Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

RISCHIOPRIVACY - INTERVISTA AL PRESIDENTE ANTONELLO SORO

Idati di miliardi di persone in tutto il mondo vengono tracciati, spessoinconsapevolmente, per usi non sempre leciti. Ma in tutti i casi, siamodeprivati di un nostro diritto fondamentale: quello di disporre in manieraconsapevole dei nostri dati, di sapere dove vengono conservati, che uso neviene fatto, poterne richiedere la cancellazione. Il nostro diritto allaprivacy
(Pubblicato su La Regione Ticino del 3 aprile 2013)

Sonoquasi tre milioni i cittadini svizzeri iscritti a Facebook, il "socialnetwork" con oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo. Molti di più,quelli che accedono ad internet semplicemente per leggere un giornale, ilmeteo, effettuare un'operazione sul proprio conto corrente online.

Ognigiorno ciascuno di loro, durante la sua navigazione in rete, inconsapevolmentelascia tracce importanti della propria vita nelle mani di aziende commerciali,fornitori di servizi, aziende di pubblicità e marketing. Questo nel miglioredei casi. Nel migliore dei casi cioè, senza esserne informati, porzionisignificative della propria identità, delle proprie tendenze e opinioni, vannoa formare enormi basi di dati utilizzate da aziende per la definizione disegmenti di mercato, di obiettivi commerciali, di pubblici e platee. Operazioneanche definita "tracciamento".

Avolte invece quei dati possono essere utilizzati da cyber-criminali cheriuscendo a ricostruire le informazioni lasciate dagli utenti (il luogo diprovenienza. le generalità, le immagini o i video, addirittura in alcuni casile chiavi di accesso ai propri profili), operano veri e propri furti di identità,compiendo crimini a volte gravi per la vita di chi li subisce. Duplicazioni dicarte di credito, cyber-bullismo, pedofilia, stalking, solo alcuni di questi.

Main tutti i casi, più o meno gravi, veniamo deprivati di un nostro dirittofondamentale: quello di disporre in maniera consapevole dei nostri dati, disapere dove vengono conservati, che uso ne viene fatto, poterne richiedere lacancellazione.

Ilnostro diritto alla privacy. Per questo motivo in tutti i Paesi vengonoadottati strumenti e dispositivi legislativi, finalizzati alla tutela di questoimportante diritto.

L'UnioneEuropea è sicuramente uno dei luoghi al mondo dove esiste la maggioresensibilità sul tema ed il Paese a noi geograficamente più vicino, l'Italia, èall'avanguardia in tema di privacy. Il parlamento italiano ha infatticostituito un organo preposto, Garante per la protezione dei dati personali,che si compone di 4 membri eletti dal parlamento ed è presieduto da uno diessi, con poteri notevoli, sia in campo regolamentale, con la produzione diordinanze, regolamenti e norme vincolanti, sia nel campo del controllo e dellasorveglianza, sia in campo sanzionatorio.

Il"potente" Garante della privacy italiana è, dallo scorso anno,Antonello Soro, persona di grande autorevolezza e competenza, con la qualeabbiamo parlato a lungo per meglio comprendere la questione. "L'incessantesviluppo delle tecnologie ha dato vita a forme nuove di relazioni sociali haaffermato Soro ponendo sfide che hanno ridefinito le frontiere della protezionedei dati personali. Sono molti i fronti: quello della progressivadigitalizzazione delle attività, le nuove sfide dell'agenda digitale, delladomotica, delle smart cìty. Il tema delle grandi banche  dati con lapossibilità di archiviare a costi contenuti enormi quantità di informazioni. Quellodel tentativo e della difficoltà di garantire la sicurezza dei sistemi e dellereti assicurando una efficace lotta all'attività del cyber crime".

Sulpericolo della concentrazione di dati nelle mani di grandi aziendemultinazionali, Soro non ha dubbi:  "Questo è uno dei temicentrali che impegna le autorità di protezione dati europee, perché nel mondoglobalizzato gli attori che si confrontano sono, da una parte questamoltitudine di individui, spesso inconsapevoli e dall'altra un numeroestremamente ridotto di soggetti, cosiddetti "over the top" cheesercitano l'attività in una posizione pressoché monopolistica. Questi grandi,potenti soggetti, gestiscono un oceano di informazioni elle gli utenticonsegnano, spesso inconsapevolmente e felici di poter fruire gratis diservizi. Questi soggetti hanno il potere di profilare, di manipolare, dirielaborare quantità gigantesche di dati: Facebook nel mondo ha un miliardo diutenti. Profilare un miliardo di utenti significa costruire una banca dati checonfigura un potere straordinario non soltanto nell'ambito dell'economia, ma anche tendenzialmente e potenzialmente nell'ambito degli orientamenticulturali, dei comportamenti,  degli stessi orientamenti politici. D'altraparte quasi sempre questo avviene non solo in assenza di un esplicito e liberoconsenso degli interessati, ma il più delle volte nella totale inconsapevolezzadi quello che accade e di dove accada".

PerSoro, d'altra parte, vista la spropositata mole di dati che viene tracciata, inEuropa il problema sembrerebbe essere più tecnologico che giuridico:"La difficoltà è più di tipo tecnico che non della norma giuridica. La norma  giuridica  che richiama il consenso per queste procedure diacquisizione e tracciamento della navigazione degli utenti è abbastanzacondivisa e la difficoltà è più tecnica per mettere in piedi soluzioni chepermettano ad una determinata applicazione web la sospensione della raccoltadelle informazioni circa l'utente che sta visitando la pagina, lasciandogli lapossibilità di attivarla/disattivarla ...Esattamente come un interruttore. Perquesto procedimento noi stiamo lavorando sui "cookies" (porzionidi informazioni contenenti dati personali degli utenti create durante lanavigazione, ndr)  e negli Stati Uniti come in Europa stiamo discutendodelle formule tecniche. Perché appunto il problema dal punto di vista dellafattispecie giuridica ii abbastanza semplice; tradurlo in meccanismiinformatici che consentano davvero e facilmente agli utenti di esporsi o disottrarsi a processi di tracciamento è un obiettivo complesso".

C'è poi l'importante questione del diritto all'oblio, ovvero lapossibilità che alcune informazioni, ormai obsolete, relative alla vita di unapersona possano essere rimosse automaticamente o su richiesta. Cancellazioneche comunque non deve interferire con il diritto all'informazione."Problematica tutta "digitale", come afferma il PresidenteSoro: "Anche questo tema segna il passaggio dalla società organizzatasulla comunicazione tradizionale alla società digitale perché il temadell'oblio, in qualche modo, coincide con l'istituto già presente nel nostroordinamento del diritto alla cancellazione/rettifica dei dati personali.Naturalmente nella società digitale, nel mondo della comunicazione in internet,questo diviene una cosa complessa. Il regolamento europeo in via diapprovazione prevede tra l'altro anche delle limitazioni alla possibilità dicancellare i dati. quando la richiesta dell'interessato confligga conl'esigenza di conservazione per ragioni di particolare interesse di naturastorica, scientifica, statistica. Quindi c'è un'attività di bilanciamento chesi opera da parte dei "terminali" di questa richiesta. Il dirittoall'oblio acquisisce una particolare importanza in relazione alla rete per ildiffondersi dei motori di ricerca che prelevano da un qualunque sito notizie ele decontestualizzano, nel senso che chiunque digitando un nome può trovare unastoria e non riesce a cogliere che quella storia poi ha avuto un seguito".