Garante per la protezione
    dei dati personali


[v. anche doc. web n. 12]

Giornalismo: diffusione didati su vittime di violenza sessuale

PROVVEDIMENTO DEL 8 APRILE2009

IL GARANTE PER LAPROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, in presenza delprof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti,e del dott. Filippo Patroni Griffi, segretario generale;

VISTO l'articolo de La Repubblica del 31 marzo 2009: "Violenze a Torino, leaccuse di Lucia "Io stuprata e schiava per 25 anni";

VISTA la segnalazione del 31 marzo 2009presentata dall'avv. Giulio Calosso, in nome e per conto della sig.a XY;

VISTE le deduzioni formulate dal GruppoEditoriale L'Espresso S.p.a. in data 2 aprile 2009;

VISTA la documentazione in atti;

VISTE le osservazioni formulate dalsegretario generale ai sensi dell'art. 15 del regolamento del Garante n.1/2000;

RELATORE il dott. Giuseppe Fortunato;

PREMESSO

Il quotidiano La Repubblica ha pubblicato lo scorso 31 marzo, con rilievo inprima pagina, un articolo sulla vicenda di una donna di 34 anni, che sarebbestata oggetto di ripetute violenze sessuali da parte del padre, nel corso di 25anni, e del fratello.

Il legale della donna si Ć rivolto lostesso giorno al Garante, lamentando che il quotidiano, nel contesto dellanotizia, oltre a lasciare intendere che la sua assistita avrebbe rilasciato nelsuo studio un'intervista che non sarebbe mai avvenuta, abbia reso nota la suaidentitł.

A seguito della segnalazione il GruppoEditoriale L'Espresso S.p.A. riscontrando una specifica richiesta del Garante,ha formulato proprie deduzioni tramite gli avvocati Maurizio Martinetti eVanessa Giovanetti, con nota del 2 aprile 2009, segnalando che la notizia delfatto di cronaca in esame era stata resa pubblica il 26 marzo dalla Procura diTorino nel corso di una conferenza stampa e che gli stessi familiari dellavittima avevano convocato nella loro abitazione i giornalisti, rilasciandointerviste e parlando esplicitamente della ragazza.

OSSERVA

Il caso riguarda la diffusione a mezzostampa di informazioni riguardanti una persona vittima di ripetuti atti diviolenza sessuale compiuti da propri familiari.

Alla fattispecie si applica la disciplinacontenuta nel Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30giugno 2003, n. 196, di seguito "Codice") e, segnatamente, gli artt.136 e 137, comma 3, nonchÄ il codice di deontologia relativo al trattamento deidati personali nell'esercizio dell'attivitł giornalistica (allegato A1 al Codice). In base a tale disciplina ilgiornalista puś diffondere dati personali, anche senza il consenso degliinteressati, nei limiti del diritto di cronaca e, in particolare, di quellodell'"essenzialitł dell'informazione riguardo a fatti di interessepubblico" (art. 137, comma 3, del Codice).

Come il Garante ha piŁ volte affermato,detto limite deve essere interpretato con particolare rigore quando vengono inconsiderazione dati idonei a identificare vittime di reati (cfr. provvedimentodel 13 ottobre 2008, documento del 6 maggio 2004 Privacy e giornalismo.Alcuni chiarimenti in risposta a quesiti dell'Ordine dei giornalisti, in www.garanteprivacy.it; v. anche art. 8 Racc. del Consiglio d'Europa(R(2003)13), del 10 luglio 2003-Principi relativi alle informazioni forniteattraverso i mezzi di comunicazione in rapporto ai procedimenti penali).

Tali cautele devono sussistere poi, amaggior ragione, con riferimento a notizie che riguardano episodi di violenzasessuale, attesa la particolare delicatezza di tali accadimenti e consideratala necessitł di tutelare la riservatezza delle persone che sono colpite dasimili gravi azioni criminose.

L'ordinamento, peraltro, assicura allevittime di atti di violenza sessuale una protezione rafforzata prevedendo ildivieto di diffondere senza consenso le loro generalitł o l'immagine,attraverso mezzi di comunicazione di massa (art. 734 bis c.p.).

