Garante per la protezione
    dei dati personali


Ordinanza di ingiunzione nei confrontidi Giant s.r.l.

PROVVEDIMENTO DEL 21 MARZO 2013

Registro dei provvedimenti
n. 143 del 21 marzo 2013

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATIPERSONALI

NELLAriunione odierna, alla presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna BianchiClerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti, e del dott. GiuseppeBusia, segretario generale;

RILEVATOche, nell'ambito di una complessa indagine svolta dal Nucleo di poliziatributaria della Guardia di finanza di Vicenza, è stato accertato che la societàGiant s.r.l. P.I.: 03667580280, con sede in Este (Pd) via Atheste n. 38/D2, inpersona del legale rappresentante pro-tempore, in qualità di dealer dellasocietà Telecom e da questa designata responsabile del trattamento dei datipersonali, ha provveduto nell'anno 2006 all'intestazione di numerosissimeschede telefoniche a terze persone, del tutto ignare di tali attribuzioni. Inparticolare, dalle indagini svolte, è stato possibile individuare 19 persone acui, a loro insaputa, sono state intestate schede telefoniche per un numerocomplessivo di 2563 utenze. Dalle dichiarazioni raccolte nel corso delprocedimento penale, nell'ambito del quale è stata condotta l'indagine, èrisultato che "Dei 19 soprindicati, 14 soggetti, sentiti in atti, hannoconfermato l'indebito trattamento dei loro dati personali, disconoscendo diaver presentato istanze volte all'intestazione delle schede loro fittiziamenteattribuite ()";

VISTOil verbale n. 247689/10 del 9 giugno 2010, che qui si intende integralmenterichiamato, con cui è stata contestata alla Giant s.r.l., la violazioneamministrativa prevista dall'art. 161 del Codice in materia di protezione deidati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196, di seguito "Codice"),per aver effettuato un trattamento di dati personali di 19 soggetti, intestandoa loro insaputa schede telefoniche, omettendo di rendere l'informativa ai sensidell'art. 13 del medesimo Codice;

RILEVATOdal rapporto predisposto dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia difinanza di Vicenza, ai sensi dell'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689,che non risulta effettuato il pagamento in misura ridotta;

VISTIgli scritti difensivi inviati ai sensi dell'art. 18 della legge 24 novembre1981, n. 689, con cui la società rileva come "Il verbale di contestazionenotificato si fonda sui fatti e sulle circostanze acquisiti dalla stessaGuardia di Finanza nei verbali degli interrogatori di sommarie informazioniredatti, quasi tutti, nel settembre dell'anno 2008 ()" ove "Lacontestazione di tali fatti () è stata eseguita a distanza di oltre 20 mesidall'acquisizione della conoscenza loro da parte dello stesso organo siaprocedente all'accertamento sia notificante la violazione", per cui"() si è così violato l'art. 14 della L. 689/1981 ()". La parte ha,altresì, osservato che "i fatti (), così come contestati, sisostanzierebbero nella plurima formazione di contratti di utenze telefonichedel tutto inesistenti, artificiosamente creati dagli autori dei fatti per finiilleciti. Se questi sono i fatti, non vi è dubbio che abbiano rilevanza penale(); quel che in questa sede amministrativa rileva è la circostanza che lastessa configurazione dei fatti rende impossibile giuridicamente il compimentodell'illecito amministrativo contestato".  Inoltre, la societàasserisce come"() in linea generale, ogni utente della Giant s.r.l. èinformato sui dati indicati dall'art. 13 D.Lgs. 196/2003. Tanto avviene, ed avvenivaall'epoca dei fatti, sia oralmente in ogni trattativa contrattuale, sia periscritto con l'affissione di molteplici fogli di informative scritteall'interno dei locali aziendali";

VISTOil verbale dell'audizione delle parti datato 17 ottobre 2011 ai sensi dell'art.18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, in cui è stato sostanzialmenteribadito quanto argomentato negli scritti difensivi, richiamando quantodisciplinato nelle Linee guida del Garante datate 25 ottobre 2007 (doc. web.n.1457247), sul trattamento dei dati dei clienti da parte delle banche;

