Garante per la protezione
    dei dati personali


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Giornalismo: diffusione didati su vittime di violenza sessuale

PROVVEDIMENTO DEL 2APRILE 2009

IL GARANTE PER LAPROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza delprof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Mauro Paissan, del dott.Giuseppe Fortunato, componenti e del cons. Filippo Patroni Griffi, segretariogenerale;

VISTO il reclamo presentato in data 18marzo con il quale la sig.ra XY, assistita dall' avv. Stefano Radicioni,lamenta l'illecita diffusione di dati personali in relazione alle notiziestampa riguardanti l'episodio di violenza sessuale denunciato dalla stessa il21 gennaio 2009 a Roma; visto altresď che il reclamo si riferisce ai seguentiarticoli: Il Messaggero del 23gennaio e del 6 marzo 2009, Il Tempo del 23, 24, 26, 28 gennaio, 3 e 6 marzo 2009, La Stampa del 6 marzo e La Repubblica del 12 marzo 2009, nonché alle seguenti testategiornalistiche televisive: Matrix(edizione del 24 febbraio 2009), Tg5 (edizione del 12 marzo delle 20,00) e Tg1 (edizione del 12 marzo delle 13, 30);

VISTE le deduzioni formulate da IlMessaggero S.p.a., Societą Editrice Il Tempo S.p.a., Editrice La Stampa S.p.a.,Gruppo Editoriale l'Espresso S.p.a, Leggo S.p.a., R.T.I.- Reti TelevisiveItaliane S.p.a. e Rai-  Radiotelevisione italiana S.p.a -titolari deltrattamento di dati oggetto del reclamo- e dai direttori responsabili dellerelative testate giornalistiche;

VISTI gli atti d'ufficio e leosservazioni formulate dal segretario generale ai sensi dell'art. 15 delregolamento n. 1/2000;

RELATORE il dott. Mauro Paissan;

PREMESSO

ť stato presentato al Garante un reclamonel quale viene lamentata la violazione delle vigenti disposizioni in materiadi protezione dei dati personali in relazione alle notizie diffuse da alcunetestate giornalistiche sull'episodio di violenza sessuale denunciato a Roma il21 gennaio (noto come il caso di "Primavalle").

In particolare, la reclamante –vittimadella violenza- evidenzia che, nei giorni immediatamente successivi all'evento,alcuni giornali ed emittenti televisive (Il Messaggero del 23 gennaio e del 6 marzo 2009, Il Tempo del 23, 24, 26, 28 gennaio e del 3 e 6 marzo 2009 e Matrix del 24 febbraio 2009) hanno pubblicato una pluralitądi informazioni relative alla stessa e alla sua sfera familiare idonee arenderla riconoscibile.  La donna inoltre lamenta che La Stampa, nell'edizione del 6 marzo, ha divulgato notizie "peraltrocoperte dal segreto istruttorio, inerenti la vita privata e la sfera sessualedell'istante che hanno gravemente violato la sua privacy" e che tali notizie sono state successivamenteriprese da altre testate, in particolare, il giorno 12 marzo 2009, dalquotidiano La Repubblica, dal Tg5 e dal Tg1.

Gli editori delle testate interessate dalreclamo, in qualitą di titolari del trattamento dei dati in questionecontestano nel merito la fondatezza delle suesposte doglianze, obiettando chele notizie sul caso sono state fornite nel rispetto dei limiti del diritto dicronaca e dell'essenzialitą dell'informazione riguardo a fatti di interessepubblico.

CIŮ PREMESSO, IL GARANTEOSSERVA:

1. Il caso riguarda la diffusione a mezzostampa di informazioni riguardanti una persona vittima di atti di violenza.

Alla fattispecie si applica la disciplinacontenuta nel Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno2003, n. 196, di seguito "Codice") e, segnatamente, gli artt. 136 e137, comma 3, nonché il codice di deontologia relativo al trattamento dei datipersonali nell'esercizio dell'attivitą giornalistica (allegato A1 al Codice). In base a tale disciplina ilgiornalista puė diffondere dati personali, anche senza il consenso degliinteressati, nei limiti del diritto di cronaca e, in particolare, di quellodell'"essenzialitą dell'informazione riguardo a fatti di interessepubblico" (art. 137, comma 3, del Codice).  Come il Garante ha piĚvolte affermato, detto limite deve essere interpretato con particolare rigorequando vengono in considerazione dati idonei a identificare vittime di reati(cfr. provvedimento del 13 ottobre 2008, doc. web n. 1563958, documento del 6 maggio 2004 Privacy e giornalismo. Alcuni chiarimenti in risposta aquesiti dell'Ordine dei giornalisti, in www.garanteprivacy.it; v. anche art. 8 Racc. del Consiglio d'Europa(R(2003)13), del 10 luglio 2003-Principi relativi alle informazioni forniteattraverso i mezzi di comunicazione in rapporto ai procedimenti penali). Talicautele devono sussistere poi, a maggior ragione, con riferimento a notizie cheriguardano episodi di violenza sessuale, attese la particolare delicatezza ditali accadimenti e la necessitą di tutelare la riservatezza delle persone chesono colpite da simili gravi azioni criminose  (cfr. art. 734 bis cod.pen.; cfr. anche provv. Garantedel 16 febbraio 2009, doc. web n. 1590076).

