedi sistemi di videosorveglianza per la protezione e la sicurezza di bambini estudenti nei centri per l'infanzia, negli asili nido e nelle scuole può essereun interesse legittimo, purché siano rispettati i principi della protezione deidati, come i principi di necessità e proporzionalità stabiliti a livellonazionale ed europeo e fermo restando il monitoraggio delle competenti autoritàdi controllo nazionali della protezione dei dati".

QuestaAutorità ritiene di condividere i principi di cui sopra, reputandoli in gradodi fissare un giusto compromesso tra valori fondamentali, quali la tutela dellapersonalità dei minori (notoriamente "in fieri"), la libertà discelta dei metodi educativi e d'insegnamento e la tutela della riservatezza deisoggetti ripresi dai sistemi di controllo.

Neconsegue che la possibilità di installare sistemi di videosorveglianza pressogli asili nido deve essere valutata -anche in considerazione  dellaparticolare attenzione che, a livello comunitario e nazionale, viene riservataall'interesse preminente del minore- con estrema cautela, tenendo presenti iprincipi generali posti dal Codice, segnatamente, di necessità, proporzionalità,finalità e correttezza del trattamento (artt. 3 e 11), richiamati da questaAutorità anche all'interno del provvedimento dell'8 aprile 2010.

Conspecifico riferimento al caso di specie, si rileva che gli scopi che la societàha sostanzialmente dichiarato di perseguire con l'implementazione del sistemaconsistono nella tutela della sicurezza delle persone e del patrimonioaziendale, nonché nella necessità di soddisfare le "esigenze rappresentatedai genitori".

Riguardoalla tutela dell'incolumità fisica dei minori, si evidenzia che tale finalità,senz'altro lecita, deve essere assicurata cercando di salvaguardare, alcontempo, anche altri interessi fondamentali di costoro, tra i quali quelloalla loro riservatezza, soprattutto attraverso il rispetto dei principi dinecessità e proporzionalità posti dal Codice (artt. 3 e 11).

Inoltre,affinché l'utilizzazione dell'impianto possa ritenersi proporzionata, occorreche presso i luoghi deputati a ricevere i minori sussistano significativesituazioni di obiettivo rischio, tali da renderne effettivamente necessaria –enon eccedente- l'installazione.

Ciòpremesso, nel caso in questione nessuno dei suddetti elementi risulta provato.

Inprimo luogo, la società non ha mai dimostrato (né, ancor prima, sostenuto) chela finalità di garantire la sicurezza dei minori iscritti all'asilo nido,nonostante la presenza di altre telecamere presso la struttura (vedi, inproposito, l'accordo sindacale sottoscritto in data 1 dicembre 2010 tra lasocietà e le OO.SS., in atti), possa essere assicurata solo attraverso l'implementazionedi un ulteriore strumento di videosorveglianza, in grado di identificaredirettamente ed immediatamente gli interessati anche all'interno della"zona didattica".

Inoltre,non risulta che l'asilo nido sia ubicato in un contesto ambientale"difficile", mentre le "tradizionali" scelte organizzativeadottate per gestire la struttura sino al momento dell'introduzione dellawebcam si sono sempre dimostrate in grado di impedire il verificarsi degliepisodi che si intenderebbe scongiurare.

Neconsegue che l'installazione della webcam all'interno dell'area didatticariservata ai minori non solo non può considerarsi necessaria, ma neancheproporzionata.

Inogni caso, anche qualora l'installazione della webcam interna si fosse potutaritenere effettivamente giustificata e proporzionata, si deve sottolineare chela finalità di tutela della sicurezza dei minori non avrebbe comunque richiestola necessaria implementazione, in favore di terzi (nel caso di specie, igenitori dei minori iscritti), di forme di collegamento via web con il sistema,posto che siffatta opportunità, per stessa ammissione della società, non èfinalizzata alla tutela della sicurezza dei minori (peraltro, già assicuratadalla presenza delle telecamere menzionate nel citato accordo sindacale),quanto a placare eventuali ansie o a soddisfare semplici curiosità deigenitori.

Inoltre,la stessa sicurezza del sistema prospettato risulta dubbia poiché l'utilizzo dicollegamenti telematici a vantaggio di terzi non offre garanzie sufficienti perla tutela degli interessati. Ciò in quanto la veicolazione continua tramiteInternet delle immagini, consultabili in ogni momento da qualsiasi terminaleovunque ubicato, risulta problematica per un duplice ordine di motivi: da unlato, il sistema non assicura che la loro visione resti circoscritta ai solisoggetti muniti di credenziali; dall'altro, la visione da parte deigenitori/tutori abilitati non è limitata esclusivamente alle attività delproprio figlio, ma si estende anche alla condotta degli altri minori iscritti edei docenti.

Daquanto premesso deriva che il trattamento delle immagini dei minori iscrittipresso l'asilo nido gestito da "I Pargoli s.n.c. di Avallone Maddalena ePedico Vanessa Enza", effettuato dalla stessa società mediante webcamposizionata all'interno dell'area didattica, deve essere dichiarato illecito,perché in violazione dei principi di necessità e proporzionalità (artt. 3 e 11,comma 1, lett. a) e d) del Codice); ne consegue che, ai sensi dell'art. 154,comma 1, lett. d) del Codice, va disposto il divieto dell'ulteriore trattamentodelle immagini.

TUTTO CIO' PREMESSO, IL GARANTE

a)  dichiara l'illiceità del trattamento delleimmagini dei minori iscritti presso l'asilo nido gestito da "I Pargolis.n.c. di Avallone Maddalena e Pedico Vanessa Enza", effettuato dallastessa società mediante webcam posizionata all'interno dell'area didattica,perché in violazione dei principi di necessità e proporzionalità posti dagliartt. 3 e 11, comma 1, lett. a) e d) del Codice;

b)  ai sensi dell'art. 154, comma 1, lett. d) delCodice, vieta alla predetta società l'ulteriore trattamento delle immagini.

Aisensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso ilpresente provvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziariaordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trentagiorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessantagiorni se il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 8 maggio 2013

Il presidente
Soro

Il relatore
Soro

Il segretario generale
Busia