Garante per la protezione
    dei dati personali


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In tv piŁ tutele per i minori vittime di violenza

PROVVEDIMENTO DEL 16 SETTEMBRE 2010

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti, e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale;

VISTA la segnalazione presentata dai signori HH e KK il 10 luglio 2010;

VISTE le deduzioni formulate da Mediaset S.p.A. il 28 luglio 2010;

VISTA la documentazione in atti;

VISTE le osservazioni del segretario generale ai sensi dell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE il dott. Mauro Paissan;

PREMESSO

E' pervenuta a questa Autoritł una segnalazione con la quale si lamenta una possibile violazione della normativa in materia di protezione dei dati personali in relazione alla diffusione, nel corso della puntata del HJ del programma "A gentile richiesta" trasmesso dalla rete televisiva "Canale 5", di notizie in merito a una vicenda di ripetuta violenza sessuale a danno di una bambina, avvenuta oltre un decennio or sono.

I segnalanti riferiscono che nella trasmissione televisiva de qua Ć stata ospitata una ragazza ventunenne, XY, la quale ha affermato di essere stata, quando era bambina, vittima di ripetuti episodi di violenza sessuale da parte di uno zio. Nel corso della trasmissione la stessa ha riferito, in risposta ad una specifica domanda della conduttrice, che anche la sorella piŁ piccola, ora quattordicenne e che aveva due anni e mezzo al tempo dei fatti, Ć stata vittima di episodi analoghi, e ha fornito altresô alcuni elementi idonei a identificare indirettamente la bambina, quali il proprio cognome e il luogo di svolgimento dei fatti di violenza. La bambina in questione, successivamente ai fatti, Ć stata adottata dai segnalanti.

Mediaset S.p.A, nella memoria di risposta, ha evidenziato che nella trasmissione suddetta non vi Ć stata alcuna violazione del Codice in materia della protezione dei dati personali e inoltre ha sostenuto che l'ospite della trasmissione, in assoluta autonomia, ha deciso di comunicare al pubblico le notizie relative alla propria sorella, utilizzando lo strumento televisivo. Infine quanto alla riconoscibilitł della bambina, ha negato quest'ultima circostanza sostenendo che "risulta arduo ritenere che tale identificazione possa essere avvenuta sulla base del racconto dell'intervistata e della diffusione del suo cognome".

OSSERVA

Il trattamento dei dati in esame rientra tra quelli per i quali opera la particolare disciplina del Codice in materia di protezione dei dati personali (d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196 – di seguito "Codice") prevista per l'attivitł giornalistica e altre manifestazioni del pensiero (artt. 136 e ss. del Codice) e del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attivitł giornalistica, allegato A1 al Codice.

In merito, si premette che, con particolare riguardo ai dati sui minori, il Codice di deontologia introduce una disciplina specifica, riconoscendo come prevalente l'esigenza di salvaguardare la personalitł dei minori da indebite interferenze nella loro vita privata da parte degli organi di informazione e di comunicazione di massa.

La disciplina vigente prevede infatti l'obbligo per gli organi suindicati di astenersi dal diffondere i nomi o altri elementi identificativi, anche indirettamente, idonei a identificare i minori coinvolti in fatti di cronaca (art. 7 del detto Codice e art. 7, comma 3, della Carta di Treviso). Il Codice ammette la possibilitł che i dati relativi ai minori siano diffusi solamente ove il giornalista reputi, sotto la propria responsabilitł, che tale scelta sia giustificata "per motivi di rilevante interesse pubblico" e sia fatta nell'interesse oggettivo del minore medesimo.

Inoltre, l'art. 114, comma 6, del Codice di procedura penale vieta la divulgazione di elementi che anche indirettamente possano portare alla identificazione di minori danneggiati da un reato.

Come piŁ volte affermato dall'Autoritł  (provv. ti 28 gennaio 2010  e 11 febbraio 2010; provv. ti 10 marzo6 aprile 2004, nonchÄ provv. ti del 10 luglio e del 2 ottobre 2008), tali garanzie operano a maggior ragione con riferimento a minori vittime di violenze di natura sessuale. La stessa Autoritł ha rilevato, in tali occasioni, che, anche quando la vittima non viene individuata nominativamente, la diffusione di altre dettagliate informazioni che la riguardano puś comunque renderla riconoscibile, in particolare nella cerchia delle relazioni sociali degli interessati.

Pertanto il Garante rileva la manifesta illiceitł del trattamento in esame, in quanto i dati personali, ossia il cognome della bambina e l'area geografica di residenza, risultano idonei, anche indirettamente, a identificarla. La diffusione in questione lede, infatti, la riservatezza e la dignitł della medesima, senza che sia rinvenibile alcun rilevante e attuale interesse pubblico alla diffusione della vicenda.

In tale quadro, questa Autoritł osserva che non si puś aderire a quanto sostenuto da Mediaset S.p.A relativamente alla circostanza che Ć stata l'ospite a diffondere le notizie relative alla propria sorella in quanto, a prescindere dalla volontł dell'ospite intervistato, che ha la facoltł di raccontare liberamente la propria storia, incombe sul conduttore-intevistatore e sulla societł emittente l'onere di attenersi alla disciplina sopra richiamata, impedendo che vengano diffuse, anche nel corso di interviste rilasciate da altri soggetti, informazioni idonee a identificare i minori, in assenza delle condizioni espressamente indicate nel Codice. Nel caso di specie, tra l'altro, emerge che la diffusione delle informazioni relative alla bambina Ć avvenuta su sollecitazione della conduttrice.
Sulla base delle suesposte considerazioni si deve quindi concludere che la diffusione dei dati personali relativi alla figlia adottiva dei segnalanti durante la trasmissione "KZ" del JH sia avvenuta in modo non conforme alle vigenti norme in materia di protezione dei dati personali.

Il Garante, ai sensi degli artt. 139, comma 5, 143, comma 1, lett. b) e 154, comma 1, lett. c), vieta a Mediaset S.p.A., in qualitł di titolare del trattamento, di diffondere ulteriormente in relazione alla vicenda indicata, anche tramite il sito Internet della predetta Societł, la parte dell'intervista, compresa la specifica domanda dell'intervistatrice, nella quale si fa riferimento alle violenze subite dalla sorella dell'intervistata. Ciś, tenendo presente che, in caso di inosservanza del divieto disposto con il presente provvedimento, si renderł applicabile la sanzione di cui all'art. 170 del Codice.
Accogliendo una specifica richiesta dei segnalanti si raccomanda di non diffondere i riferimenti identificativi della minore anche in occasione di eventuali informazioni sul presente provvedimento.

TUTTO CI˝ PREMESSO, IL GARANTE:

dispone, nei termini di cui in motivazione, ai sensi degli artt. 139, comma 5, 143, comma 1, lett. b) e 154, comma 1, lett. c), nei confronti di Mediaset S.p.A., in qualitł di titolare del trattamento, il divieto di diffondere ulteriormente in relazione alla vicenda indicata, anche tramite il sito Internet della predetta Societł, la parte dell'intervista, compresa la specifica domanda dell'intervistatrice, nella quale si fa riferimento alle violenze subite dalla sorella dell'intervistata.

Roma, 16 settembre 2010

Il presidente
Pizzetti

Il relatore
Paissan

Il segretario generale reggente
De Paoli