CONSIDERATOche le argomentazioni addotte non consentono di escludere la responsabilitàdella parte in relazione a quanto contestato. Preliminarmente si osserva come,in senso assoluto, l'attivazione multipla di schede telefoniche nei confrontidi un unico soggetto è sicuramente lecita pur se nel rispetto delleprescrizioni impartite dal Garante nel provvedimento del 16 febbraio 2006 (doc.web n. 1242592) nonché a fronte dell'assolvimento dell'obbligo di rendere laprescritta informativa ai sensi dell'art. 13 del Codice e dell'acquisizione di unaidonea dichiarazione di conferma che accerti l'effettiva volontàdell'intestatario delle schede telefoniche. Il citato provvedimento stabiliscealtresì che "i comportamenti illeciti addebitabili a rivenditori diservizi dislocati sul territorio (cd dealer) o a fornitori di servizi dicomunicazione elettronica (di seguito operatori) sono presi in esame per i soliprofili di competenza del Garante", ove, partendo dai descrittipresupposti, si rileva come l'attivazione di una pluralità di schedetelefoniche nei confronti di un singolo interessato senza avergli resoun'informativa nella quale tale tipologia di trattamento sia esplicitamentespecificata, configura, considerata l'accertata inconsapevolezza di taliattivazioni, la violazione dell'art. 13 del Codice ed è altresì alla base dicondotte rilevanti anche sotto il profilo penale, così come rilevato dallaGuardia di finanza. Quindi, diversamente da quanto ritenuto, risulta provata inatti ai sensi dell'art. 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689, l'attivazione,nei confronti di 19 persone inconsapevoli, di 2563 schede telefoniche. Lasocietà, dunque, in qualità di responsabile del trattamento, è venuta meno alleistruzioni specificamente impartite, al punto 12) della designazione da partedel titolare del trattamento (Telecom Italia Mobile). Quanto detto determinal'insorgenza della condotta omissiva contestata anche a prescindere dallecircostanze che hanno consentito al dealer (trasgressore) di avere ladisponibilità delle copie dei documenti di identità degli interessati, attesoche non è provata la provenienza illecita dei documenti di identità degliinteressati stessi. Anche l'argomentazione secondo cui l'informativa era resaoralmente ovvero affissa nei locali aziendali, oltre a non essere supportata daalcun elemento di fatto, non è pertinente al caso contestato, perché nonriferita allo specifico trattamento, relativo all'attivazione multipla di 2563schede telefoniche, realizzato dalla parte all'insaputa degli interessati. Inogni caso, la società non è stata comunque in grado di provare di aver datoadempimento all'obbligo di aver reso un'informativa idonea, chiara ed efficace.Risulta parimenti inconferente anche il generico richiamo alla disciplina dicui alle Linee guida in materia di trattamento di dati personali dellaclientela in ambito bancario del 25 ottobre 2007, atteso che taleprovvedimento, oltre a disciplinare ambiti di trattamento dei dati personaliche nulla hanno a che fare con il caso di specie, ribadiscono, in sensogenerale, l'obbligo di rendere un'idonea informativa agli interessati ai sensidell'art. 13 del Codice. Inoltre si rileva come il trasgressore ritengaerroneamente che il termine di cui all'art. 14 della legge 24 novembre 1981, n.689, non sia stato rispettato. In effetti, sul punto, si deve tenere conto delfatto che l'illecito amministrativo contestato sia stato accertato nell'ambitodi un'indagine di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblicadi Vicenza. Tenuto conto di tale contesto, si osserva come in tema di sanzioniamministrative, qualora gli elementi di prova di un illecito amministrativoemergano dagli atti relativi alle indagini penali, il termine stabilitodall'art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, per la notificazione dellacontestazione decorre dalla ricezione degli atti trasmessi dall'A.G.all'Autorità amministrativa, posto che, qualora fosse consentito agli agentiaccertatori di contestare immediatamente all'indagato la violazioneamministrativa, l'A.G. non sarebbe messa in condizione di valutare se ricorra omeno la "vis actractiva" della fattispecie penale e, nel contempo,sarebbe frustrato il segreto istruttorio imposto dall'art. 329 c.p.p. (Cass. Civ.Sez. II, 30 marzo 2010 n. 7754; Cass. Civ. Sez. II, 5 novembre 2009 n. 23477).Nel caso di specie, il principio appena esposto ha trovato applicazione nelmomento in cui la citata Procura della Repubblica ha autorizzato, con appositoprovvedimento n. 7328/07 del 10 maggio 2010, l'utilizzo "() ai finiamministrativi, degli elementi acquisiti nell'ambito dei pp.pp. () e (), perconsentire () di elevare nei confronti dei dealer della Telecom Italia s.p.a.coinvolti nelle investigazioni le contestazioni, ex art. 14 della legge n.689/1981, per la violazione alle disposizioni sancite dall'art. 13 del D.Lgs.n. 196/2003" e a fronte di tale autorizzazione, nel pieno rispetto deitermini previsti, in data 10 giugno 2010 è stata notificata la contestazione inargomento. Si evidenzia, altresì, come il procedimento amministrativosanzionatorio non è assorbito in alcun modo da quello penale;

