Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per laprotezione dei dati personali ("Quotidiano di Sicilia", 21 dicembre2013),

di Anna Maria Verna

 

ANTONELLO SORO: "TUTELIAMO ICITTADINI NELLO SPAZIO DIGITALE"

Forum con Antonello Soro, presidente Autorità garanteper la privacy

Qualisono in questo periodo i filoni di cui si interessa l'Autorità?

"L'Autorità ha assistito in questi anni a una crescitacontinua ed esponenziale di fronti nuovi che si aprono. Questo, in largamisura, lo dobbiamo al diffondersi della rivoluzione digitale. Ciò non toglieche siano ancora presenti tutti i fronti precedenti a tale rivoluzione. Inquesto periodo, per esempio, siamo impegnati con l'Ordine dei Giornalisti in untentativo di revisione del Codice deontologico; siamo impegnati con altreorganizzazioni e associazioni alla revisione del codice delle informazionicommerciali e abbiamo messo in essere, anche recentemente, alcune misure atutela di quelle che si potrebbero definire piccole libertà come la questionedelle chiamate mute, dovute ad un problema tecnico da parte dei call center,che tanto allarmavano le persone. Al momento il dato più rilevante è che ilsistema digitale ha acquistato un peso infinitamente maggiore nella vita ditutti. Basterà dire che fino a poco tempo fa Twitter in Italia era appena natoe aveva solo qualche estimatore mentre adesso è in crescita verticale. Larivoluzione digitale cambia profondamente l'organizzazione della vita e, mentrela vita nello spazio fisico è presidiata da leggi e da giurisprudenzaconsolidata, nello spazio digitale i presidi sono pochi. L'impegno per noi ècapire i nuovi fenomeni, svolgere una funzione di vigilanza e cercare diragionare in una dimensione che non è quella nazionale perché questi processisono palesemente incompatibili con un sistema del diritto su base statale enazionale. L'obiettivo è partecipare ai processi di cooperazione internazionalee al dibattito europeo e globale, cercando di individuare percorsi capaci diintrodurre elementi di presidio e di immettere, pertanto, il diritto nellospazio digitale".

Qualisono le problematiche principali che insorgono quando si creano o si gestisconograndi banche dati?

"Il tema può essere affrontato su livelli differenti.Quello apparentemente più semplice, perché più governabile, ma moltoimpegnativo per questa Autorità è l'attività delle grandi banche datipubbliche. Man mano che decolla l'Agenda digitale e la Pa si trasferisce nellospazio digitale, non dobbiamo dimenticare che in quello spazio ci sonocittadini, c'è la nostra vita. E' una considerazione tanto banale quantomisconosciuta nel dibattito su questa questione. La digitalizzazione è unpercorso di modernizzazione del Paese, di efficientizzazione della Pa maqualche volta ci si dimentica che dentro queste banche dati ci sono tutti glielementi che concorrono a definire la nostra identità, la nostra vita. E comela nostra vita è vulnerabile nello spazio fisico, lo è anche nello spaziodigitale. Nello spazio fisico la percezione di una ferita ricevuta, o di unfurto è immediata; in quello digitale è molto più complicata: non è detto chaavvenga in tempo reale, anzi normalmente non avviene in tempo reale. Abbiamo ildovere di presidiare e di tutelare i diritti dei cittadini in questo spazio,facendo presente alle istituzioni che governano questi processi che la cifradella protezione dati è un elemento ineludibile in qualunque percorso di sviluppodell'Agenda digitale. Siamo impegnati su questo fronte sia dettando norme moltoprecise sull'organizzazione e sul contenuto tecnico sia svolgendo una funzioneispettiva. Questo compito è estremamente impegnativo e assorbe moltissime dellepoche risorse che noi abbiamo".

Suquali risorse umane potete contare?

"Il nostro organico è assolutamente e vergognosamentespropositato per difetto rispetto agli obiettivi altissimi che in questomomento abbiamo davanti. Abbiamo in servizio circa 110 persone con prevalenteprofilo giuridico, bravissime, frutto di selezioni molto rigorose svolte neglianni passati dai nostri predecessori ma, a tutt'oggi, abbiamo ancora pochissimitecnologi".

C'è un criterio di fondo che seguite nel vostro lavoro?

