Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

SORO: "PRIVACY, SPAZIO DI LIBERTà

"IlGarante per la Protezione dei dati personali elenca i punti strategici del suomandato: "Nessun monopolio del Web né zone franche nella tutela deidiritti fondamentali"

Libertàdi accesso alla Rete, lotta ai monopoli del Web e diritto all'oblio. Sonoquesti i tre punti chiave su cui si concentra l'azione del Garante per laPrivacy, Antonello Soro. "Si tratta di punti che in qualche modo riesconoa riassumere la complessità delle sfide, affascinanti e terribili allo stessotempo, generate dalla società digitale - spiega il Garante - Lo sviluppotecnologico è sempre connotato dall'endiadi "opportunità-rischi", mamai come con l'avvento della Rete questa doppia faccia si mostra in tutta la suaevidenza:  grande spazio di libertà personale e di crescita economica, maanche potenziale strumento in mano al potere e di esclusione delle minoranze.In questo scenario la protezione dei dati diventa centrale".

I dati oggi viaggiano in maniera incontrollata sulWeb. Si può fare davvero qualcosa per proteggere i diritti delle persone?

Idati non solo viaggiano sul web, ma vengono comprati e venduti online generandoenormi ricchezze. Per questo diventa fondamentale mettere dei paletti a unasorta di libertà "tout court": senza arrivare a parlare di unacostituzione di Internet, si può pensare a un sistema in cui sia gli utenti siagli operatori si facciano carico della definizione dei limiti, spingendo su unuso responsabile di Internet.

Non è un utopia pensare di poter governare il Web?

Nonsi tratta di voler governare il Web, ma di trovare forme che rispettino idiritti delle persone sia in quanto cittadini sia in quanto utenti della Rete.In questo senso è emblematica l'azione congiunta dei Garanti di Francia,Italia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna mossa nei confronti diGoogle.

Perché emblematica?

Googlenon può raccogliere e trattare i dati personali dei cittadini europei senzatenere conto del fatto che nell'Unione europea vigono norme precise a tuteladei diritti fondamentali dei cittadini dell'Ue. Si tratta di norme  piùrigide di quelle in vigore negli Stati Uniti, dove più che di tutela dellepersone si parla di tutela del consumatore. Questa situazione oltre a creareasimmetrie nella garanzia dei diritti fondamentali, ne determina altrettantenella competitività tra imprese. Le aziende europee, sottoposte alle normecomunitarie sulla privacy, sono più controllate delle big company Usa cheinvece si attengono alle regole di oltreoceano.  Il Garante italiano èimpegnato sul fronte internazionale proprio per operare affinché la privacy deicittadini europei venga rispettata, non solo dalle imprese dell'Ue, ma anche daparte dei big della Rete e da tutte le società che operano nel settore dellecomunicazioni elettroniche, ovunque esse siano stabilite. Google usa i datidegli utenti raccogliendoli in maniera massiva e su larghissima scala, inalcuni casi senza il loro consenso, conservandoli a tempo indeterminato e noninformando adeguatamente gli utenti su quali dati personali vengono usati e perquali scopi. Gli utenti spesso non sono messi nelle condizioni di capire qualiinformazioni siano trattate specificamente per il servizio di cui si stausufruendo. Non devono esistere zone franche in materia di diritti fondamentaliné tantomeno monopoli nel Web.

Ma allo stato i monopoli ci sono, eccome.

Certamente,ma per un problema "tecnologico" più che giuridico. La norma giuridica che richiama il consenso per le procedure di acquisizione e tracciamentodella navigazione degli utenti è abbastanza condivisa. La difficoltà è piùtecnica e riguarda la possibilità di mettere in piedi soluzioni che permettano la sospensione della raccolta delle informazioni sull'utente che sta visitandola pagina, lasciandogli la possibilità di attivarla/disattivarla, esattamentecome un interruttore. Per questo procedimento noi stiamo lavorando sui"cookies" (porzioni di informazioni contenenti dati personali degliutenti create durante la navigazione)  e negli Stati Uniti come in Europastiamo discutendo delle formule tecniche. Perché appunto il problema dal puntodi vista della fattispecie giuridica è abbastanza semplice; tradurlo inmeccanismi informatici che consentano davvero e facilmente agli utenti diesporsi o di sottrarsi a processi di tracciamento è un obiettivo più complesso.

Il nuovo Regolamento sul data protection a cui stalavorando il commissario Viviane Reding prevede  un meccanismo disanzioni, con multe che potranno arrivare al 2% del fatturato per le compagnieche violano le leggi sulla privacy Ue. Lei che idea si è fatto?

Lesanzioni sono un deterrente, ma quello che dovrebbe spaventare le imprese è ildanno che potrebbe derivare dalla mancanza di fiducia da parte degli utenti. Mispiego: Google & co. devono convincersi del fatto che, se si adeguano allenorme Ue, sempre più utenti – e ricordo che l'Europa ha una platea di 500milioni di potenziali utenti - saranno disposti ad utilizzare i loro serviziperché consapevoli che i dati che "consegnano" vengono trattati contrasparenza e a norma di legge.  Conviene alle web companies, per farcrescere il business, e conviene alle persone che saranno sempre più portate a"fidarsi" del Web. Detto questo, il provvedimento della Reding vanella giusta direzione di una armonizzazione e aggiornamento della direttivasulla privacy che risale al 1995. Si tratta di un testo che apre anche nuovefrontiere nella tutela dei diritti dei minori.

La lotta al cybebullismo è uno dei suoi impegnichiave.

Gliultimi casi di giovanissimi che hanno deciso di porre fine alla loro vita peressersi sentiti violati nella loro dignità da insulti e offese diffusi onlinecosì laceranti per loro da indurli a questo gesto estremo, pongono con forza lanecessità inderogabile di affrontare il tema dell'uso responsabile dei socialnetwork. Non si vuole certo demonizzare i social network, ma evidenziare ilbisogno di usarli senza nuocere a se stessi e agli altri ma i rischi che stiamosperimentando riguardano l'enorme potenziale di danno che - come nel caso delcyberbullismo - i nuovi strumenti di comunicazione, proprio per la loro stessaprimaria qualità di raggiungere con un click un numero elevatissimo di persone,portano con sé. In questo senso serve un'azione congiunta di genitori,istituzioni scolastiche, organismi di garanzia e media per aiutare i giovaniconoscere realmente gli strumenti che abitualmente usano, ma di cui spessoignorano i pericoli, che potremmo garantire loro un'autentica capacità dicostruire se stessi, di sviluppare in libertà e armonia la loro identità.

A proposito di identità, un altro tema caldo èquello legato al diritto all'oblio.

Il diritto all'oblio acquisisce una particolare importanza inrelazione alla rete e al diffondersi dei motori di ricerca che prelevano da unqualunque sito notizie e le decontestualizzano. Anche questo tema segna ilpassaggio dalla società organizzata sulla comunicazione tradizionale allasocietà digitale. Il diritto all'oblio coincide infatti con l'istituto giàpresente nel nostro ordinamento del diritto alla cancellazione/rettifica deidati personali. Naturalmente nella società digitale, nel mondo dellacomunicazione in internet, la questione diventa più complessa. Il Regolamentoeuropeo in via di approvazione prevede, peraltro, anche delle limitazioni allapossibilità di cancellare i dati, ad esempio quando la richiestadell'interessato confligga con l'esigenza di conservazione per ragioni diparticolare interesse di natura storica, scientifica, statistica. Deve essereoperata da parte dei "terminali" di questa richiesta una delicataattività di bilanciamento.

 

Roma 22 giugno 2013