RILEVATO,pertanto, che Giant s.r.l. ha effettuato un trattamento di dati personali,attraverso l'attivazione di schede telefoniche all'insaputa degli interessati(19 persone), omettendo di rendere l'informativa, in violazione dell'art. 13del Codice;

VISTOl'art. 161 del Codice, nella formulazione antecedente alla modifica introdottacon d.l. 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla l. 27febbraio 2009, n. 14, che punisce la violazione dell'art. 13 del Codice, con lasanzione amministrativa del pagamento di una somma da tremila a diciottomila euro;

RITENUTOche, nel caso in cui l'infrazione non abbia caratterizzazioni specifiche chepossano portare a valutazioni di maggiore o minore rigore, nella determinazionedella sanzione può ritenersi corretta l'individuazione di un importo pari alterzo del massimo o, se più favorevole, al doppio del minimo, in linea con quantoprevisto dall'art. 16 della legge 24 novembre 1981 n.689, ferma restando lavalutazione degli ulteriori elementi previsti dall'art. 11 della medesima legge[cfr. Cass. civ., sez. I, 4 novembre 1998, n. 11054];

CONSIDERATOche, ai fini della determinazione dell'ammontare della sanzione pecuniaria,occorre tenere conto, ai sensi dell'art. 11 della legge 24 novembre 1981, n.689, dell'opera svolta dall'agente per eliminare o attenuare le conseguenzedella violazione, della gravità della violazione, della personalità e dellecondizioni economiche del contravventore;

CONSIDERATOche, nel caso in esame:

a) inordine all'aspetto della gravità, con riferimento agli elementi dell'entità deldanno o del pericolo, delle modalità della condotta e dell'intensitàdell'elemento psicologico la violazione è di notevole rilievo essendo statitrattati i dati di 19 persone, senza rendere loro l'informativa perl'attivazione di 2563 schede telefoniche;

b) aifini della valutazione dell'opera svolta dall'agente, si evidenzia come non sirilevino elementi di valutazione;

c) circala personalità dell'autore della violazione, deve essere positivamenteconsiderata la circostanza che la società non risulti avere precedentispecifici in termini di violazione alle disposizioni del Codice;

d) inmerito alle condizioni economiche dell'agente, al fine di commisurare l'importodella sanzione alla reale capacità economica del trasgressore nel rispetto delprincipio di uguaglianza, deve rilevarsi che la società risulta cancellata perscioglimento dal registro delle Imprese in data 12 giugno 2012;

RITENUTOdi dover determinare, ai sensi dell'art. 11 della legge 24 novembre 1981, n.689, l'ammontare della sanzione pecuniaria prevista dall'art. 161 del Codice,nella misura di euro 6.000,00 (seimila) per ciascuno dei 19 interessati, per unammontare complessivo pari a euro 114.000,00 (centoquattordicimila);

VISTAla documentazione in atti;

VISTAla legge 24 novembre 1981 n. 689, e successive modificazioni e integrazioni;

VISTEle osservazioni dell'Ufficio, formulate dal segretario generale ai sensidell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000, adottato con deliberazionedel 28 giugno 2000;

RELATOREla dott.ssa Augusta Iannini;

ORDINA

allaGiant s.r.l. P.I.: 03667580280, con sede in Este (Pd) via Atheste n. 38/D2, inpersona del legale rappresentante pro-tempore, di pagare la somma complessivadi euro 114.000,00 (centoquattordicimila) a titolo di sanzione amministrativapecuniaria per la violazione prevista dall'art. 161 del Codice, come indicatoin motivazione;

INGIUNGE

aglistessi di pagare la somma di euro 114.000,00 (centoquattordicimila) secondo lemodalità indicate in allegato, entro 30 giorni dalla notificazione del presenteprovvedimento, pena l'adozione dei conseguenti atti esecutivi a norma dall'art.27 della legge 24 novembre 1981, n. 689, prescrivendo che, entro il termine digiorni 10 (dieci) dal versamento, sia inviata a questa Autorità, in originale oin copia autentica, quietanza dell'avvenuto versamento.

Aisensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d. lg. n. 150/2011, avverso ilpresente provvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziariaordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trentagiorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessantagiorni se il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 21 marzo 2013

Il presidente
Soro

Il relatore
Iannini

Il segretario generale
Busia