"I principi generali del Codice della Privacy che derivanodalla Direttiva Ue del 95 e che saranno ripresi e rafforzati anche nel nuovoRegolamento europeo. La privacy è una condizione strettamente collegata con ildiritto fondamentale alla tutela della dignità della persona. Tale diritto vaconsiderato tutte le volte che ci troviamo di fronte agli interrogativi piùdifficili. Intorno ai principi di finalità, proporzionalità, liceità,correttezza e non eccedenza delle informazioni, noi costruiamo di volta involta un punto di equilibrio tra interessi diversi. L'inviato specialedell'ONU, Frank La Rue, ben prima del Datagate aveva segnalato l'esigenza dinon ammettere mai la mortificazione del diritto fondamentale alla riservatezzaneanche per ragioni di sicurezza. Oggi si sta cercando di modificare lalegislazione emergenziale dell'11 settembre nel nome e nel rispetto dellaprivacy. E' il segno di un cambiamento di coscienza globale che può far sperareche possa raggiungersi un punto più alto di bilanciamento. La cosa principale èavere saldi dentro di noi i principi della Costituzione che sono una guidafondamentale anche in questo momento. L'equilibrio è esattamente il perno dellanostra Costituzione che nella sua parte dei principi, ci offre, da sempre, labussola per vincere ogni sfida, anche quelle che la tecnologia e lo sviluppodella società ci pongono come nuove".

Adifesa dei diritti in Rete. Tra sicurezza e trasparenza. Che sfide pone oggi laRete?

"Sulla Rete tutti i giorni consegniamo pezzi importantidella nostra vita, rivelando non solo la nostra attitudine ai consumi, masentimenti, progetti, fotografie, video, e tutto quello che concorre a definirela nostra identità. Nello spazio fisico siamo noi i principali attori che definisconoil proprio processo identitario e la rappresentazione che di noi vogliamo siabbia. Nello spazio digitale le cose cambiano. L'interazione sulla Rete fa sìche il nostro profilo e la nostra vera identità possano anche noncorrispondere. In questo spazio è molto più complicato esercitare i diritti,quindi anche modificare il profilo che di noi si è costruito. Il meccanismo diprofilazione per finalità commerciali e lo spostamento in servizi di clouddistanti dal nostro Paese o dalla nostra residenza comporta l'uso di grandiserver nei quali sono conservati un numero infinito di dati. Incrociandoli sidefiniscono profili sempre più vicini all'individuo. Poche imprese privatemonopoliste nel mondo conservano informazioni sulla nostra vita e sulla nostraidentità digitale in banche dati di cui non abbiamo controllo. Questo avvienesia per la scarsa consapevolezza con cui i cittadini utilizzano la rete sia peruna discreta spregiudicatezza delle imprese che, una volta acquisito ilconsenso per uno qualunque dei servizi che offrono, lo utilizzano anche peraltre finalità. E' necessario aggiornare la nostra struttura e rileggere lagiurisprudenza maturata nell'epoca pre-digitale. L'esercizio primariodell'Autorità è mettere quotidianamente a confronto diritti diversi spesso di pari rango  costituzionale e trovare un equilibrio: il dirittoalla sicurezza, all'equità fiscale, alla trasparenza e, naturalmente, allaprivacy".

Anagrafedei conti correnti per la lotta all'evasione. Cosa pensa della pubblicazione delledichiarazioni dei redditi?

"Per il controllo della fedeltà fiscale oggiesiste un meccanismo al quale abbiamo concorso anche noi che è quello relativoall'anagrafe dei rapporti finanziari e, in generale, all'anagrafe tributaria.E' molto più facile fare la lotta all'evasione con questi strumenti che non conla presunzione che il controllo sociale che si avrebbe con la pubblicazionedelle dichiarazioni possa risolvere un problema che, peraltro, è di competenzadello Stato e delle Istituzioni. Noi interpretiamo la legge ed essa prevede chenon si possono diffondere i redditi dei contribuenti e dei loro familiari inmodo generalizzato. Il problema mi pare che oggi non rappresenti più un puntodi criticità nel rapporto fra trasparenza e riservatezza. Si è trovato un puntodi equilibrio accettato da tutti. Sul fronte dell'equità fiscale abbiamo svoltouna funzione di cui siamo orgogliosi. Nel caso dell'anagrafe dei conti correntiabbiamo fatto un'opera che, alla fine, si è rivelata utilissima per l'Agenzia delleEntrate perché abbiamo concorso a costruire una serie di meccanismi dipresidio, di misure organizzative e informatiche per cui la banca dati checustodisce l'anagrafe tributaria e dei conti correnti è una banca dati sicuraed efficiente. Poi c'è stato l'intervento sul redditometro, una misura nonmolto apprezzata dall'opinione pubblica. Abbiamo introdotto una serie dielementi correttivi e abbiamo fatto sì che l'utilizzo di questo strumento sifondasse su spese certe e non su proiezioni ISTAT. Ciò era in contrasto con lalegge perché il Codice della privacy stabilisce che le ricerche fatte perfunzioni statistiche non possono essere utilizzate per imporre oneri aicontribuenti e poi, questo sistema, oggettivamente, produceva una serie dierrori"