In tale quadro, la diffusione da partedel quotidiano del nome e cognome della donna, unitamente alla descrizioneparticolareggiata delle violenze subite risulta in contrasto con i predettiprincôpi, nonchÄ lesiva della dignitł della vittima (art. 8 del codicedeontologico cit.), anche in considerazione che le informazioni attinenti allasfera sessuale sono protette da una speciale tutela quando sono trattatenell'esercizio dell'attivitł giornalistica (art. 11 del codice di deontologiacit.;  Provv. del Garantedel 13 luglio 2005 e Provv. del 2 aprile 2009).

La circostanza – sostenuta nellamemoria presentata dal Gruppo Editoriale l'Espresso – per cui "glistessi familiari della vittima e degli indagati avevano addirittura convocatola stampa a casa e avevano rilasciato interviste –anche video, andata inonda su siti internet e su tv locali- nel corso delle quali parlavanoesplicitamente della ragazza e rilasciavano le loro generalitł complete nonchÄl'indirizzo dell'abitazione"non Ć certo idonea a legittimare la riproduzione delle generalitł della vittimanell'articolo in questione, in assenza di uno specifico consenso rilasciatodalla stessa. A maggior ragione trattandosi di dichiarazioni rilasciate daipresunti responsabili o conniventi delle violenze subite dalla donna.

D'altra parte, va rilevato che lo stessoquotidiano "La Repubblica", nel pubblicare le fotografie del padre e del fratello della vittima,presunti autori delle violenze, abbia invece deciso di oscurarne i volti come,per altro rilevato dal Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Piemonte(comunicato stampa del 31 marzo u.s.).

La pubblicazione dell'articolo oggettodella segnalazione contiene dati personali e risulta in contrasto con ladisciplina in materia di protezione dei dati personali.

Tale violazione risulta peraltroaggravata dalla circostanza che l'articolo Ć stato ripreso, in modo integrale oin parte, da numerosi siti web eda testate giornalistiche on linee ciś ha determinato specifici effetti consentendo a numerosi utenti in rete diottenere agevolmente, attraverso l'uso dei motori di ricerca, un indiceselezionato e specifico delle informazioni concernenti solo la personainteressata.

Ai sensi degli artt. 139, comma 5, 143,comma 1, lett. c) e 154, comma 1,lett. d), del Codice, il Garantedispone pertanto nei riguardi della predetta societł il divieto, in relazionealla vicenda indicata, della diffusione, anche tramite il sito Internet,compreso l'archivio storico, della testata, delle generalitł della vittima. Incaso di inosservanza del divieto disposto con il presente provvedimento sirenderł applicabile la sanzione di cui all'art. 170 del Codice, oltre allasanzione amministrativa di cui all'art. 162, comma 2 ter del Codice.

Il Garante inoltre delibera diintervenire anche nei confronti dei siti web e delle testate giornalistiche on line che diffondono le generalitł della vittima  eche verranno individuati sulla base di ulteriori accertamenti.

Resta impregiudicata la facoltł per gliinteressati di far valere i propri diritti in sede civile in relazione allacondotta accertata (cfr. anche art. 15 del Codice).

Copia del presente provvedimento verrłinviata alla competente Procura della Repubblica, nonchÄ all'Ordine regionaledei giornalisti e al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, per levalutazioni di relativa competenza.

TUTTO CI˝ PREMESSO, ILGARANTE:

a) rilevata l'illiceitł del trattamento,dispone ai sensi degli artt. 139 comma 5, 143 comma 1, lett. c) e 154 comma 1, lett. d) del Codice in materia di protezione dei datipersonali, nei confronti di Gruppo Editoriale S.p.A. in qualitł di titolare deltrattamento, in relazione alla vicenda indicata in motivazione, il divietodella diffusione delle generalitł della donna sul quotidiano La Repubblica, anche tramite il sito Internet, compreso l'archiviostorico, della testata;

b) dispone l'invio di copia del presenteprovvedimento alla competente Procura della Repubblica, nonchÄ all'Ordineregionale dei giornalisti e al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti,per le valutazioni di relativa competenza.

Roma,  8 aprile 2009

Il presidente
Pizzetti

Il relatore
Fortunato

Il segretario generale
Patroni Griffi