2. Come si puė riscontrare, la vicenda acui si riferisce il reclamo Ź stata oggetto di particolare attenzione da partedegli organi di informazione, sia a livello locale che nazionale. D'altraparte, la rilevanza sociale dell'episodio, sia in ragione della gravitądell'atto denunciato, sia perché inserito nel quadro di una serie di analoghi episodidi violenza susseguitisi a Roma nei mesi passati, giustifica la sua trattazionequale esercizio legittimo del diritto e dovere di informazione su un fatto diinteresse pubblico. A ciė si aggiunga che la stessa reclamante, pur se conl'adozione di misure volte a garantirne il piĚ assoluto anonimato, ha scelto didare testimonianza della sua vicenda rilasciando alcune interviste.

In tale contesto puė essere inquadrataanche la pubblicazione di informazioni attinenti alle indagini in atto,comprese quelle riguardanti gli elementi che l'autoritą giudiziaria stavalutando ai fini della inclusione o esclusione di taluni soggetti tra ipossibili autori del reato; ciė, nella misura in cui non siano informazionicoperte dal segreto ai sensi degli artt. 114 e 329 del codice di procedurapenale.

Sotto quest'ultimo profilo, questaAutoritą, allo stato degli atti acquisiti in istruttoria, non ha elementi perritenere comprovata la violazione del segreto di indagine prospettata nelreclamo. Quest'ultima potrą eventualmente essere verificata in altra sede, acura della competente autoritą giudiziaria alla quale spetta in ogni caso diintervenire nel caso emergano violazioni delle disposizioni che regolano ilprocedimento penale.

3. Premesso quanto sopra, si deve rilevareche alcuni articoli allegati al reclamo evidenziano un trattamento di datipersonali effettuato in violazione delle garanzie e dei limiti posti dal Codicea tutela dei diritti fondamentali della persona e sopra richiamati.

In particolare il quotidiano Il Tempo, pur se in date diverse, ha diffuso molteplici datirelativi alla reclamante (il nome, l'etą, il quartiere in cui abita, laprofessione svolta, il colore dei capelli, la composizione del nucleo dipersone con cui vive, il nome e cognome dell'amica che l'ha soccorsa), i quali,nel loro insieme, possono considerarsi idonei a renderla identificabile anchein una cerchia abbastanza diffusa di persone. A sostegno di quanto affermato, ead obiezione delle osservazioni formulate al riguardo da Societą Editrice IlTempo s.p.a., appare utile riportare quanto pubblicato dallo stesso giornale ilquale scrive che "dopo qualche giorno anche chi non la conosceva avevacapito chi era la vittima dello stupro e davanti casa sua s'era formata la filain segno di solidarietą" e poiaggiunge "ma anche questo Ź troppo" (Il Tempo.it del 6 marzo 2009).

Peraltro, oltre a rendere riconoscibilil'interessata, larga parte delle suddette informazioni non si giustificano sulpiano dell' essenzialitą dell'informazione previsto dall'art. 137, comma 3, delCodice e dall'art. 6 del menzionato codice di deontologia, trattandosi diinformazioni sicuramente sovrabbondanti e non indispensabili per rappresentarecompiutamente la vicenda.

Sotto questo profilo si rileva che,dall'esame degli articoli allegati al reclamo, altre testate, pur trattando lemedesime notizie, hanno omesso di rivelare un insieme di particolari analogo aquelli sopra descritti e/o hanno comunque usato un nome di fantasia (es. LaRepubblica, La Stampa, Il Messaggero sopra citati). Cautele simili risultano essere state adottate anche nelcorso dei servizi televisivi indicati nel reclamo.

4. Ciė detto, va perė evidenziato cheanche nell'ambito di taluni dei predetti articoli (La Stampa del 6 marzo, La Repubblica del 12 marzo)  non sono mancati dettagliindicati dalla reclamante che, ad avviso dell'Autoritą, possono considerarsinon essenziali ai fini della corretta rappresentazione dei fatti. Ci siriferisce, in particolare, alla specificazione della nazionalitą ("egiziano")dell'uomo con cui la reclamante avrebbe dichiarato di aver avuto un rapportosessuale consenziente la mattina dello stesso giorno in cui si Ź consumata laviolenza. Si tratta infatti di un'indicazione che puė ritenersi non essenziale(art. 6 del codice di deontologia cit.) nel contesto complessivo della notiziache si intendeva fornire e cioŹ la circostanza che dalle indagini erano emersielementi significativi che potevano anche condurre ad escludere che l'uomosospettato di aver commesso tale atto di violenza ne fosse effettivamenteresponsabile.

Considerazioni analoghe a quelle appenasvolte possono formularsi in merito all'articolo pubblicato sul quotidiano Leggo. In particolare, la reclamante mette in rilievo chel'articolo, nel riferire sui medesimi sviluppi dell'indagine, riportaconsiderazioni e diffonde informazioni relative ad asserite abitudini sessualidella stessa. Al di lą delle valutazioni espresse dell'autrice dell'articolo,eventualmente rilevanti sotto il profilo della diffamazione, questa Autoritąritiene che la diffusione di simili informazioni –che risultano anchetratte da dichiarazioni di terzi- si pone in contrasto con le speciali garanzieposte a tutela della sfera sessuale della persona (art. 11 codice di deontologia cit.). Inoltre, le stesse –indipendentementedalla loro fondatezza o meno- riguardano comunque aspetti della vita personaledella reclamante la cui conoscenza da parte dei lettori del giornale non puėessere ritenuta "essenziale" ai fini della corretta comprensionedella vicenda di cronaca di cui si discute la quale, allo stato, verte su unacondotta che configura un reato compiuto ai danni della reclamante.

5. Alla luce delle considerazioni svolte,va pertanto disposto nei confronti di Societą Editrice Il Tempo s.p.a., aisensi degli artt. 139, comma 5, 143, comma 1 lett. c) e 154 comma 1, lett. d), del Codice, il divieto di ogni ulteriore diffusionedelle informazioni indicate al punto 3 idonee, anche indirettamente, aidentificare la donna vittima dell'atto di violenza sessuale denunciato a Romail 21 gennaio 2009. Tale divieto opera anche con riferimento alla diffusionetramite i siti web delle testatee va rispettato anche in sede di eventuale informazione sui contenuti dellapresente decisione.

Si fa presente che in caso diinosservanza del divieto si renderą applicabile la sanzione di cui all'art. 170del Codice, oltre alla sanzione amministrativa di cui all'art. 162, comma 2 ter del Codice.

Ai sensi degli artt.  143, comma 1lett. b) e 154 comma 1, lett. c), del Codice prescrive a Editrice La Stampa S.p.a,Gruppo Editoriale l'Espresso S.p.a, Leggo S.p.a. di conformare i trattamenti didati individuati al punto 4 al principio di "essenzialitą dell'informazione"di cui agli artt. 137, comma 3 del Codice e 6 del codice di deontologia e allegaranzie poste a tutela della sfera sessuale della persona di cui all'art. 11del codice di deontologia in relazione ad eventuali nuove trattazioni del caso.

Si fa presente che in caso diinosservanza delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento, siapplicherą la sanzione di cui all'art. 162, comma 2 ter del Codice.

TUTTO CIŮ PREMESSO ILGARANTE:

a) ai sensi degli artt. 139, comma5, 143, comma 1 lett. c) e 154,comma 1, lett. d) del Codice inmateria di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196), vietaa Societą Editrice Il Tempo S.p.a. – in qualitą di titolare deltrattamento – ogni ulteriore diffusione, anche tramite i relativi siti web,delle informazioni indicate al punto 3 idonee, anche indirettamente, aidentificare la  reclamante; in caso di inosservanza del divieto si renderąapplicabile la sanzione di cui all'art. 170 del Codice, oltre alla sanzioneamministrativa di cui all'art. 162, comma 2 ter, del Codice;

b) ai sensi degli artt.  143,comma 1 lett. b) e 154 comma 1,lett. c), del Codice prescrive aEditrice La Stampa S.p.a., Gruppo Editoriale l'Espresso S.p.a., Leggo S.p.a. diconformare i trattamenti di dati individuati al punto 4 al principio di"essenzialitą dell'informazione" di cui agli artt. 137, comma 3 delCodice e 6 del codice di deontologia e alle garanzie poste a tutela della sferasessuale della persona di cui all'art. 11 del codice di deontologia inrelazione ad eventuali nuove trattazioni del caso; in caso di inosservanzadelle prescrizioni contenute nel provvedimento, si applicherą la sanzione dicui all'art. 162, comma 2 ter delCodice;

c) dispone l'invio di copia delpresente provvedimento ai competenti Consiglio regionale e al Consiglionazionale dell'Ordine dei giornalisti.

Roma, 2 aprile 2009

Il presidente
Pizzetti

Il relatore
Paissan

Il segretario generale
Patroni Griffi